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23 aprile 2012

Da Khadija a Lorella (Cuccarini...)

Lettera inviata da una sorella italiana alla nota showgirl Lorella Cuccarini in seguito alla trasmissione andata in onda ieri, Domenica 22 Aprile 2012, che trattava il tema dei matrimoni misti. Lettera che, ovviamente, condivido appieno.

"Buonasera Sig.ra Cuccarini, le scrivo dopo aver visto la puntata odierna sui matrimoni misti. L'ho sempre stimata e apprezzata per il suo lavoro, per la sua genuinità, per il suo amore per la famiglia che ha sempre trasmesso attraverso le schermo e soprattutto per la sua eleganza sempre pacata mai eccessiva e volgare.

L'ho sempre ritenuta una donna molto intelligente, schietta e forte caratterialmente tanto da non farsi mai mettere i piedi in testa in qualsiasi contesto l'abbia vista partecipare, lei dirà, "vabene arriva al punto"...il punto è quello che ho visto oggi in tv. Io sono italiana nata da genitori italiani e ritornata all'islam da circa 3 anni, sposata con un uomo marocchino da 6 anni ma stiamo insieme da circa 13 anni, ho 2 splendide bambine Sofia e Maryam e per questo mi sono sentita molto offesa da quello che ho visto oggi nella sua trasmissione, in cui fra l'altro noi musulmani non abbiamo avuto la minima possibilità di replica, tranne quel pover fratello "l'imam" che doveva lottare contro tutto e tutti per far capire a chi in realtà non ha nessuna voglia di capire, quali e quante sono le nostre ragioni.

Una piccola minoranza rispetto al resto del pubblico, autori, ospiti e lei stessa che ahimè erana palesemente schierata contro questi musulmani cattivi, arroganti, prevaricatori, violenti e chi più ne ha più ne metta. Ma insomma quando la smetterete di accanirvi contro di noi? Quando? Non voglio sminuire le storie di quelle povere donne a cui è stato tolto un figlio o quelle povere donne che quotidianamente subiscono violenze dai loro mariti ma questo cosa c'entra con l'islam? Cosa? Solo perchè chi compie questi atti disumani è musulmano allora tutti i musulmani sono dei b..., quante sono le donne dell'est Europa che rapiscono i loro figli e li portano nei loro paesi? Quante? E perchè non avete parlato di loro? Perchè sempre ad accanirvi contro una religione in cui la moglie e la donna sono considerate il perno su cui ruota la famiglia e quindi tutto il resto? Perchè?

Sa Sig.ra Cuccarini c'è un detto del nostro amato profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui) che dice: "Il paradiso è sotto i piedi delle madri" pensi quanto possa essere importante nelle famiglia musulmana la mamma o la nonna o la bisnonna o comunque la donna in generale. Gli atti di questi signori che portano via i figli alle loro mamme non hanno niente a che vedere con la nostra religione anche se il messaggio che avete voluto far passare è stato proprio il contrario. Perchè quando a compiere atti vandalici in generale si dice il nome e poi musulmano e invece quando a compierlo è un italiano, un inglese, un australiano, un cinese non si usa lo stesso "aggettivo religioso"? Perchè? Sono certa che tutte queste mie domande non troveranno una risposta ma questa lettera era solo per farla riflettere su quanto oggi accaduto in una trasmissione televisiva pubblica che dovrebbe fare servizio pubblico in un paese di cui anche io ne faccio parte ma dal quale non mi sento per niente rappresentata perchè se è vero che siamo una piccola minoranza è anche vero che l'accanimento e il razzismo dei tempi di Auschwitz è ora additato e tacciato da voi "italiani" facciamo che non accada di nuovo con noi musulmani. Mi scuso per essermi dilungata ma mi sono sentita in dovere di difendere, anche se con un piccolo gesto, la minoranza che rappresento e di cui ne faccio parte orgogliosamente per io sono FIERA DI ESSERE MUSULMANA. Khadija."

10 marzo 2012

Cosa ti manca, sorella?

Cosa ti manca sorella? Di cosa hai paura?

Ti chiamo sorella anche se non hai ancora dato shahada perchè ti sento già, mia sorella.

Perchè vedo il tuo cuore in fiducioso ascolto della parola di Dio, lo vedo trepidante e timoroso in attesa di assorbire ogni regola, ogni Legge, ogni Parola misericodiosa che Egli ha voluto donare a tutta la Sua creazione.

Ti vedo mentre ti commuovi davanti ad un hadith, percepisco che ti spaventi davanti al versetto che parla dell'Inferno, che il tuo cuore esprime profondo biasimo nei confronti di coloro che denigrano il Suo Altissimo Volere.

Ti sento gioire quando un musulmano si tira fuori da una situazione difficile, e star male se soffre. Vedo i tuoi occhi accarezzare i lunghi abiti e i soffici veli che desideri ardentemente possano scendere senza più remore sul tuo capo e mettere nel cassetto smalti e rossetti che ormai ti senti in colpa ad usare.

Ti vedo leggere con partecipazione delle sofferenze dei fratelli e sorelle che vivono nelle zone di guerra, e attivarti per loro in ogni situazione possibile. Così come ti vedo star male perchè ancora dentro di te qualcosa ti frena.

Lo so come ti senti, io ti capisco, io sono stata come te, uguale a te.

Temevo a mia volta gli sguardi delle persone, i loro giudizi, il fatto che pensassero che mi era dato di volta il cervello ad abbracciare una religione che loro pensano sia maschilista e retrograda (FALSO!).

Mi dicevo "Quando metterò il velo mi guarderanno tutti, con che coraggio andrò dai miei familiari per dir loro -No, grazie, non mangio maiale perchè sono musulmana"... Come farò a spiegare alle mie amiche il mio nuovo modo di essere, di vestire, di pensare?"

Ma alla fine mi sono accorta che lo scoglio più grande lo avevo messo io stessa, non gli altri. Ero IO ad essere insicura, ero IO ad aver paura, ero IO ad aver messo i paletti.

E quando ho capito che l'Amore di Dio è più grande ed infinitamente più prezioso di ogni piccolo imbarazzo che avrebbe potuto causarmi il mio nuovo status di musulmana sono andata da Lui...

E nulla è stato più facile...

Tutte le paure pian piano sono svanite, tutti i blocchi mentali abbattuti, tutte le barriere scomparse...

E' diventato naturale spiegare il perchè del velo nell'ormai secondo millennio, il fatto che il maiale no, non si mangia perchè lo ha detto Allah nel Sacro Corano, scegliere un bel cappotto lungo per sentirsi a proprio agio con la propria coscienza perchè ben coperte...

Per quello ti dico, cara sorella, sei tu quella che può, alla velocità di un battito di ciglia, con l'aiuto di Dio far svanire tutto ciò che ti tiene lontana da Lui.

Lui ti ha dato la Luce, afferrala, ora, prima che sia troppo tardi, prima che tu debba pentirtene, prima che l'Angelo della morte colga la tua anima.

Non sappiamo fino a quando resteremo su questo mondo, qualcuno fra i lettori addirittura questa sera stessa potrebbe non esistere più. E a quel punto nulla potrà salvargli l'anima dalla dannazione perenne.

Vai da Lui sorella, subito. Vai da Lui, e sarai serena, felice, forte, appagata come mai sei stata in tutta la tua vita.

Entra nell'Islam, entra nella Luce, raggiungi le tue sorelle che ti amano, e che altro non desiderano che vedere la tua anima accanto alle loro.

Ti aspettiamo a braccia aperte, e Lui è lì, per te, raggiungiLo. Ora.

17 febbraio 2012

Storie d'Italia, Amina Milena.

La splendida, esilarante, tenera testimonianza di vita e di fede di una donna musulmana. E italiana. E napoletana! 


STORIE D'ITALIA - Amina - Argenta (FE) from Laboratorio Genova on Vimeo.

14 gennaio 2012

La vera gioia della vita.

Mi capita di leggere talvolta su blog o social network frasi o pensieri di persone che conosco dal vivo, che stimo per la loro intelligenza, per la loro capacità di vivere in mezzo agli altri, per le loro doti lavorative e umane. Parlo di non musulmani in questo caso.

Persone che però hanno una grande sofferenza di fondo, lo si percepisce da ciò che scrivono, talvolta in maniera chiara, talvolta meno.

Scrivono che non hanno idea di quale sia il motivo per il quale vivono, dove devono andare, chi sono, perchè esistono le sofferenze di questo mondo.

Nonostante le loro indubbie, importanti qualità non sono nemmeno in grado di comprendere a fondo sè stessi.

Ciò che di bello hanno li fa comunque soffrire, lasciandoli disperati alla ricerca di qualcosa che non sanno di che si tratti.

Ma vedo anche persone molto più semplici nel loro modo di agire e vivere, magari non particolarmente abbienti, che conducono scarsa vita sociale per loro scelta o per carenza di possibilità, che hanno gravi problemi di salute e di lavoro che però hanno una forza, una sicurezza, una flemma invidiata da tutti coloro che, come il primo esempio, invece hanno materialmente tutto ma in fondo sono privi di quell'Energia, di quella Forza che solo la vera Fede può donare.

Nella difficoltà i primi si disperano, piangono, si isolano da tutto e da tutti, spesso e volentieri cadono in depressione perchè si sentono vittime inermi e indifese di un Disegno che non sono in grado di controllare.

I secondi invece magari sì, piangono a loro volta ma mai si disperano, perchè si rifugiano nella Volontà di Dio, consci del fatto che tutto ciò che avviene è Suo Decreto, immutabile se non attraverso la pura sottomissione e la pazienza. E da lì traggono quella immensa, inimmaginabile, insostituibile Forza che solo il credente può avere.

Una Forza talmente grande da risultate evidente e quasi palpabile per tutti coloro che non la hanno.

Un'esistenza materialmente ricca e sicura infatti è comunque insoddisfacente ed insipida se dentro di sè non si ha il vero impulso vitale senza quale l'essere umano perirebbe tra sofferenze atroci in questa vita e nell'Altra.

Ovvero l'Amore per Dio.

L'Amore vero però, quello che ti spinge a ringraziarLo quando soffri, a lodarLo quando rimani senza lavoro, a glorificarLo quando ti succede una disgrazia visto che sai che tutto ciò altro non è che una Prova per te che, se superata, ti permetterà di essere davvero più forte e migliore.

Migliore nei confronti di te stesso, migliore agli occhi degli altri, migliore davanti a Dio, se Lui vuole.

Tutto di guadagnato se si segue il Suo percorso e la Sua Volontà. La nostra anima e il nostro cuore lo sanno, perchè la pace che provano non potrebbe mai essere sostituita da null'altro. La calda, sicura, amorevole Luce della Fede è quanto di più gelosamente prezioso l'uomo possa sperare di arrivare ad ottenere.

Grazie a Dio per tutto ciò che ci permette di avere.

Grazie a Dio per averci creato al solo scopo di lodarLo.

Grazie a Dio perchè ha creato la sofferenza, senza la quale la gioia non avrebbe alcun sapore.

Che l'Altissimo permetta di godere di tutto questo a tutti coloro che sono dotati di vero e candido intelletto, amin.

01 gennaio 2012

Vota Vik Arrigoni come personaggio dell'anno.

Fratelli, sorelle, amici/e, lo so che magari conta poco e serve a poco agli occhi della gente, ma ridiamo dignità a quel grande uomo che è stato Vik (Vittorio Arrigoni, morto martire per la Palestina), dato che nè i mass media nè lo stato lo hanno fatto. Votatelo come personaggio dell'anno... Basta un click. E fate girare.

http://blog.panorama.it/italia/2011/12/23/italia-2011-vota-il-personaggio-dellanno-il-sondaggio/

Chi è onesto sa che questo è il minimo fra gli onori che avrebbe meritato e che nessuno ha avuto il coraggio di conferirgli.

Almeno noi, Restiamo Umani.

27 dicembre 2011

Shhhttt...

Zitto mondo, zitto...

Tanto che ti frega se in Siria vengono uccisi, torturati, smembrati e violentati donne e bambini?

Che ti frega se in Egitto vengono picchiate selvaggiamente e denudate donne in mezzo ad una folla di increduli manifestanti?

Che ti frega se la Palestina piange DAVVERO lacrime e sangue ma per la fame e la crudeltà quotidianamente inflitta da chi vuol cacciare la gente da casa loro, non per una manovra salva-qualchecosa.

Hai il tuo panettone, hai il tuo spumantino, i tuoi botti di capodanno... Girati pure dall'altra parte. Prima o poi però sappilo, ci sarà qualcun'Altro che si girerà, quando sarai TU ad avere bisogno di aiuto.

Siria, in migliaia in manifestazione ad Homs

Le violenze al Cairo: donna spogliata, picchiata, presa a calci e forse violentata in piazza Tahrir da soldati dell'esercito. Le foto-denuncia su Twitter

Nel 3° anniversario della guerra israeliana su Gaza: si riaprono le ferite dei palestinesi

29 novembre 2011

I cani, i gatti... Ma gli esseri umani?

Ha fatto piuttosto scalpore la trasmissione di Rai 1, “Uno mattina”, andata in onda il 12 Novembre intorno alle ore 9 durante la quale in cui una suora missionaria, Laura Girotto, ha espressamente detto che con una scatoletta di cibo per cani si sarebbe potuto sfamare un bambino del terzo mondo.

Sono nati gruppi di protesta su Facebook, innumerevoli discussioni su chat, forum, social network.

Se ne è parlato al bar, davanti a brioche e cappuccino, forse anche a scuola durante l’intervallo.

Il punto è: la suora ha ragione? Può essere vero il fatto che ci si occupa più degli animali che degli esseri umani?

Con questo non si intende dire che gli animali debbano essere maltrattati, anzi. Sono creature adorabili. Cani, gatti, canarini, conigli… Ma non debbono avere maggior attenzione di un bambino che non ha nemmeno l’acqua da bere a causa della siccità.

In televisione e sui media però purtroppo pare sia così. Programmi che parlano dell’amico dell’uomo, dello psicologo (!) che aiuta a comprendere e a gestire i disturbi comportamentali dei nostri compagni di vita, che raccontano di “case di moda” e negozi specializzati per animali “chic” ove poter acquistare cappottini, collarini con strass, cucce di lusso, etc.

Ma gli animali hanno davvero bisogno di tutto ciò? Anzi, per meglio dire: a loro interessa tutto ciò?

Bisogna essere onesti. Ad un cane è sufficiente una cuccia semplice, calda e sufficientemente larga. Qualche passeggiata per la città, da bere, qualche croccantino, un po’ di riso e carne da mangiare e basta. Lui è contento, e ci fa le feste quando ci vede. Perché le sue necessità sono semplici, minime. E’ felice con poco.

Per il gatto è ancor più semplice: mangia meno del cane, non ha bisogno di essere portato a passeggio, probabilmente non gli necessita nemmeno la cuccia dato che adora dormire sui caloriferi, ai piedi del letto dei padroni o sulla televisione. Un po’ di pappa, una cassettina con la sabbia per i bisogni, un ceppo tiragraffi e a sua volta è soddisfatto come il suo amico cane. Certo, ci fa le fusa se ne ha voglia, non sempre, dato che è molto indipendente. Ma per lui va bene così. E’ la sua natura. Anche lui è felice con poco.

Ma un bambino, un bambino… Di tanto, ha bisogno. Come ne abbiamo avuto noi quando eravamo a nostra volta piccoli. Ricordate?

Cibo, cure, attenzioni, affetto, un sorriso. Ma soprattutto ha molto più bisogno, un bisogno vitale, di aver persone attorno a lui che se ne occupino, che parlino di lui, con lui, che gli domandino se sta bene, se ha fame, se è triste, se ha bisogno dell’abbraccio di un adulto che lo ama.

Si vedono immagini sul web a dir poco strazianti. Bambini che hanno gli occhi fuori dalle orbite dalla magrezza, disidratati per una semplice dissenteria che qui in occidente si cura con qualche fermento lattico ma che è tutt’ora mortale per migliaia di bimbi del terzo mondo; bambini costretti a rinfrescarsi con l’urina degli animali perché, povere, piccole creature, non hanno nemmeno l’acqua da bere, figuriamoci per lavarsi il viso.

Perché, quindi, viene spontaneo domandarsi, non ci sono programmi televisivi che parlano di loro? Perché il tg anziché parlare di come far felice il proprio cane (cosa che, come è stata esplicata sopra, è talmente semplice da risultare sciocco parlarne) non apre una rubrica che tratta le emergenze del mondo cercando di risolverle con l’aiuto degli spettatori?

Quanti soldi spendiamo, ha ragione la suora della Rai, in scatolette per cani che tra l’altro dopo qualche anno a causa del troppo cibo devono andare dal dietologo a causa dell’obesità, e quanti pochi soldi invece mandiamo in Somalia, in Ghana, in Etiopia, in Eritrea.

Non è forse ora di cominciare a dare il giusto peso alle cose, di aprire gli occhi, e di aiutare una parte di umanità che sta letteralmente morendo sotto gli occhi di una parte di mondo superficiale ed indifferente?

Meditate gente, meditate.

E soprattutto pensate: fossero i vostri i figli che stanno morendo?

Diamo una carezza al nostro cane, ma facciamo di tutto per salvare la vita ai figli del mondo.

Fonte

25 novembre 2011

25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Comunicato Ucoii.

Contro la violenza sulle donne, seguendo gli insegnamenti del Sacro Corano e l’esempio del Profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui).

Da 1432 anni l’uomo musulmano, nell’obbedienza a Dio e leggendo le parole del migliore fra gli uomini, il Profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui), è conscio del fatto che l’essere umano ha grande valore. Che la vita, l’onore e il rispetto per gli altri sono fondamentali per colui che si ritiene essere un vero

Così come sa che la violenza gratuita, in qualsiasi forma essa venga messa in atto, è SEMPRE sbagliata. Anzi, condannata, perché considerata un grave peccato agli occhi del Creatore.

Ancor di più se chi rischia di esserne vittima è la donna, in quanto il Profeta Muhammed (pbsl) ha insegnato:

“Nessuno, tranne il gentiluomo, tratta le donne in modo onorevole e nessuno, tranne l’ignobile, tratta le donne vergognosamente” (At-Tirmidhi)

In occasione di questa giornata durante la quale tutto il mondo si mobilita affinché venga data voce a chi spesso non la ha, l’UCOII e tutti coloro che seguono la Via di Dio si schierano dalla parte della metà del cielo che l’Altissimo ha scelto per avere il nobile ruolo di sicuro ricettacolo per l’umanità intera.

La donna nell’Islam oltre che credente e madre è anche insegnante, consigliera, portatrice di tenerezza e di amore per i suoi figli e per la famiglia intera. Senza di lei l’uomo stesso non potrebbe considerarsi un essere umano completo.

Come il Sacro Corano ha insegnato è fondamentale avere riguardo per la sua persona, per il suo essere moglie e madre, così come lo è amarla e trattarla nella maniera migliore:

“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito fra voi amore e tenerezza.” (Al Baqara 187)

La donna non è inferiore all’uomo, e non ha colpe ancestrali che deve scontare per il resto della sua vita, in quanto l’Altissimo ha chiaramente detto, riguardo alla vicenda di Adamo ed Eva e del serpente che li traviò, che entrambi ebbero colpa, anzi: addirittura sottolinea nel Libro che fu proprio Adamo a peccare:

“Ne mangiarono entrambi e presero coscienza della loro nudità. Iniziarono a coprirsi intrecciando foglie del giardino. Adamo disobbedì al suo Signore e si traviò.” (Ta-Ha 121)

Inoltre il Nobile Profeta Muhammed ci ha ricordato che proprio la metà femminile del mondo è il bene più prezioso che possa esistere in assoluto:

“Il mondo intero è una provvigione, e il maggior beneficio di questo mondo è una donna devota.” (Trasmesso da Muslim)

Può quindi il musulmano o l’uomo in genere avere il diritto di maltrattare un essere così onorato e rispettato?

Può quindi rimanere indifferente di fronte alla sofferenza di centinaia, migliaia, milioni di donne, che sono loro sorelle, madri, figlie che quotidianamente vengono picchiate, abusate, torturate e mercificate per scopi ignominiosi e assolutamente ingiusti?

La risposta è no, nel modo più assoluto. Per questo altro non possiamo dire, da credenti e da esseri umani, che dobbiamo ricordarci di lei, ed aiutarla, confortarla, sostenerla in tutti i modi per poter far cessare l’ondata di violenza che è costretta a subire che purtroppo non si ferma. Ricordando inoltre che chi fa soffrire una donna fa soffrire una generazione intera. E di conseguenza tutti coloro che avranno a che fare con essa.

Il miglior modo per iniziare a farlo forse è usando compassione e misericordia verso chi ci chiede aiuto, così come verso chi non ne ha il coraggio, aprendo le porte del nostro cuore per poi aiutare concretamente in tutte le maniere possibili chi fra di loro viene fisicamente o psicologicamente maltrattata.

Dobbiamo sempre tenere a mente le meravigliose e sublimi qualità dell’Altissimo Creatore, che è Ar-Rahman, Ar-Rahiim1, e attingere da esse. Solo in questa maniera potremmo finalmente riuscire a far qualcosa per far cessare le urla di dolore e di disperazione di questa fondamentale parte dell’umanità, ma non solo per una giornata all’anno, ma per una vita intera.

———

1Il Compassionevole, il Misericordioso.

18 novembre 2011

Scombinata poesia...

Certe volte penso che...
Non so cosa pensare.
Ho una grande confusione
che impedisce, e assai, l'azione.
Faccio questo?
No!
Quell'altro.
E alla fine sempre lì resto.
Ma codesta situazione
deve pure terminare.
Tutta questa confusione
prima o poi deve scemare.
Sì, la gente non mi piace
fa soffrire, lamentare
e la voglia di far giace.
Però poi quando ci penso,
che la vita in fondo ha un senso,
di adorare il mio Signore
con il massimo dell'ardore
dell'amore,
del dolore...
Mi vien fuori la pazienza
mi ribolle la coscienza...
Sì, dall'Uomo mi allontano
ma mi avvicino, anche se più sola, al mio Sovrano.
Grazie a Lui che ci ha creato.
Grazie a Lui che ci ha provato.
Grazie a Lui che fa del male
per poterci poi elevare.
Il dolore è un grande aiuto
per capire dove andare
per scremare ciò che è vuoto
da ciò che invece ci permette di volare.

24 ottobre 2011

Dialogo? Sì, però...

E' che comincio a pensare che il cosiddetto "dialogo" fine a sé stesso non serva a niente. Perché vedo che alcune persone, nonostante gli si spieghi tutto il possibile e immaginabile portando prove, testimonianze, palesi evidenze e quant'altro la loro idea, per pregiudizio e testardaggine, non la vogliono cambiare.

Talvolta non lo ammettono chiaramente, ma lo puoi leggere sui loro volti, il loro finto assenso. Il loro dire "Sì. ok, hai ragione, basta che la pianti".

Legittimo anche questo, però talvolta, sinceramente, inizia a passarti la voglia di comunicare, di andare a cercare occasioni di dialogo o di organizzarne tu stessa.

Perchè ti ritrovi a perdere un sacco di tempo senza aver ottenuto nulla. La celebre frase di Cervantez "Combattere contro i mulini a vento" direi che calza a pennello, in questi frangenti.

Islamicamente, grazie a Dio, conta sempre la buona intenzione, su questo non ci piove. La nostra scorta di "hasanat", di "ricompense", se Dio vuole la avremo comunque per ogni minuto impiegato sulla Sua Via.

Però non so, preferisco al momento dirigere i miei sforzi e le mie attenzioni altrove. Dove so che possono essere maggiormente utili e meno dispersivi, e che magari, seppur in piccolo, riescono a cambiare in meglio le cose.

Perchè il tempo in questa vita tutto sommato, davvero, è poco, e bisogna imparare a scegliere come impiegarlo al meglio, ottenendo i maggiori risultati con il minor spreco di tempo e di energie.

Ogni minuto che passa è prezioso, ed è meglio dedicarlo a chi ha realmente bisogno di te anziché sprecarlo per tentare di cavare il sangue dalle rape.

Sì, io in questo momento della mia vita la penso esattamente così.

Fermo restando che per chi invece ha realmente voglia di parlare con me, con noi, di ascoltarci, di provare a conoscerci la porta è sempre, perennemente, aperta inshaLlah.

Mai negarsi quando c'è qualcuno che ci cerca, su questo non ci piove. Ma nemmeno cercare chi ci nega, non so se mi spiego...

Buon tempo proficuo a tutti... Buona vita, e buona pratica della religione.

15 settembre 2011

P m metter l'hijab...

Una bellissima poesia in dialetto napoletano... Grazie, sorella Amal, di averla composta con un vero sentimento di fede che traspare in ogni parola...

P m metter l'hijab agg fatt a uerr cu mammà,
essa sta cosa nun a puteva accettà...
ricett essa a me a gopp a man:
"Ma cher'è sta frenesia e Allah?"
"Ohi ma' che t'aggia ricere, m fa sentr 'mportant" ;
rispunnett mamm'm: "Ma si a gent t uarda male?!"
che l'era ricere, era o ver:
"Ma' ma ij m'accummoj p Dij no pa gent"


(Per mettermi il hijab ho fatto la guerra con mamma,
lei questo non lo poteva proprio accettare,
mi disse pronta e indispettita:
"Ma da dove ti esce questa frenesia per Allah?"
"Oh mamma, che devo dirti, mi fa sentire importante" ;
e mia madre rispose: "Ma se la gente ti guarda male?!"
che risponderle se in effetti aveva ragione:
"Mamma, ma io mi copro per Dio non per la gente")

10 settembre 2011

Fatwa sulle aste.

L'Islam permette l'asta e non la vieta, secondo l'opinione più corretta degli studiosi più noti. Questo si basa sui seguenti punti:

I:

Jaabir ha detto: Un uomo decise che il suo schiavo sarebbe stato liberato dopo la sua morte, ma poi aveva bisogno di soldi, per cui
il Profeta (pace e benedizione su di lui) prese lo schiavo e gli disse: "Chi comprerà questo schiavo da me? Nu'aym ibn Abd Allah lo comprò, e il Profeta (pace su di lui) gli rese lo schiavo.

(riportato da al-Bukhari, Muslim e 2034, 997).

Al-Bukhari ha incluso questo hadith in un capitolo intitolato l'asta.

Ibn Hajar ha detto: Ibn Battal ha dichiarato che la domanda del Profeta (pace su di lui) in questo hadith: "Chi comprerà questo schiavo da me? indica che l'intento era quello di offrire al miglior offerente in modo che i bisogni dell'uomo in bancarotta (per il quale stava cercando di vendere) poteva essere raggiunto.

(Fath al-Bari, 4 / 354).

2. Ataa, dichiarò: "Ho incontrato gente che non vedeva nulla di male nel vendere un bottino al miglior offerente. (Riportato da al-Bukhari nel Kitab al-Buyoo (vendite di libri), Bay 'alMuzaayadah (capitolo: l'asta).

II:

Evidenza razionale: in un'asta, il venditore offre la sua merce in vendita e l'acquirente si offre di comprarle ad un prezzo. Se il venditore non accetta questo prezzo, è la fine della questione e non vi è alcuna transazione.

Il venditore a questo punto dirà: "Chi offre di più?" Un secondo acquirente in grado di offrire un prezzo più alto, farà la sua offerta e così via. In questo caso, ogni offerta è un contratto separato e indipendente, e non c'è niente di sbagliato in questo.

III:

Alcuni ricercatori, come al-Oozaa'i e Raahawayh ibn Ishaq hanno detto che le aste possono essere utilizzate solo per la vendita di bottini e di proprietà ereditate. La loro testimonianza è stata la seguente hadith:

"Il Messaggero di Allah (benedizione e pace su di lui) ha proibito qualcuno di voi di cercare di spodestare l'altro, ad eccezione dei casi
di bottino e di proprietà ereditata.

(Riportato da Ahmad, 5398; al-Daraqutni, 3 / 11, al-Bayhaqi, 5 / 344; al-Tabarani ad al-Awsat, 8 / 198).

IV:

La risposta a questa visione è la seguente: L' hadith è debole, in quanto include ibn Abd Allah Lahee'ah. L' hadith di Jaabir è generale, e la decisione è di applicazione generale.
Questo è il motivo per cui Imam al-Tirmidhi ha detto:

Sulla base degli ahadith di Jaabir, alcuni ricercatori non vedo niente di male nel vendere bottini o proprietà ereditate al miglior offerente.
Ibn al-'Arabi (che Allah abbia misericordia di lui) ha detto:
Non ci sono restrizioni sulle aste solo per questi due tipi di proprietà ereditate. Non c'è differenza tra questi prodotti e gli altri, sono tutti uguali. (Vedi Fath al-Bari, 4 / 354).

V:

Non c'è contraddizione tra le aste e un uomo che cerca di spodestare suo fratello, che è vietato secondo l'hadith di Abu Hurayrah: "Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di Lui) vietò un cittadino di vendere a un beduino, ed Egli ci proibì di gonfiare artificialmente i prezzi e di fare un'offerta più alta altri" (Narrato da al-Bukhari, 2033 e da Muslim, 1413) ..

Che cosa si intende in questo hadith è quando il compratore e venditore hanno raggiunto un accordo e negoziano il prezzo, e il terzo arriva e cerca di annullare la transazione. Ma questo non vale per le aste, perché in un'asta è il venditore che annulla l'operazione
richiedendo chi è in grado di offrire di più, le persone che sono presenti in un'asta sono già coinvolti, e tutti è consapevoli che chiunque può aumentare il prezzo.

VI:

L'avvertimento a non impegnarsi in prezzi artificialmente gonfiati con intento fraudolento. In arabo la parola "nasjh" significa causa , è anche usato per descrivere l'azione del insistenza di un uccello ad
entrare in una trappola. Si riferisce a spingere a cadere nella trappola in modo che il venditore acquista ad un prezzo gonfiato.

Questo viene fatto da un altro uomo che ha partecipato alla vendita che fa grandi offerte anche senza volerlo acquistare, per aumentare il prezzo. Se questo viene fatto in accordo con il venditore o non, è vietato dalla Hadith:

"Il Messaggero di Allah ( Pace e benedizioni su di lui la salvezza) ha proibito l'inflazione artificiale dei prezzi."
(Riportato da al-Bukhari, 2035 e Muslim 1516).

Conclusione: L'asta è uno dei tipi di vendite che siano previste dalla legge islamica (Sharia). E lo è anche il consenso dei musulmani nei loro mercati.

Islam Q & A
Sheikh Muhammed Salih Al-'Uthaymeen
Fatwa n °. - 7294

Jazak Allahu khairan alla sorella Lamia per la segnalazione della fatwa e per la sua traduzione.

03 maggio 2011

Non "solo" sunna...

C'è chi dice che la sunna non ha lo stesso valore del Corano. Però sul Corano stesso c'è scritto a chiare lettere che, soprattutto nei divieti, è obbligatorio ascoltare ciò che dice il Rasul ss. Quindi niente scuse, fratelli e sorelle. Il Profeta ss era un Inviato di Dio, e come tale non diceva nè faceva nulla che avesse a che fare con la religione di sua spontanea volontà. Ho voluto ricordare questo principio generale che vale per qualunque imposizione fatta dal Rasul ss perchè c'è chi, ancor oggi, negando la Volontà di Allah ta'Ala si ostina a dire che il vino e gli alcoolici, non essendoci scritto sul Qu'ran ma "solo" nella sunna che colui che li compra, li vende, li trasporta, etc. è maledetto, possono essere maneggiati. Invece no, mi spiace. Anche ciò che ha ordinato il Rasul ss è Legge, perchè proviene da ispirazione di Dio. Non sottovalutiamo la sunna, che ci aiuta a comprendere e ad applicare per bene il Corano. Non diamo invece adito alle nostre elucubrazioni mentali che talvolta ci conducono a pensare che ciò che è illecito può invece diventare fattibile perchè ci fa comodo. Occhio, il sussurro di Shaithan è sempre in agguato. Respingiamolo obbedendo ad Allah e al Suo Messaggero. Pace e benedizioni su di lui. Solo così riusciremo a rimanere sulla Retta Via.

“Di': "Obbedite ad Allah e al Messaggero. Ma se volgerete le spalle, ecco, Allah non ama i miscredenti". (3:32)

“Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non è bene che il credente o la credente scelgano a modo loro. Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Inviato palesemente si travia.” (33:36)

“Chi obbedisce al Messaggero obbedisce ad Allah.” (4:80)

"In verità Allah ha maledetto il vino (e gli alcolici in generale, ndt) e ha maledetto chi lo produce, colui per il quale viene prodotto, chi lo beve, chi lo serve, chi lo trasporta, colui per il quale viene trasportato, chi lo vende, chi ci guadagna dalla vendita, chi lo compra e colui per il quale viene acquistato." (al-Tirmidhi e Ibn Majah)

10 marzo 2011

Il corpo delle donne. Musulmane.

Io non posso lavorare.

Non è che non voglio, proprio non posso. Non posso perchè non c’è lavoro, c’è crisi, perchè i lavori che vengono proposti in giro o sono a provvigione quindi non garantiscono la certezza di nemmeno un minimo stipendio o sono talmente sottopagati che si rischia, tra guadagno e spese di trasporto, di avere un bilancio alla pari. Di conseguenza il gioco non vale la candela.

E questo potrebbe essere un discorso che vale per migliaia di donne.

Per me però, per noi, c’è un “handicap” in più.

Mi è capitato più volte di andare a colloqui di lavoro con un curriculum di tutto rispetto (parlo di lavori diciamo non d’èlite ma comunque dignitosi), attestante anni di esperienza e con un bagaglio di referenze positive che sarebbero state fornite dai precedenti datori di lavoro, ma del quale non è stato tenuto conto.

Ho anche parecchie capacità, ho un’ottima padronanza del pc, volendo sono in grado di costruire piccoli siti internet e di gestirli, so (credo) scribacchiare, ma non provo nemmeno ad osare di presentarmi in un qualsivoglia ufficio per eventuali candidature.

Perchè?

Perchè sono italiana ma musulmana, e, peggio, velata.

Io non posso togliere il velo, non perchè mi venga impedito da chissà chi, ma semplicemente perchè se lo facessi mi sentirei fortemente in colpa verso Dio, andando contro tutti i miei principi e ciò in cui credo, gettando alle ortiche quanto di più grande per me esiste.

Non è testardaggine, la mia, semplice fede.

In parole povere, non posso lavorare perchè vengo discriminata a causa della mia fede religiosa. In questi ultimi anni, ho tenuto vari colloqui, e la domanda principale che mi è stata fatta, ripeto, per semplici lavori come operaia è stata: “Ma toglierebbe il velo sul lavoro?” Alla mia risposta negativa con relative spiegazioni del caso (ho già lavorato in passato con il velo, non mi crea nessun fastidio, non inficia le mie capacità, etc.), i volti dei possibili datori di lavoro cambiavano espressione, addirittura una titolare di un’impresa di pulizie una volta mi ha detto: “Ma magari i vecchietti vedendola si potrebbero spaventare!”… Una addetta al personale di una grande catena di alberghi invece mi ha detto che sul lavoro per loro “è fondamentale” non avere il velo… Bah. Che dire? Meglio lasciare a voi che leggete, i commenti. I miei sarebbero scontati.

Ritengo poi sia ancora più ingiusto che questo avvenga qui, nell’Italia delle quote rosa, delle Pari Opportunità garantite, della grande Festa della Donna, dove ogni anno, puntualmente, intorno all’ 8 Marzo si possono leggere sui giornali e sentire alla tv frasi del tipo:

“un giorno di celebrazione per le conquiste sociali“

“8 marzo un giorno importante che vuole ricordare non solo le conquiste sociali e politiche ma anche le tante discriminazioni che purtroppo ancora oggi le donne subiscono in diverse parti del mondo“

“A maggior ragione questa data deve essere un modo per rivalutare la figura della donna“

Frasi quantomeno ipocrite, ai miei occhi.

Fa inoltre tanto parlare in questi giorni il documentario “Il corpo delle donne” che, a onor del vero, non ho ancora avuto occasione di visionare cosa che però mi riprometto di fare presto, il quale, leggendo articoli che ne parlano qui e là, mi pare di aver capito stigmatizzi lo scorretto uso che giornali e tv fanno della figura femminile, sfruttandone la sua esteriorità e la sua bellezza per vendere di più. Insomma, condanna una sorta di mercificazione della dignità femminile. Ok, ci sto, sono d’accordo, è ingiusto far ciò (è ingiusto però perfino che la donna in questione lo permetta, consentitemi la sottolineatura… Se ci sono foto osè utilizzate per vendere auto, di certo qualche fanciulla che si è fatta fotografare in tal modo per lo scopo c’è stata. Chi è causa del suo mal, etc. etc. …), ma non lo è altrettanto rifiutare un lavoro ad una persona titolata solamente perchè indossa un velo? Non è anche questo un modo di considerare la donna come un involucro senza contenuti? Che cosa toglie un semplice foulard ad un datore di lavoro? Forse la donna velata lavora meno bene? Diminuisce forse il prestigio di un determinato luogo un quadrato di stoffa sulla testa?

In un mondo dove le prostitute – perfino minorenni – vengono chiamate con il raffinato aggettivo “escort” e sdoganate come facce di una realtà oramai “normale” e accettabile mi chiedo: perchè questo invece con la donna musulmana coperta, pudica, devota ma comunque capace ed intelligente nonchè spesso titolata non avviene?

Forse perchè in fin dei conti in questa moderna Italia della dignità della donna in sè non frega un accidente di niente?

Non facciamoli, allora, stì documentari, sono mera ipocrisia.

E per gentilezza, quando si parla di pari opportunità, ci si ricordi anche di noi. Siamo musulmane, con “e” finale, donne, a nostra volta.

E Dio Solo sa quanto valiamo e quanto siamo dignitose.

Plauso infine a chi ha saputo andare davvero oltre l’apparenza. Ci sono, grazie a Dio, teste pensanti. Una grande catena di hotel, Mercure Artis, nel riminese ha assunto come stagista una giovane studentessa di un istituto alberghiero che può in questo modo completare il suo percorso scolastico, musulmana e velata, che era stata rifiutata da un altro grande albergo per i motivi di cui sopra, dichiarando: “Una ragazza con il velo non può assolutamente arrecare danno all’immagine. Anzi, rappresenta un valore aggiunto per la nostra catena. Anche perché all’estero è un fatto normalissimo. Come albergo noi previlegiamo la diversità“.



L’hijab facente parte della divisa ufficiale svedese per le dipendenti Ikea. Ah, bel paese…

  

10 gennaio 2011

(Sono razzista)

E' che quando ti invitano a parlare di Islam ci vai volentieri, soprattutto se si tratta di scuole,

(sono razzista)

anche se ti trovi davanti giovani un po' scalmanati ed irrequieti.

(Sono razzista)

L'importante è che comunque almeno qualcuna delle parole che utilizzi per parlar loro

(sono razzista)

gli rimanga in mente.

(Sono razzista)

I ragazzi hanno menti fresche, sono svegli,

(sono razzista)

ci vuol poco in fondo per creare un rapporto con loro

(sono razzista)

anche se, a dire il vero,

(sono razzista)

gli insegnanti talvolta non ti aiutano un gran chè.

(Sono razzista)

Perciò non sempre interagire con loro è semplice.

(sono razzista)

Comunque queste credo siano occasioni da non sprecare.

(sono razzista)

Parlare con i giovani dell'Islam e della nostra normalità identica alla loro, per certi versi,

(sono razzista)

credo sia fondamentale

(sono razzista)

perchè potrebbe essere un modo per aiutarli

(sono razzista)

dando loro uno strumento di conoscenza in più

(sono razzista)

che forse gli servirà quando saranno adulti per interagire con chi appartiene ad altre etnie ad altre religioni.

(Sono razzista)

Però nonostante tutti i buoni propositi

(sono razzista)

spesso e volentieri del lavoro di settimane

(sono razzista)

rimane ben poco

(sono razzista)

e quel rapporto che magari speravi di creare

(sono razzista)

in realtà non andrà mai ad esistere.

(Sono razzista)

Ti rimane un po' di amaro in bocca alla fine

(sono razzista)

non perchè ci si aspetti in fondo chissà cosa da ragazzi così giovani

(sono razzista)

ma perchè tutto ti puoi aspettare da un ragazzino di 12 anni

(sono razzista)

tranne che ti dica

"tanto io sono razzista verso i musulmani!"

Lo so, è un ragazzino, e probabilmente non è lui in sè il problema. Ragazzino che fra l'altro ha una situazione familiare non facile. Ma è il contorno che mi fa pensare, e che mi fa tornare in mente più e più volte quelle sue poche, chiare parole... "Sono razzista..." Sono quasi certa che non lo capisce ancora a fondo il significato di una frase del genere, ma evidentemente ha un ambiente attorno a  sè che invece vive radicato in questo genere di idee. E come lui chissà quanti altri crescono in famiglie simili... Ciò che aggrava il tutto, poi, è il fatto che l'insegnante non lo abbia redarguito, anzi, ha preso coscienza del fatto dicendo: "Eh, lui è così, è razzista..."... Sarà che io ho una concezione diversa di insegnamento però... Ma in fondo non me la prendo nemmeno con questa insegnante, povera donna, magari semplicemente non vuole aver problemi con i genitori... Però... Però... Lui magari ora non è "pienamente" razzista, ma se continua così lo sarà. E come lui chissà quanti altri...

Tanti, altri.

Proprio oggi leggevo commenti di cattolici che di solito fanno buon viso e moine varie a noi musulmani, che ci parlano con gentilezza, modi amichevoli e aperti che inneggiavano ad un articolo della fu Fallaci...

Ma che gente è questa, che modi di fare sono? Che falsità è insita nella loro mente? Come fai a fingere di essere chi non sei? Io sì, sono amichevole con tutti, però se te la devo dire te la dico. Mi ritengo una persona sincera, pure troppo talvolta, perchè mi si legge in faccia quando qualcosa mi infastidisce. E tu, amico, invece fingi di interloquire con interesse con me e poi lodi scritti del genere inneggiando al diritto al crocifisso nelle scuole (ribadisco, e chi lo tocca??)?

Tanti giri di parole e voli - com'è che si dice? - pindarici per poi arrivare a questa conclusione:

forse è meglio il dodicenne che in faccia ti dice, ferendoti non personalmente ma perchè sei parte di un'intera comunità nella quale è inserita anche la tua famiglia

"Sono razzista"...

Almeno lui non finge.

Se però gli si insegnasse a non esserlo, razzista, forse in futuro avremmo un ipocrita o un odiatore in meno, no?

29 dicembre 2010

“Che Allah sia soddisfatto di te, padre!”

Una breve storia non immaginaria, vera.

"La lode spetta ad Allah, e siano la pace e la benedizione sui servi che Lui sceglie.

Scrivo con le lacrime agli occhi; di tristezza o di gioia? Non lo so. Che Allah mi aiuti!
Ecco qui la breve storia della morte di mio padre.

Per molto tempo, mio padre ha sofferto di una malattia al cuore; la malattia man mano si fece più acuta. Cominciò poi a soffrire di un altro male che gli affliggeva la milza, poi ebbe un cancro al fegato. Uno shock!
Malgrado i medici gli impedissero di fare le preghiere in moschea, lui insisteva per andarci cinque volte al giorno, perfino per quella del fajr (l'alba).

Per sette mesi lo abbiamo ripetutamente accompagnato dall’ospedale a casa, tanto che chi lavorava all'ospedale si era ormai abituato a vederci andare e venire.
Durante quel periodo, mio padre era molto vicino ad Allah. Meraviglioso...
Il coma lo colpiva di tanto in tanto. E' stato uno dei periodi più difficili. O Allah...  Come eri paziente, ma soddisfatto, padre mio!
Per Allah, non ho mai visto un uomo simile.

E’ il momento di dire il motivo per cui sto scrivendo questa storia. E’ un messaggio che voglio indirizzare al mio cuore indurito e a coloro che amo in Allah; ad ogni fratello e ad ogni sorella.

Durante l’ultimo periodo, mio padre persisteva nel fare il dhikr (il ricordo di Allah, attraverso la lettura del Corano o la recitazione di formule specifiche insegnate dal Profeta Muhammed, pace e benedizioni su di lui), le cinque preghiere quotidiane e quella supererogatoria della notte. Poi, durante i suoi mancamenti, recitava versetti del Corano, oppure continuava a fare il dhikr.

Per Allah, mi dicevo che la perdita di coscienza colpiva me e non lui. Domandava sempre: ”Quale preghiera devo fare?”. Gloria ad Allah!
Il giorno 28 del mese islamico di Ramadan, circa un’ora prima di rompere il digiuno, insistette sul voler racimolare molti, molti soldi da distribuire ai poveri. Sebbene il momento non fosse adeguato, come gli avevo ricordato, fu facile distribuirli. Sia esaltato Allah.
Per sei mesi, gli ho rammentato che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “Allah protegge colui che muore di venerdì dalla tortura della tomba” (Sahih El Jamea; 5773)
Di conseguenza sperava che accadesse ciò e mi diceva: “Morirò di venerdì”.

Cominciava a raccomandarsi e ad insistere di preparare il sudario. Dopo averlo preparato, la sera di quel giorno, lo accompagnammo all’ospedale. Nella camera n.409, reparto medicina interna, Tanta (Egitto), il lieto fine cominciava ad apparire.
La malattia si fece sempre più acuta; mio padre non poteva girarsi né a destra né a sinistra. Non poteva più muoversi...
Giuro su Allah, sentivo il mio cuore spezzarsi. Ma niente cambiava.

Tempo addietro io e lui ascoltavamo assieme le parole di Sheikh Mohammad Hassan, soprattutto le lezioni che parlavano dell’afflizione. Amava molto questo Shaikh, che è come se mi avesse allevato ed insegnato a trattare bene mio padre.
Chiedeva sempre di ascoltare il Corano. Quando lo accompagnammo nella camera di terapia intensiva, era molto arrabbiato perchè gli mancava... Dopo aver chiesto il permesso ad un'infermiera, gli  portammo una piccola radio.
Gli facevo ripetere il dhikr, uno per uno. Poi, Allah mi fece ricordare di fare lo stesso usando delle lezioni preparate dal dott. Hazem Shoman che contenevano altre varietà di dhikr.
Un meraviglioso ricordo: una sera, gli feci ripetere “Subhana Allah wa Bihamdih subhana Allah el Athiim’ (la gloria e la lode siamo ad Allah, sia esaltato Allah l'Altissimo) e poi uscii a comperare la cena in un ristorante vicino all’ospedale. Dopo essere ritornato, trovai tutti i degenti che stavano ripetendo questo dhikr. Gli dissi sorridendo: “Stai anche facendo dawah (spiegare l'Islam alle persone)?”. Sia esaltato il Re (uno dei Nomi di Allah, gloria a Lui). Una volta, riprese conoscenza chiedendomi di ripetere nuovamente quel dhikr, poi rientrò di nuovo in coma.

Prima di accompagnarlo in terapia intensiva, mi chiese di domandare al dott. Abd el Rahman el Sawi di pregare per lui. Amava molto questo sapiente. Quando gli dissi che mi ero messo d’accordo con lo Sheikh per andare a fargli visita, era contento al punto da non poterci credere. In quel momento il caro Sheikh era però in Arabia Saudita, ma non lo dissi a mio padre per non deluderlo.
Nuovamente si stava domandando: “Quale preghiera devo fare?”
Un giorno, dopo che io avevo fatto la preghiera “Fajr”, gli chiesi: “Vuoi fare la preghiera?”.
Mi rispose meravigliato: “Se voglio fare la preghiera (il dono) del fajr? Le due prosternazioni migliori di tutto ciò che è bene nella vita?”

Giuro su Allah, questo fa piangere. O Allah... Come sono svogliato!

Un giorno mentre rassettavo il suo vestito, mi baciò improvvisamente le mani. Io baciai la sua testa, e, come al solito, si rifiutò di farmi baciare le sue mani.
Le ultime parole che mi disse furono: “Che Allah ti renda buono, vai a dormire un po'! Vai!”.
Mentre stava facendo la preghiera del tahajud, perse conoscenza. La sua adorazione  non era perfetta. Ma Allah non pretende dai malati.

Un venerdì precedente (il giorno 13 del mese islamico di Shawwal), ero andato alla moschea per fare la preghiera del Venerdì a Tanta - el Gharbia; l’imam quel giorno era Mohammed Hassan, il nostro caro Sheikh. Per aspettarlo, rientrai in ritardo all’ospedale.
Dopo averlo raggiunto, l’infermiera voleva impedirmi di entrare nella camera di mio padre. Insistevo, ma invano! Sia esaltato Allah; Allah predestina tutto.
Il suocero di mia sorella lo aveva visto prima del mio arrivo. Le ultime parole che mio padre gli disse furono: “Quale preghiera devo fare?” Gli rispose: ”Fai la preghiera del dhohr (del mezzogiorno)! Abbiamo appena fatto quella del Venerdì.” Mio padre gli chiese meravigliato: “Dhohr?”
-“Sì”.
-“La farò?”.
-“Sì”.

Successivamente perse nuovamente conoscenza. Erano quasi le cinque meno dieci, Allah mi fece rientrare tardi in camera sua. Come ti amavo, padre mio!
Era il tempo dell’agonia. Questa è una verità che io e la maggior parte della gente omettiamo. Vivere questi momenti è davvero diverso dal leggerli nei libri. Non posso dimenticare quella scena.
Mentre gli stavo facendo ripetere il dhikr, giunse il momento di dire “La ilaha illa Allah” (non c'è dio all'infuori di Allah – frase che si pronuncia normalmente durante il dhikr ma che è raccomandato dire anche sul letto di morte, perchè chi la pronuncia per ultima, è certo che vada in Paradiso). Tentai di fargli pronunciare la frase, fallendo. Poi, cominciai a ripeterla molte volte.

Vedendo mio padre addormentato sul lato destro seguendo l'insegnamento del Profeta (pace e benedizioni su di lui), invocai Allah: “Che Allah lo faccia morire prima del tramonto”, cioè durante il Venerdì, come lui sperava.

Dopo alcuni minuti, con un sorriso, disse quella frase con semplicità. La ripeté anche successivamente, dopo che mia madre era entrata nella stanza e glielo aveva fatto pronunciare. Avevo infatti chiesto a mia madre di non dire niente tranne questo dhikr. Alle cinque di sera, mentre mi avvicinavo alla porta della camera, la calamità avvenne. Allah ha chiamato così la morte, nel Corano.

Mio padre morì, ma la sua morte ha fatto svegliare molti (dalla negligenza). Il venerdì, come sperava, morì. Allah ci aiutò a compiere tutti i riti necessari. Che meraviglia!
Dopo aver saputo che il dott. Abd el Rahman era arrivato dall'Arabia, gli diedi la notizia. Poi egli pregò per lui, come desiderava mio padre.

Successivamente giunse un momento di felicità. Era il momento di lavarlo (prima della sepoltura, come il rito islamico prevede). Io e gli Sheikh presenti ci accorgemmo che era leggero come una piuma. Lo spostavamo con facilità, a destra e a sinistra. Era molto pulito. Alla fine, aprì la bocca, sorridendo... Era il momento di sorridere...

Tutto finì molto rapidamente. Grazie ad Allah, abbiamo fatto tutto seguendo la Sunnah (insegnamento) del Profeta (pace e benedizioni su di lui) ed evitando qualsiasi innovazione. Questa fu la raccomandazione di mio padre.
Poi, una folla intera fece la preghiera funebre. Era una vista meravigliosa.
Successivamente, venne il momento di seppellirlo. Accadde un fatto molto strano; mentre lo calavamo nella tomba, il sudario cominciò ad aprirsi a poco a poco, senza che nessuno lo avesse toccato. Sembrava avesse fretta... Dissi: “Sia esaltato Allah!”. Anche se avevamo atteso 18 ore prima di seppellirlo, il suo corpo non era affatto rigido.

Il giorno dopo, il cognato fece l'Omra (il pellegrinaggio minore) per lui. O Allah... Le ultime raccomandazioni che mi fece riguardavano il Corano e l'Omra... Mi raccomandò di non dimenticare di fare l'Omra dopo l'abrogazione della nuova legge che mi impediva di viaggiare, cosa che lo faceva molto arrabbiare. O Allah...

Sia esaltato Allah.
Credo di dover essere io a piangere e non mio padre, no?

Che Allah sia soddisfatto di te, o padre!

Questa è la breve storia della morte di mio padre.
Che Allah lo renda uno fra i buoni e lo riunisca con il Profeta (pace e benedizioni su di lui) nel Firdaws el Aala (il livello più alto del Paradiso; amin...)!

Vi chiedo di pregare per lui.
Che Allah ci benedica con una buona morte!

Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “La buona morte è per chi ha vissuto obbedendo ad Allah, e la cattiva morte è per chi ha vissuto disobbedendo ad Allah”

(Al silsila al sahiha: 283 - 1/572)

Jazakum Allahu khairan (che Allah vi doni il bene)
Vi amo in Allah!"

Questa storia è stata tratta dal sito:  www.way2allah.com
Lezione audio:  la buona pazienza
Sheikh:   Ahmad Jalal
Traduzione a cura della sorella Heba Hamdy (Jazak Allahu khairan!)