Fonte
Non c’è più fede. Non ci sono più valori. Non c’è più lo Stato che difende gli inermi cittadini, non ci sono più i cittadini che quando lo Stato non li difende si tirano su le maniche e cercano di cambiare le cose. Non ci sono più persone che lottano per ciò che è giusto, non c’è più giustizia.
I suicidi dei disoccupati, disperati, senza più speranza per il futuro, la bomba di ieri a Brindisi, che è andata a colpire il cuore e l’anima del paese, rappresentata dalla sua gioventù e dalla vita innocente di Melissa Bassi e degli altri giovani che sono rimasti feriti, e tutto il resto del paese che si guarda intorno, sperso nei suoi pensieri ed egoismi, che non sa più che dire e come agire sono sintomi tangibili di tutto ciò. Perchè forse non è stato insegnato alle persone il grande valore della spiritualità, perchè non riescono più a capire qual’è il modo giusto per cambiare le cose, perchè non alberga più Dio nel loro cuore e allora tirano avanti alla meno peggio seguendo il proprio intelletto o istinto che dir si voglia. Ma l’intelletto e l’istinto da soli non bastano.
A questi livelli non ci si sarebbe arrivati se la morale comune fosse stata ancora alta. Se la religiosità, quella vera, continuasse ad albergare nei cuori degli uomini rendendoli giusti, migliori, propositivi. In molti, troppi, se ne fregano di ciò che accade agli altri. Non importa alle persone che stanno magari un pochino meglio che il loro vicino stia soffrendo. Perfino oggi stesso, in un supermercato dove vi era un’associazione che raccoglieva generi alimentari per i malati terminati di tumore, è toccato sentir dire da una donna che stava pagando alla cassa “Hanno ancora il coraggio di chiedere ai tempi di oggi!”, alla quale l’istinto primordiale di una persona moralmente retta avrebbe avuto il desiderio di rispondere “Vorrei vedere te cosa faresti se fossi una malata terminale e nessuno ti considerasse…”. Ma non avrebbe comunque capito, perchè a lei, come a molti altri, interessa solo avere la sua di pancia piena e il resto del mondo che si impicchi.
Sì, se la religiosità fosse ancora il valore di fondo di questo paese lo Stato non opprimerebbe i suoi più deboli cittadini per tappare i buchi causati da ladri, opportunisti, approfittatori che fino a poco fa erano (sono?) al suo interno e che hanno succhiato tutto ciò che era possibile dalle sue casse e dai fondi pubblici. Perchè lo Stato sarebbe giusto, e proteggerebbe gli indifesi, non i forti.
E se fosse ancora importante non accadrebbe che le mostruosità che tutt’ora avvengono in Siria, in Palestina, venissero totalmente snobbate dai più per il semplice fatto che sono distanti, lontane… Ma poi sono anche distanti e lontane le persone che ci vivono accanto? Sono distanti e lontane le nostre dirimpettaie pensionate che, abbandonate dalla loro stessa famiglia spesso muoiono nella loro casa sole, rimanendovi per giorni e giorni fino a che la puzza dei loro cadaveri non appesta il condominio in cui è sita?
Sono forse lontani i ragazzini che al di fuori della scuola fumano “canne” davanti ai genitori degli altri alunni o che importunano i più piccoli o i più deboli senza che nessuno si preoccupi di dar loro una sgridata o di avvisare i rispettivi genitori?
Davvero, non c’è più religione e non c’è più moralità. C’è solo egoismo e menefreghismo. Perchè se ci fossero l’Italia non andrebbe così a rotoli, non ci sarebbe tutta questa corruzione, questo senso di paura, tristezza ed oppressione collettivi, questo diffuso desiderio di morire o questa quasi totale insensibilità emotiva che permette di potersene fregare di tutto ciò che ci circonda.
Ma l’essere umano non è nato per essere indifferente. E’ stato creato con sentimenti ed emozioni proprio perchè questi lo spingano ad agire per aiutare i propri simili nei momenti di sofferenza. Ma questo lo insegna la fede. Se questa non c’è non ci si può aspettare null’altro che i livelli di abominio dei quali tutt’oggi siamo spettatori.
Solo la forza morale che proviene da Dio può salvare l’umanità, ma l’umanità da quell’orecchio non ci sente o non ci vuol sentire. Per questo motivo si sta tramutando… In dis-umanità.
Visualizzazione post con etichetta ingiustizie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ingiustizie. Mostra tutti i post
20 maggio 2012
23 aprile 2012
Da Khadija a Lorella (Cuccarini...)
Lettera inviata da una sorella italiana alla nota showgirl Lorella Cuccarini in seguito alla trasmissione andata in onda ieri, Domenica 22 Aprile 2012, che trattava il tema dei matrimoni misti. Lettera che, ovviamente, condivido appieno.
"Buonasera Sig.ra Cuccarini,
le scrivo dopo aver visto la puntata odierna sui matrimoni misti.
L'ho sempre stimata e apprezzata per il suo lavoro, per la sua genuinità, per il suo amore per la famiglia che ha sempre trasmesso attraverso le schermo e soprattutto per la sua eleganza sempre pacata mai eccessiva e volgare.
L'ho sempre ritenuta una donna molto intelligente, schietta e forte caratterialmente tanto da non farsi mai mettere i piedi in testa in qualsiasi contesto l'abbia vista partecipare, lei dirà, "vabene arriva al punto"...il punto è quello che ho visto oggi in tv. Io sono italiana nata da genitori italiani e ritornata all'islam da circa 3 anni, sposata con un uomo marocchino da 6 anni ma stiamo insieme da circa 13 anni, ho 2 splendide bambine Sofia e Maryam e per questo mi sono sentita molto offesa da quello che ho visto oggi nella sua trasmissione, in cui fra l'altro noi musulmani non abbiamo avuto la minima possibilità di replica, tranne quel pover fratello "l'imam" che doveva lottare contro tutto e tutti per far capire a chi in realtà non ha nessuna voglia di capire, quali e quante sono le nostre ragioni.
Una piccola minoranza rispetto al resto del pubblico, autori, ospiti e lei stessa che ahimè erana palesemente schierata contro questi musulmani cattivi, arroganti, prevaricatori, violenti e chi più ne ha più ne metta. Ma insomma quando la smetterete di accanirvi contro di noi? Quando? Non voglio sminuire le storie di quelle povere donne a cui è stato tolto un figlio o quelle povere donne che quotidianamente subiscono violenze dai loro mariti ma questo cosa c'entra con l'islam? Cosa? Solo perchè chi compie questi atti disumani è musulmano allora tutti i musulmani sono dei b..., quante sono le donne dell'est Europa che rapiscono i loro figli e li portano nei loro paesi? Quante? E perchè non avete parlato di loro? Perchè sempre ad accanirvi contro una religione in cui la moglie e la donna sono considerate il perno su cui ruota la famiglia e quindi tutto il resto? Perchè?
Sa Sig.ra Cuccarini c'è un detto del nostro amato profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui) che dice: "Il paradiso è sotto i piedi delle madri" pensi quanto possa essere importante nelle famiglia musulmana la mamma o la nonna o la bisnonna o comunque la donna in generale. Gli atti di questi signori che portano via i figli alle loro mamme non hanno niente a che vedere con la nostra religione anche se il messaggio che avete voluto far passare è stato proprio il contrario. Perchè quando a compiere atti vandalici in generale si dice il nome e poi musulmano e invece quando a compierlo è un italiano, un inglese, un australiano, un cinese non si usa lo stesso "aggettivo religioso"? Perchè? Sono certa che tutte queste mie domande non troveranno una risposta ma questa lettera era solo per farla riflettere su quanto oggi accaduto in una trasmissione televisiva pubblica che dovrebbe fare servizio pubblico in un paese di cui anche io ne faccio parte ma dal quale non mi sento per niente rappresentata perchè se è vero che siamo una piccola minoranza è anche vero che l'accanimento e il razzismo dei tempi di Auschwitz è ora additato e tacciato da voi "italiani" facciamo che non accada di nuovo con noi musulmani. Mi scuso per essermi dilungata ma mi sono sentita in dovere di difendere, anche se con un piccolo gesto, la minoranza che rappresento e di cui ne faccio parte orgogliosamente per io sono FIERA DI ESSERE MUSULMANA. Khadija."

L'ho sempre ritenuta una donna molto intelligente, schietta e forte caratterialmente tanto da non farsi mai mettere i piedi in testa in qualsiasi contesto l'abbia vista partecipare, lei dirà, "vabene arriva al punto"...il punto è quello che ho visto oggi in tv. Io sono italiana nata da genitori italiani e ritornata all'islam da circa 3 anni, sposata con un uomo marocchino da 6 anni ma stiamo insieme da circa 13 anni, ho 2 splendide bambine Sofia e Maryam e per questo mi sono sentita molto offesa da quello che ho visto oggi nella sua trasmissione, in cui fra l'altro noi musulmani non abbiamo avuto la minima possibilità di replica, tranne quel pover fratello "l'imam" che doveva lottare contro tutto e tutti per far capire a chi in realtà non ha nessuna voglia di capire, quali e quante sono le nostre ragioni.
Una piccola minoranza rispetto al resto del pubblico, autori, ospiti e lei stessa che ahimè erana palesemente schierata contro questi musulmani cattivi, arroganti, prevaricatori, violenti e chi più ne ha più ne metta. Ma insomma quando la smetterete di accanirvi contro di noi? Quando? Non voglio sminuire le storie di quelle povere donne a cui è stato tolto un figlio o quelle povere donne che quotidianamente subiscono violenze dai loro mariti ma questo cosa c'entra con l'islam? Cosa? Solo perchè chi compie questi atti disumani è musulmano allora tutti i musulmani sono dei b..., quante sono le donne dell'est Europa che rapiscono i loro figli e li portano nei loro paesi? Quante? E perchè non avete parlato di loro? Perchè sempre ad accanirvi contro una religione in cui la moglie e la donna sono considerate il perno su cui ruota la famiglia e quindi tutto il resto? Perchè?
Sa Sig.ra Cuccarini c'è un detto del nostro amato profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui) che dice: "Il paradiso è sotto i piedi delle madri" pensi quanto possa essere importante nelle famiglia musulmana la mamma o la nonna o la bisnonna o comunque la donna in generale. Gli atti di questi signori che portano via i figli alle loro mamme non hanno niente a che vedere con la nostra religione anche se il messaggio che avete voluto far passare è stato proprio il contrario. Perchè quando a compiere atti vandalici in generale si dice il nome e poi musulmano e invece quando a compierlo è un italiano, un inglese, un australiano, un cinese non si usa lo stesso "aggettivo religioso"? Perchè? Sono certa che tutte queste mie domande non troveranno una risposta ma questa lettera era solo per farla riflettere su quanto oggi accaduto in una trasmissione televisiva pubblica che dovrebbe fare servizio pubblico in un paese di cui anche io ne faccio parte ma dal quale non mi sento per niente rappresentata perchè se è vero che siamo una piccola minoranza è anche vero che l'accanimento e il razzismo dei tempi di Auschwitz è ora additato e tacciato da voi "italiani" facciamo che non accada di nuovo con noi musulmani. Mi scuso per essermi dilungata ma mi sono sentita in dovere di difendere, anche se con un piccolo gesto, la minoranza che rappresento e di cui ne faccio parte orgogliosamente per io sono FIERA DI ESSERE MUSULMANA. Khadija."
Pubblicato da
Muslima
alle
11:14
0
commenti
Etichette:
attualità,
c'è del marcio in Danimarca,
discriminazioni,
donna,
donna musulmana,
due pesi e due misure,
ingiustizie,
Islam Italia,
matrimonio,
vita
27 dicembre 2011
Shhhttt...
Zitto mondo, zitto...
Tanto che ti frega se in Siria vengono uccisi, torturati, smembrati e violentati donne e bambini?
Che ti frega se in Egitto vengono picchiate selvaggiamente e denudate donne in mezzo ad una folla di increduli manifestanti?
Che ti frega se la Palestina piange DAVVERO lacrime e sangue ma per la fame e la crudeltà quotidianamente inflitta da chi vuol cacciare la gente da casa loro, non per una manovra salva-qualchecosa.
Hai il tuo panettone, hai il tuo spumantino, i tuoi botti di capodanno... Girati pure dall'altra parte. Prima o poi però sappilo, ci sarà qualcun'Altro che si girerà, quando sarai TU ad avere bisogno di aiuto.
Siria, in migliaia in manifestazione ad Homs
Le violenze al Cairo: donna spogliata, picchiata, presa a calci e forse violentata in piazza Tahrir da soldati dell'esercito. Le foto-denuncia su Twitter
Nel 3° anniversario della guerra israeliana su Gaza: si riaprono le ferite dei palestinesi
Tanto che ti frega se in Siria vengono uccisi, torturati, smembrati e violentati donne e bambini?
Che ti frega se in Egitto vengono picchiate selvaggiamente e denudate donne in mezzo ad una folla di increduli manifestanti?
Che ti frega se la Palestina piange DAVVERO lacrime e sangue ma per la fame e la crudeltà quotidianamente inflitta da chi vuol cacciare la gente da casa loro, non per una manovra salva-qualchecosa.
Hai il tuo panettone, hai il tuo spumantino, i tuoi botti di capodanno... Girati pure dall'altra parte. Prima o poi però sappilo, ci sarà qualcun'Altro che si girerà, quando sarai TU ad avere bisogno di aiuto.
Siria, in migliaia in manifestazione ad Homs
Le violenze al Cairo: donna spogliata, picchiata, presa a calci e forse violentata in piazza Tahrir da soldati dell'esercito. Le foto-denuncia su Twitter
Nel 3° anniversario della guerra israeliana su Gaza: si riaprono le ferite dei palestinesi
Pubblicato da
Muslima
alle
17:21
1 commenti
Etichette:
attualità,
c'è del marcio in Danimarca,
ingiustizie,
vita
15 dicembre 2011
Il Razzismo che uccide.
Comunicato stampa Admi
Purtroppo sempre più di frequentemente si sente parlare di episodi come quello avvenuto a Firenze lo scorso 13 Dicembre 2011, che riguarda l'uccisione di due uomini, venditori ambulanti senegalesi: Samb Modou, 40 anni e Diop Mor, 54. Ha sparato loro a sangue freddo un cittadino italiano, che si è detto appartenesse ad una corrente di estrema destra. L'uomo successivamente si è suicidato. Altri tre uomini, sempre del Senegal, sono rimasti feriti durante il secondo, successivo agguato, vittime a loro volta di un'insensata follia omicida. Alcuni di loro sono tutt'ora in gravissime condizioni. Gli auguriamo sinceramente che possano riprendersi presto dallo shock fisico ed emotivo che sono stati costretti a subire.
L'Italia non è un paese razzista, ci crediamo fermamente. Gli italiani in genere sono un popolo aperto, accogliente, che ha alle spalle un bagaglio culturale immenso, del quale fanno parte storie di emigrazione e allo stesso tempo di immigrazione. Ma ben sappiamo che negli ultimi anni in particolare in questo paese purtroppo sono venute sempre più alla ribalta, complici anche i media che amplificano determinate notizie spesso esponenzialmente, con il conseguente condizionamento diretto o meno dell'opinione pubblica, politiche inneggianti spesso e volentieri al razzismo e alla xenofobia, che hanno contribuito a creare un clima di forte tensione tra immigrati e non.
Fra l'altro da poco era avvenuto un altro vergognoso episodio accaduto a spese della comunità rom stanziata a Torino, a causa di una falsa accusa di stupro lanciata da una ragazzina sedicenne che si sentiva troppo oppressa dai genitori. Tutto ciò ha causato una rivolta di cittadini torinesi che ha colpito un'ignara comunità che ha visto distrutti dalle fiamme i luoghi in cui viveva.
L'Admi perciò si stringe sentitamente attorno alle famiglie delle vittime, porgendo loro sincere condoglianze, ed esprime la piena solidarietà alla comunità senegalese e a quella rom, augurandosi che fatti del genere non debbano mai più accadere nei confronti di nessun popolo, di nessuna etnia, di nessuna religione. Di nessun essere umano, insomma.
15/12/2011
Il Consiglio Direttivo dell’ADMI (membro dell’EFOMW)


Purtroppo sempre più di frequentemente si sente parlare di episodi come quello avvenuto a Firenze lo scorso 13 Dicembre 2011, che riguarda l'uccisione di due uomini, venditori ambulanti senegalesi: Samb Modou, 40 anni e Diop Mor, 54. Ha sparato loro a sangue freddo un cittadino italiano, che si è detto appartenesse ad una corrente di estrema destra. L'uomo successivamente si è suicidato. Altri tre uomini, sempre del Senegal, sono rimasti feriti durante il secondo, successivo agguato, vittime a loro volta di un'insensata follia omicida. Alcuni di loro sono tutt'ora in gravissime condizioni. Gli auguriamo sinceramente che possano riprendersi presto dallo shock fisico ed emotivo che sono stati costretti a subire.
L'Italia non è un paese razzista, ci crediamo fermamente. Gli italiani in genere sono un popolo aperto, accogliente, che ha alle spalle un bagaglio culturale immenso, del quale fanno parte storie di emigrazione e allo stesso tempo di immigrazione. Ma ben sappiamo che negli ultimi anni in particolare in questo paese purtroppo sono venute sempre più alla ribalta, complici anche i media che amplificano determinate notizie spesso esponenzialmente, con il conseguente condizionamento diretto o meno dell'opinione pubblica, politiche inneggianti spesso e volentieri al razzismo e alla xenofobia, che hanno contribuito a creare un clima di forte tensione tra immigrati e non.
Fra l'altro da poco era avvenuto un altro vergognoso episodio accaduto a spese della comunità rom stanziata a Torino, a causa di una falsa accusa di stupro lanciata da una ragazzina sedicenne che si sentiva troppo oppressa dai genitori. Tutto ciò ha causato una rivolta di cittadini torinesi che ha colpito un'ignara comunità che ha visto distrutti dalle fiamme i luoghi in cui viveva.
L'Admi perciò si stringe sentitamente attorno alle famiglie delle vittime, porgendo loro sincere condoglianze, ed esprime la piena solidarietà alla comunità senegalese e a quella rom, augurandosi che fatti del genere non debbano mai più accadere nei confronti di nessun popolo, di nessuna etnia, di nessuna religione. Di nessun essere umano, insomma.
15/12/2011
Il Consiglio Direttivo dell’ADMI (membro dell’EFOMW)
ADMI – Associazione Donne Musulmane D’Italia
Sede legale: Viale Monza n. 50, 20127 Milano - www.admitalia.org - infoadmi@yahoo.it admi_stampa@live.it
Presidentessa: 3356387290 - katkhouda.souheir@gmail.com
Pubblicato da
Muslima
alle
15:16
0
commenti
Etichette:
attualità,
comunicati stampa,
donna musulmana,
ingiustizie
02 dicembre 2011
Se Milano, Roma, Londra, fossero occupate come la Palestina...
Immaginate vostra figlia o vostra sorella in fil di vita e voi in corsa contro il tempo per portarla all’ospedale in una città come Roma, come Milano, come Londra, che una mattina vi risvegliate e non è piu’ Londra, ne Milano ne Roma.
... Ma Nablus, Jenin, Gaza.
Quando la vita si spegne dinnanzi ad un checkpoint sulla strada verso la speranza
..............
Attorno a Gerusalemme il tempo di percorrenza medio necessario per trasportare un malato in ospedale è oggi di circa 2 ore, mentre era solo di 10 minuti nel 2001.
Solo in West Bank ci sono più di 600 checkpoints.
Dinnanzi a questi checkpoints, quotidianamente pazienti palestinesi bisognosi di cure vengo rimandati indietro.
Dinnanzi ai checkpoints donne gravide sono costrette a partorire per strada.
Dinnanzi ai checkpoints palestinesi in fila per passare vengono feriti, e talvolta uccisi dai soldati israeliani.
Immaginatevi una mattina di risvegliarvi nella vostra bella città occupata da Israele.
Restiamo umani
Vik da Gaza city
- 29/11/2010 -
Questo scriveva in diretta dai territori occupati Vittorio Arrigoni. Questo qualcuno ha voluto impedire che lui raccontasse. Questo, molto probabilmente, è il motivo per il quale gli è stata barbaramente rubata la vita. Ma scripta manent, grazie a Dio, così come il ricordo di un vero eroe.
... Ma Nablus, Jenin, Gaza.
Quando la vita si spegne dinnanzi ad un checkpoint sulla strada verso la speranza
..............
Attorno a Gerusalemme il tempo di percorrenza medio necessario per trasportare un malato in ospedale è oggi di circa 2 ore, mentre era solo di 10 minuti nel 2001.
Solo in West Bank ci sono più di 600 checkpoints.
Dinnanzi a questi checkpoints, quotidianamente pazienti palestinesi bisognosi di cure vengo rimandati indietro.
Dinnanzi ai checkpoints donne gravide sono costrette a partorire per strada.
Dinnanzi ai checkpoints palestinesi in fila per passare vengono feriti, e talvolta uccisi dai soldati israeliani.
Immaginatevi una mattina di risvegliarvi nella vostra bella città occupata da Israele.
Restiamo umani
Vik da Gaza city
- 29/11/2010 -
Questo scriveva in diretta dai territori occupati Vittorio Arrigoni. Questo qualcuno ha voluto impedire che lui raccontasse. Questo, molto probabilmente, è il motivo per il quale gli è stata barbaramente rubata la vita. Ma scripta manent, grazie a Dio, così come il ricordo di un vero eroe.
Pubblicato da
Muslima
alle
16:14
0
commenti
Etichette:
Arrigoni,
attualità,
esempi,
ingiustizie,
Palestina
27 novembre 2011
Associazione Donne Musulmane D'Italia, no alla violenza sulle donne.
Pubblicato da
Muslima
alle
13:21
0
commenti
Etichette:
attualità,
donna,
donna musulmana,
ingiustizie,
vita
25 novembre 2011
25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Comunicato Ucoii.
Contro la violenza sulle donne, seguendo gli insegnamenti del Sacro Corano e l’esempio del Profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui).
Da 1432 anni l’uomo musulmano, nell’obbedienza a Dio e leggendo le parole del migliore fra gli uomini, il Profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui), è conscio del fatto che l’essere umano ha grande valore. Che la vita, l’onore e il rispetto per gli altri sono fondamentali per colui che si ritiene essere un vero
Così come sa che la violenza gratuita, in qualsiasi forma essa venga messa in atto, è SEMPRE sbagliata. Anzi, condannata, perché considerata un grave peccato agli occhi del Creatore.
Ancor di più se chi rischia di esserne vittima è la donna, in quanto il Profeta Muhammed (pbsl) ha insegnato:
“Nessuno, tranne il gentiluomo, tratta le donne in modo onorevole e nessuno, tranne l’ignobile, tratta le donne vergognosamente” (At-Tirmidhi)
In occasione di questa giornata durante la quale tutto il mondo si mobilita affinché venga data voce a chi spesso non la ha, l’UCOII e tutti coloro che seguono la Via di Dio si schierano dalla parte della metà del cielo che l’Altissimo ha scelto per avere il nobile ruolo di sicuro ricettacolo per l’umanità intera.
La donna nell’Islam oltre che credente e madre è anche insegnante, consigliera, portatrice di tenerezza e di amore per i suoi figli e per la famiglia intera. Senza di lei l’uomo stesso non potrebbe considerarsi un essere umano completo.
Come il Sacro Corano ha insegnato è fondamentale avere riguardo per la sua persona, per il suo essere moglie e madre, così come lo è amarla e trattarla nella maniera migliore:
“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito fra voi amore e tenerezza.” (Al Baqara 187)
La donna non è inferiore all’uomo, e non ha colpe ancestrali che deve scontare per il resto della sua vita, in quanto l’Altissimo ha chiaramente detto, riguardo alla vicenda di Adamo ed Eva e del serpente che li traviò, che entrambi ebbero colpa, anzi: addirittura sottolinea nel Libro che fu proprio Adamo a peccare:
“Ne mangiarono entrambi e presero coscienza della loro nudità. Iniziarono a coprirsi intrecciando foglie del giardino. Adamo disobbedì al suo Signore e si traviò.” (Ta-Ha 121)
Inoltre il Nobile Profeta Muhammed ci ha ricordato che proprio la metà femminile del mondo è il bene più prezioso che possa esistere in assoluto:
“Il mondo intero è una provvigione, e il maggior beneficio di questo mondo è una donna devota.” (Trasmesso da Muslim)
Può quindi il musulmano o l’uomo in genere avere il diritto di maltrattare un essere così onorato e rispettato?
Può quindi rimanere indifferente di fronte alla sofferenza di centinaia, migliaia, milioni di donne, che sono loro sorelle, madri, figlie che quotidianamente vengono picchiate, abusate, torturate e mercificate per scopi ignominiosi e assolutamente ingiusti?
La risposta è no, nel modo più assoluto. Per questo altro non possiamo dire, da credenti e da esseri umani, che dobbiamo ricordarci di lei, ed aiutarla, confortarla, sostenerla in tutti i modi per poter far cessare l’ondata di violenza che è costretta a subire che purtroppo non si ferma. Ricordando inoltre che chi fa soffrire una donna fa soffrire una generazione intera. E di conseguenza tutti coloro che avranno a che fare con essa.
Il miglior modo per iniziare a farlo forse è usando compassione e misericordia verso chi ci chiede aiuto, così come verso chi non ne ha il coraggio, aprendo le porte del nostro cuore per poi aiutare concretamente in tutte le maniere possibili chi fra di loro viene fisicamente o psicologicamente maltrattata.
Dobbiamo sempre tenere a mente le meravigliose e sublimi qualità dell’Altissimo Creatore, che è Ar-Rahman, Ar-Rahiim1, e attingere da esse. Solo in questa maniera potremmo finalmente riuscire a far qualcosa per far cessare le urla di dolore e di disperazione di questa fondamentale parte dell’umanità, ma non solo per una giornata all’anno, ma per una vita intera.
———
1Il Compassionevole, il Misericordioso.
Da 1432 anni l’uomo musulmano, nell’obbedienza a Dio e leggendo le parole del migliore fra gli uomini, il Profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui), è conscio del fatto che l’essere umano ha grande valore. Che la vita, l’onore e il rispetto per gli altri sono fondamentali per colui che si ritiene essere un vero
Così come sa che la violenza gratuita, in qualsiasi forma essa venga messa in atto, è SEMPRE sbagliata. Anzi, condannata, perché considerata un grave peccato agli occhi del Creatore.
Ancor di più se chi rischia di esserne vittima è la donna, in quanto il Profeta Muhammed (pbsl) ha insegnato:
“Nessuno, tranne il gentiluomo, tratta le donne in modo onorevole e nessuno, tranne l’ignobile, tratta le donne vergognosamente” (At-Tirmidhi)
In occasione di questa giornata durante la quale tutto il mondo si mobilita affinché venga data voce a chi spesso non la ha, l’UCOII e tutti coloro che seguono la Via di Dio si schierano dalla parte della metà del cielo che l’Altissimo ha scelto per avere il nobile ruolo di sicuro ricettacolo per l’umanità intera.
La donna nell’Islam oltre che credente e madre è anche insegnante, consigliera, portatrice di tenerezza e di amore per i suoi figli e per la famiglia intera. Senza di lei l’uomo stesso non potrebbe considerarsi un essere umano completo.
Come il Sacro Corano ha insegnato è fondamentale avere riguardo per la sua persona, per il suo essere moglie e madre, così come lo è amarla e trattarla nella maniera migliore:
“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito fra voi amore e tenerezza.” (Al Baqara 187)
La donna non è inferiore all’uomo, e non ha colpe ancestrali che deve scontare per il resto della sua vita, in quanto l’Altissimo ha chiaramente detto, riguardo alla vicenda di Adamo ed Eva e del serpente che li traviò, che entrambi ebbero colpa, anzi: addirittura sottolinea nel Libro che fu proprio Adamo a peccare:
“Ne mangiarono entrambi e presero coscienza della loro nudità. Iniziarono a coprirsi intrecciando foglie del giardino. Adamo disobbedì al suo Signore e si traviò.” (Ta-Ha 121)
Inoltre il Nobile Profeta Muhammed ci ha ricordato che proprio la metà femminile del mondo è il bene più prezioso che possa esistere in assoluto:
“Il mondo intero è una provvigione, e il maggior beneficio di questo mondo è una donna devota.” (Trasmesso da Muslim)
Può quindi il musulmano o l’uomo in genere avere il diritto di maltrattare un essere così onorato e rispettato?
Può quindi rimanere indifferente di fronte alla sofferenza di centinaia, migliaia, milioni di donne, che sono loro sorelle, madri, figlie che quotidianamente vengono picchiate, abusate, torturate e mercificate per scopi ignominiosi e assolutamente ingiusti?
La risposta è no, nel modo più assoluto. Per questo altro non possiamo dire, da credenti e da esseri umani, che dobbiamo ricordarci di lei, ed aiutarla, confortarla, sostenerla in tutti i modi per poter far cessare l’ondata di violenza che è costretta a subire che purtroppo non si ferma. Ricordando inoltre che chi fa soffrire una donna fa soffrire una generazione intera. E di conseguenza tutti coloro che avranno a che fare con essa.
Il miglior modo per iniziare a farlo forse è usando compassione e misericordia verso chi ci chiede aiuto, così come verso chi non ne ha il coraggio, aprendo le porte del nostro cuore per poi aiutare concretamente in tutte le maniere possibili chi fra di loro viene fisicamente o psicologicamente maltrattata.
Dobbiamo sempre tenere a mente le meravigliose e sublimi qualità dell’Altissimo Creatore, che è Ar-Rahman, Ar-Rahiim1, e attingere da esse. Solo in questa maniera potremmo finalmente riuscire a far qualcosa per far cessare le urla di dolore e di disperazione di questa fondamentale parte dell’umanità, ma non solo per una giornata all’anno, ma per una vita intera.
———
1Il Compassionevole, il Misericordioso.
Pubblicato da
Muslima
alle
08:32
0
commenti
Etichette:
attualità,
donna,
donna musulmana,
ingiustizie,
vita
16 novembre 2011
Torino, Palazzo di in-Giustizia.
Triste vedere come, quasi nel 2012 ormai, sia ancora difficile far rispettare i propri diritti e le proprie convinzioni religiose in un paese così “moderno” ed “avanzato” come l’Italia.
Crocevia di popoli e culture dalla Notte dei Tempi, penisola con migliaia di persone che da centinaia di anni vanno e vengono dal Bel Paese lasciando tracce indelebili della loro presenza per l’eternità.
Persone diverse, con le loro specificità, con le loro religioni, con le loro differenze (ricchezze?).
Persone che ancora oggi però faticano a vivere la normalità del quotidiano, costrette ancora ed ancora a dover continuamente giustificare le proprie credenze, se non a rinunciare in prima persona, ad un qualcosa di importante, per non dover snaturare il loro essere più profondo.
Questo è accaduto a Fatima, una giovane tunisina residente a Torino, che da tempo lavora al Palazzo di Giustizia, e che quindi è conosciuta e ritenuta persona degna di fiducia.
Proprio per questo motivo l’episodio risulta essere ancor più grave.
E’ successo nella giornata di ieri, 14 Novembre 2011, che la giovane venisse chiamata per un consulto linguistico riguardo ad un processo ove erano imputati due maghrebini. Una volta entrata nell’aula del Tribunale, il giudice preposto alla causa, anziché focalizzarsi principalmente su ciò che aveva da dire la giovane a riguardo si è interessato al velo sul suo capo – che lasciava perfettamente visibili viso e mani – che lei indossava per seguire un precetto della religione islamica, arrivando addirittura a chiederle di toglierselo pubblicamente.
La ragazza, ligia alla sua religione, ha preferito rinunciare all’incarico uscendo dall’aula.
Il giudice ha giustificato la sua richiesta citando l’articolo 129 del codice di procedura civile, dopo l’abrogazione dell’articolo 434 del codice di procedura penale, che impone di presentarsi al cospetto della corte a capo scoperto. Ci si è dimenticati però che la legge in questione non ha a che fare con questioni religiose ma con mere questioni di buona creanza – non è bene coprire il capo in aula senza motivo perché rappresenterebbe un affronto nei confronti dell’autorità in questione -, e che in passato, più e più volte, sono entrati nelle varie aule di Tribunale suore in divisa con il loro velo, ebrei con il kippah, persone con tumori sottoposti a cure terapiche con il capo coperto da cappelli et similia senza che nessuno abbia mai chiesto loro di scoprirsi.
Non bisogna invece scordare che la Costituzione italiana garantisce la pratica della propria religione:
Art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Purtroppo, in questo caso, lo Stato anziché
“rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”
l’ostacolo lo ha posto. Impedendo di fatto ad una giovane onesta di procurarsi un lecito guadagno e costringendola a dover fare una scelta tra due rinunce, mettendola in condizione di dover comunque perdere qualcosa indipendentemente dall’opzione scelta.
Se questa è Giustizia.
(Leggi anche la testimonianza di suor Giuliana:
IO LO PORTO DA CINQUANT'ANNI E NESSUNO MI HA MAI DETTO NULLA)
Crocevia di popoli e culture dalla Notte dei Tempi, penisola con migliaia di persone che da centinaia di anni vanno e vengono dal Bel Paese lasciando tracce indelebili della loro presenza per l’eternità.
Persone diverse, con le loro specificità, con le loro religioni, con le loro differenze (ricchezze?).
Persone che ancora oggi però faticano a vivere la normalità del quotidiano, costrette ancora ed ancora a dover continuamente giustificare le proprie credenze, se non a rinunciare in prima persona, ad un qualcosa di importante, per non dover snaturare il loro essere più profondo.
Questo è accaduto a Fatima, una giovane tunisina residente a Torino, che da tempo lavora al Palazzo di Giustizia, e che quindi è conosciuta e ritenuta persona degna di fiducia.
Proprio per questo motivo l’episodio risulta essere ancor più grave.
E’ successo nella giornata di ieri, 14 Novembre 2011, che la giovane venisse chiamata per un consulto linguistico riguardo ad un processo ove erano imputati due maghrebini. Una volta entrata nell’aula del Tribunale, il giudice preposto alla causa, anziché focalizzarsi principalmente su ciò che aveva da dire la giovane a riguardo si è interessato al velo sul suo capo – che lasciava perfettamente visibili viso e mani – che lei indossava per seguire un precetto della religione islamica, arrivando addirittura a chiederle di toglierselo pubblicamente.
La ragazza, ligia alla sua religione, ha preferito rinunciare all’incarico uscendo dall’aula.
Il giudice ha giustificato la sua richiesta citando l’articolo 129 del codice di procedura civile, dopo l’abrogazione dell’articolo 434 del codice di procedura penale, che impone di presentarsi al cospetto della corte a capo scoperto. Ci si è dimenticati però che la legge in questione non ha a che fare con questioni religiose ma con mere questioni di buona creanza – non è bene coprire il capo in aula senza motivo perché rappresenterebbe un affronto nei confronti dell’autorità in questione -, e che in passato, più e più volte, sono entrati nelle varie aule di Tribunale suore in divisa con il loro velo, ebrei con il kippah, persone con tumori sottoposti a cure terapiche con il capo coperto da cappelli et similia senza che nessuno abbia mai chiesto loro di scoprirsi.
Non bisogna invece scordare che la Costituzione italiana garantisce la pratica della propria religione:
Art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Purtroppo, in questo caso, lo Stato anziché
“rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”
l’ostacolo lo ha posto. Impedendo di fatto ad una giovane onesta di procurarsi un lecito guadagno e costringendola a dover fare una scelta tra due rinunce, mettendola in condizione di dover comunque perdere qualcosa indipendentemente dall’opzione scelta.
Se questa è Giustizia.
(Leggi anche la testimonianza di suor Giuliana:
IO LO PORTO DA CINQUANT'ANNI E NESSUNO MI HA MAI DETTO NULLA)
Pubblicato da
Muslima
alle
15:58
0
commenti
Etichette:
attualità,
discriminazioni,
donna musulmana,
hijab,
ingiustizie
02 ottobre 2011
729.
Vi dico la verità, ho sempre pensato che la faccenda del boicottaggio ad Israele dei prodotti con codice a barre che iniziavano con il 729 fosse una bufala. Pensavo fosse una voce fatta girare tanto per far perdere un po' di tempo a chi legge. Ne girano tante sul web...
E invece no, mi sono dovuta ricredere. Perchè? Perchè ho letto un appello del genere da parte di una persona che, senza ombra di dubbio, di frottole a riguardo non ne avrebbe mai dette.
Dal libro "Restiamo Umani", del compianto Vittorio Arrigoni:
"Haidar (Eid, professore dell'università di Gaza City, n. d. Aisha ) mi invita a divulgare, e io registro sul mio taccuino lacero, il suo appello per tutti gli italiani a non comprare più alcun prodotto made in Israel. I prodotti israeliani si riconoscono sugli scaffali con il codice a barre che li contraddistingue: 729 le cifre iniziali. Per ricavare la lista completa dei prodotti è possibile accedere al sito http://www.bigcampaign.org/ (sito modificato da chi vi scrive perchè l'indirizzo citato dal libro risulta essere cambiato). Stampatevi la lista, appiccicatela sulla porta del frigo o infilatela nella borsa di vostra madre o di vostra moglie quando si recano al mercato. - Se compri anche un solo bicchiere d'acqua proveniente da Israele, di fatto compri anche un proiettile che prima o poi andrà a conficcarsi nel cuore di uno dei nostri figli - (la conclusione di Haidar, n. d. Aisha - 2)"
Null'altro da aggiungere, ora ci credo. Non si può rifiutare di credere alla parola di una persona che è morta martire per la Verità.
Boicottiamo quindi, protestando pacificamente, questi prodotti per contribuire a salvare un nostro fratello in Palestina.
Se vuoi saperne di più sulla Palestina e acquistare il libro di Vik clicca qui.
Restiamo umani, e retti.
E invece no, mi sono dovuta ricredere. Perchè? Perchè ho letto un appello del genere da parte di una persona che, senza ombra di dubbio, di frottole a riguardo non ne avrebbe mai dette.
Dal libro "Restiamo Umani", del compianto Vittorio Arrigoni:
"Haidar (Eid, professore dell'università di Gaza City, n. d. Aisha ) mi invita a divulgare, e io registro sul mio taccuino lacero, il suo appello per tutti gli italiani a non comprare più alcun prodotto made in Israel. I prodotti israeliani si riconoscono sugli scaffali con il codice a barre che li contraddistingue: 729 le cifre iniziali. Per ricavare la lista completa dei prodotti è possibile accedere al sito http://www.bigcampaign.org/ (sito modificato da chi vi scrive perchè l'indirizzo citato dal libro risulta essere cambiato). Stampatevi la lista, appiccicatela sulla porta del frigo o infilatela nella borsa di vostra madre o di vostra moglie quando si recano al mercato. - Se compri anche un solo bicchiere d'acqua proveniente da Israele, di fatto compri anche un proiettile che prima o poi andrà a conficcarsi nel cuore di uno dei nostri figli - (la conclusione di Haidar, n. d. Aisha - 2)"
Null'altro da aggiungere, ora ci credo. Non si può rifiutare di credere alla parola di una persona che è morta martire per la Verità.
Boicottiamo quindi, protestando pacificamente, questi prodotti per contribuire a salvare un nostro fratello in Palestina.
Se vuoi saperne di più sulla Palestina e acquistare il libro di Vik clicca qui.
Restiamo umani, e retti.
Pubblicato da
Muslima
alle
15:58
1 commenti
Etichette:
Arrigoni,
attualità,
boicottaggio,
consigli,
ingiustizie,
iniziative,
Palestina
09 settembre 2011
Roma: doppio sit-in per la Siria
Pubblicato da
Muslima
alle
23:52
0
commenti
Etichette:
appuntamenti importanti,
attualità,
ingiustizie,
iniziative,
mondo Islam,
Siria
25 luglio 2011
Islam, Norvegia, Oslo, attentati, Al Qaeda, terrorismo internazionale...
Subito dopo le due stragi perpetrate il 22 di Luglio 2011 ad Utoya e ad Oslo (Norvegia), le prime parole apparse sui giornali on line e sui tg di quasi tutto il mondo sono state queste:
"Il fatto che la citta' della pace sia stata colpita da una strage terroristica ci ricorda l'esigenza dell'unita' nella lotta contro il terrorismo, che non e' finito con la morte di Osama Bin Laden" (ADN Kronos)
"Norvegia da tempo nel mirino qaedista. I paesi scandinavi ancora obiettivo di primo piano dopo la vicenda delle vignette sataniche danesi" (Corriere Della Sera on line)
"Potrebbe esserci al-Qaeda, l’organizzazione terroristica orfana di Osama bin Laden, dietro all’esplosione che ha portato questo pomeriggio il terrore a Oslo." (Il Giornale on line)
E sì, perchè se succede una strage, dàgli all'islamico. Se viene trovata morta una ragazza (Yara - Brembate Sopra, BG), dagli all'islamico. Se viene sterminata una famiglia (Raffaella Castagna, assieme alla madre, Paola Galli, al piccolo figlio Youssef, 2 anni e alla loro vicina, Valeria Cherubini - Erba, CO), dàgli all'islamico.
Questi sono soltanto tre fra i numerosi tragici esempi di misinformazione, pressione mediatica, istigazione all'islamofobia diretti involontariamente o non ai danni della comunità musulmana mondiale da parte dei media occidentali.
E il risultato qual'è? Odio e diffidenza reciproci. Voi avrete paura di noi e ci terrete lontani, noi saremmo infastiditi dai vostri pregiudizi e vi terremo lontani.
Ma tutto questo a che serve, dove ci porterà in futuro?
Sono anni che gridiamo ai quattro venti che siamo persone normali, noi musulmani, come tutti. Solamente che preghiamo 5 volte al giorno con la fronte a terra, crediamo e preghiamo un Solo Dio e digiuniamo. Pratiche che nel modo più assoluto vanno ad intaccare la sfera privata di chi non crede nella nostra religione.
E quanto siamo stufi, lo sa Dio, di vederci addossate le colpe di un intero mondo in disgrazia.
I media non ci hanno fatto gran bella figura a proposito dell'ultima drammatica vicenda avvenuta in Norvegia. Perchè anche in questo caso hanno gridato subito "Al lupo barbuto, al lupo barbuto!!" Invece il lupo barbuto come spesso è accaduto, non c'entrava niente. Questa volta di un lupo glabro e biondo, si è trattato.
Un lupo che cova vero odio, che ha seri problemi di percezione della realtà, che nella sua folle lucidità xenofoba e anti islamica ha ritenuto indispensabile uccidere dei poveri ragazzi innocenti e delle persone a loro volta ignare del male che stava per accadere loro.
Per esperienza (da anni navigo e converso sul web con molte persone di Islam e di cultura arabo-islamica) purtroppo posso asserire con certezza che il caso di Anders Behring Breivik non è unico e isolato, anzi.
Più e più volte nel mio cammino attraverso la rete mi è capitato di incontrare veri e propri odiatori di professione con ideologie del tutto identiche a quelle di questo ragazzo di 32 anni. Persone che mi hanno augurato la morte, che hanno denigrato e offeso la mia famiglia, che mi hanno trattata come una decerebrata (sì, perchè secondo l'idea deviata di queste persone un "convertito" come me è addirittura peggiore di un musulmano "di nascita", dato che noi abbiamo sposato queata religione da adulti e con piena coscienza, crimine, a parer loro, da dover pagare nel peggiore dei modi).
Persone con le quali comunque ho sempre testardamente provato a trasmettere la nostra normalità, che hanno però scelto di non credere alle mie parole volte alla pace e al dialogo.
Liberi di farlo, per carità, ognuno può pensare di noi quello che vuole.
Ma se si va oltre il pensiero, se si passa all'azione, alla diffamazione, alla calunnia, perfino alla violenza verbale e fisica allora no, non va più bene.
Un errato messaggio da parte dei media può creare mostri, e i mostri, si sa, non si accontentano di usare la parola, i mostri agiscono. Feriscono. Uccidono.
Quindi ritengo quantomai opportuno che la stampa mondiale si metta la classica "mano sulla coscienza" (sì dai, credo che ce l'abbiano, in fondo...) e che comincino finalmente a fare attenzione a ciò che pubblica, a ciò che trasmette via radio, alla tv, sul web. Perchè se continua a trasmettere messaggi che conducono all'equazione islamico=terrorista nelle persone magari pù deboli e suggestionabili potrebbe scattare lo stesso meccanismo mentale che evidentemente è avvenuto nella testa di questo giovane norvegese: spinto dalla paura del diverso, ha ucciso. Ha ucciso per difendersi, a parer suo, per poi scoprire però nel più terribile dei modi che la persona dalla quale esso stesso e gli altri avrebbero dovuto difendersi in realtà altri non era che lui.
Il mostro siete voi, quindi, siamo noi, è chiunque non va alla ricerca della verità per paura o per pigrizia mentale. E' chi giudica e accusa gli altri da lontano, è chi pensa di essere migliore di chi è diverso senza capirlo nè conoscerlo.
Salvatevi da voi stessi, salviamoci da noi stessi. Difendiamoci dai mostri con la spada della verità e dell'onestà. Quella vera.
"Single, cristiano, conservatore e anti-islamico" è questo il profilo che tracciava di se stesso Anders Behring Breivik, il 32enne arrestato dalla polizia norvegese e sospettato del doppio attacco che ieri, sull'isola di Utoya e a Oslo, ha causato 91 morti. Gli interessi, le idee politiche e le letture di Breivik appaiono sulla pagina di Facebook passata al setaccio dagli inquirenti che stanno indagando sugli attentati. Grande appassionato di videogiochi e di caccia, il presunto killer indicava tra gli interessi il body-building e la massoneria, manifestando apertamente il proprio odio per la società multiculturale e multirazziale" (Repubblica.it)
"Il fatto che la citta' della pace sia stata colpita da una strage terroristica ci ricorda l'esigenza dell'unita' nella lotta contro il terrorismo, che non e' finito con la morte di Osama Bin Laden" (ADN Kronos)
"Norvegia da tempo nel mirino qaedista. I paesi scandinavi ancora obiettivo di primo piano dopo la vicenda delle vignette sataniche danesi" (Corriere Della Sera on line)
"Potrebbe esserci al-Qaeda, l’organizzazione terroristica orfana di Osama bin Laden, dietro all’esplosione che ha portato questo pomeriggio il terrore a Oslo." (Il Giornale on line)
E sì, perchè se succede una strage, dàgli all'islamico. Se viene trovata morta una ragazza (Yara - Brembate Sopra, BG), dagli all'islamico. Se viene sterminata una famiglia (Raffaella Castagna, assieme alla madre, Paola Galli, al piccolo figlio Youssef, 2 anni e alla loro vicina, Valeria Cherubini - Erba, CO), dàgli all'islamico.
Questi sono soltanto tre fra i numerosi tragici esempi di misinformazione, pressione mediatica, istigazione all'islamofobia diretti involontariamente o non ai danni della comunità musulmana mondiale da parte dei media occidentali.
E il risultato qual'è? Odio e diffidenza reciproci. Voi avrete paura di noi e ci terrete lontani, noi saremmo infastiditi dai vostri pregiudizi e vi terremo lontani.
Ma tutto questo a che serve, dove ci porterà in futuro?
Sono anni che gridiamo ai quattro venti che siamo persone normali, noi musulmani, come tutti. Solamente che preghiamo 5 volte al giorno con la fronte a terra, crediamo e preghiamo un Solo Dio e digiuniamo. Pratiche che nel modo più assoluto vanno ad intaccare la sfera privata di chi non crede nella nostra religione.
E quanto siamo stufi, lo sa Dio, di vederci addossate le colpe di un intero mondo in disgrazia.
I media non ci hanno fatto gran bella figura a proposito dell'ultima drammatica vicenda avvenuta in Norvegia. Perchè anche in questo caso hanno gridato subito "Al lupo barbuto, al lupo barbuto!!" Invece il lupo barbuto come spesso è accaduto, non c'entrava niente. Questa volta di un lupo glabro e biondo, si è trattato.
Un lupo che cova vero odio, che ha seri problemi di percezione della realtà, che nella sua folle lucidità xenofoba e anti islamica ha ritenuto indispensabile uccidere dei poveri ragazzi innocenti e delle persone a loro volta ignare del male che stava per accadere loro.
Per esperienza (da anni navigo e converso sul web con molte persone di Islam e di cultura arabo-islamica) purtroppo posso asserire con certezza che il caso di Anders Behring Breivik non è unico e isolato, anzi.
Più e più volte nel mio cammino attraverso la rete mi è capitato di incontrare veri e propri odiatori di professione con ideologie del tutto identiche a quelle di questo ragazzo di 32 anni. Persone che mi hanno augurato la morte, che hanno denigrato e offeso la mia famiglia, che mi hanno trattata come una decerebrata (sì, perchè secondo l'idea deviata di queste persone un "convertito" come me è addirittura peggiore di un musulmano "di nascita", dato che noi abbiamo sposato queata religione da adulti e con piena coscienza, crimine, a parer loro, da dover pagare nel peggiore dei modi).
Persone con le quali comunque ho sempre testardamente provato a trasmettere la nostra normalità, che hanno però scelto di non credere alle mie parole volte alla pace e al dialogo.
Liberi di farlo, per carità, ognuno può pensare di noi quello che vuole.
Ma se si va oltre il pensiero, se si passa all'azione, alla diffamazione, alla calunnia, perfino alla violenza verbale e fisica allora no, non va più bene.
Un errato messaggio da parte dei media può creare mostri, e i mostri, si sa, non si accontentano di usare la parola, i mostri agiscono. Feriscono. Uccidono.
Quindi ritengo quantomai opportuno che la stampa mondiale si metta la classica "mano sulla coscienza" (sì dai, credo che ce l'abbiano, in fondo...) e che comincino finalmente a fare attenzione a ciò che pubblica, a ciò che trasmette via radio, alla tv, sul web. Perchè se continua a trasmettere messaggi che conducono all'equazione islamico=terrorista nelle persone magari pù deboli e suggestionabili potrebbe scattare lo stesso meccanismo mentale che evidentemente è avvenuto nella testa di questo giovane norvegese: spinto dalla paura del diverso, ha ucciso. Ha ucciso per difendersi, a parer suo, per poi scoprire però nel più terribile dei modi che la persona dalla quale esso stesso e gli altri avrebbero dovuto difendersi in realtà altri non era che lui.
Il mostro siete voi, quindi, siamo noi, è chiunque non va alla ricerca della verità per paura o per pigrizia mentale. E' chi giudica e accusa gli altri da lontano, è chi pensa di essere migliore di chi è diverso senza capirlo nè conoscerlo.
Salvatevi da voi stessi, salviamoci da noi stessi. Difendiamoci dai mostri con la spada della verità e dell'onestà. Quella vera.
"Single, cristiano, conservatore e anti-islamico" è questo il profilo che tracciava di se stesso Anders Behring Breivik, il 32enne arrestato dalla polizia norvegese e sospettato del doppio attacco che ieri, sull'isola di Utoya e a Oslo, ha causato 91 morti. Gli interessi, le idee politiche e le letture di Breivik appaiono sulla pagina di Facebook passata al setaccio dagli inquirenti che stanno indagando sugli attentati. Grande appassionato di videogiochi e di caccia, il presunto killer indicava tra gli interessi il body-building e la massoneria, manifestando apertamente il proprio odio per la società multiculturale e multirazziale" (Repubblica.it)
Pubblicato da
Muslima
alle
23:38
8
commenti
Etichette:
attualità,
c'è del marcio in Danimarca,
discriminazioni,
due pesi e due misure,
ingiustizie
22 luglio 2011
Islamic Relief: crisi Africa Orientale.
La siccità nel Corno d'Africa sta colpendo oltre 10 milioni di persone provenienti da tutta la Somalia, Kenya ed Etiopia. Una combinazione letale di mancanza di pioggia e di conseguente aumento di prezzi dei prodotti alimentari sta portando alla peggiore siccità che la regione abbia mai visto da oltre 60 anni.
Molte persone hanno perso i loro mezzi di sostentamento. il bestiame nella regione è una fonte di reddito e di cibo e per alcuni è l'unica fonte di sopravvivenza. Islamic Relief sta già assistendo le persone che attraversano la frontiera in Kenya provenienti dalla Somalia nel tentativo di fuggire dalla siccità che sta colpendo il loro paese. Islamic Relief nota anche un crescente numero di famiglie che arrivano a Mogadiscio e in altre zone cercando di sfuggire alla siccità e trovare un modo per sfamare la propria famiglia.
In Kenya, i prezzi alimentari sono elevati più che mai a causa di una diminuzione del bestiame. Il più grande campo di rifugiati nel mondo è situato in Kenya, sul confine somalo-Kenyano, con oltre 300.000 abitanti. Islamic Relief sta notando un sempre più crescente numero di casi di malnutrizione e diarrea nei bambini, che è letale nelle attuali condizioni.
Islamic Relief è sul campo in Etiopia, Kenya e Somalia:
La risposta alle emergenza siccità dell'Africa Orientale coinvolge tre distretti nel Puntland, in Somalia. Sono stati consegnati 7 litri di acqua al giorno a 35.406 persone per un periodo di un mese e sono stati forniti servizi essenziali di assistenza sanitaria di base per un ulteriore 1.322 donne e bambini.
Islamic Relief fornisce anche:
Pronto Soccorso e servizi di assistenza agli sfollati (IDP) e alla comunità locale nella regione di Mudug per un totale di beneficiari di 50.000 persone.
Distribuzione di cibo per un valore di oltre $ 350.000 di carne in scatola (60 tonnellate) e $ 100.000 di pacchi cibo nel Puntland e Somaliland.
Assistenza sanitaria di base per gli sfollati nel centro-sud della Somalia, Puntland e Somaliland.
Pronto Soccorso e distribuzione d'acqua agli sfollati nel Corridor Afgooye nel centro-sud della Somalia per un numero di beneficiari pari a 60.000 persone.
Con
€ 16 fornisci ad un bambino integratori alimentari di alto contenuto energetico per una settimana
€ 57 fornisci acqua pulita a 1000 persone
€ 110 fornisci pacchi cibo per 100 famiglie al giorno
€ 170 fornire assistenza sanitaria a 10 bambini malnutriti per un mese
Pubblicato da
Muslima
alle
00:49
0
commenti
Etichette:
attualità,
beneficenza,
guadagnare hasanat,
ingiustizie
13 luglio 2011
Posto che...
-...non me ne frega niente dei matrimoni altrui, reali o meno (tranne nei casi in cui siano di familiari o conoscenti, ovvio)
- non me ne frega niente del gossip
- non me ne frega niente dei cosiddetti "vip" (minuscolo voluto...) in generale,
mi scappa comunque di dir la mia sul loro matrimonio. Perchè? Perchè, semplicemente, mi sale la carogna.
Punto primo:
la ragazza già prima delle nozze (ricordiamolo, un'ex atleta, quindi proveniente da un ambiente non altisonante come quello del suo attuale sposo) è stata radiografata da tutta la stampa mondiale. "E' come Grace", "E' peggio di Grace", "Assomiglia a Grace", etc. etc. Della serie: deve per forza avere a che fare con stà Grace sennò non vale una cicca. E già lì ce ne sarebbe da dire.
Punto secondo:
alla vigilia del real sposalizio si è saputo che il suo principe altro non avrebbe che un quarto e forse addirittura un quinto figlio illegittimo, concepito molto probabilmente durante il periodo in cui era fidanzato con Charlene.
Punto terzo:
lei lo ha saputo. Come tutto il mondo... Ma, a differenza di tutto il mondo (che, a seconda dei soggettivi princìpi - non prìncipi... - morali può aver reagito con sdegno o con divertimento), lei è la persona che gli deve stare accanto (subendo in mondovisione un'umiliazione che già privatamente immagino sia devastante, non oso pensare quindi come lo deve essere pubblicamente). E, sottolineo, gli DEVE stare accanto. Non gli VUOLE stare accanto. E qui giungiamo al
punto quarto.
Charlene voleva, all'ultimo minuto, scappar via, non sposare più l'infedele real fidanzato. Perchè lo ha sposato lo stesso? PERCHE' LE E' STATO SEQUESTRATO IL PASSAPORTO ALLA FRONTIERA MENTRE TENTAVA DI RITORNARE AL SUO PAESE, il Sud Africa. Ovvero E' STATA COSTRETTA A SPOSARE UN UOMO CHE NON VOLEVA. Firmando oltretutto un contratto prematrimoniale che la vincola necessariamente a dargli un figlio legittimo, altrimenti manco può divorziare.
Riassunto? Una donna è stata obbligata con il beneplacito del mondo a sposarsi e ad avere rapporti coniugali con una persona che non voleva più come compagno per la vita.
Immaginatevi se lei si fosse chiamata Leila e lui Ahmed, che finimondo mediatico sarebbe successo.
Passo e chiudo.
P.s.: oltre il danno, la beffa. Viaggio di nozze in due alberghi separati; lui tra l'altro in questo periodo si sta sottoponendo ai test di paternità...
- non me ne frega niente del gossip
- non me ne frega niente dei cosiddetti "vip" (minuscolo voluto...) in generale,
mi scappa comunque di dir la mia sul loro matrimonio. Perchè? Perchè, semplicemente, mi sale la carogna.
Punto primo:
la ragazza già prima delle nozze (ricordiamolo, un'ex atleta, quindi proveniente da un ambiente non altisonante come quello del suo attuale sposo) è stata radiografata da tutta la stampa mondiale. "E' come Grace", "E' peggio di Grace", "Assomiglia a Grace", etc. etc. Della serie: deve per forza avere a che fare con stà Grace sennò non vale una cicca. E già lì ce ne sarebbe da dire.
Punto secondo:
alla vigilia del real sposalizio si è saputo che il suo principe altro non avrebbe che un quarto e forse addirittura un quinto figlio illegittimo, concepito molto probabilmente durante il periodo in cui era fidanzato con Charlene.
Punto terzo:
lei lo ha saputo. Come tutto il mondo... Ma, a differenza di tutto il mondo (che, a seconda dei soggettivi princìpi - non prìncipi... - morali può aver reagito con sdegno o con divertimento), lei è la persona che gli deve stare accanto (subendo in mondovisione un'umiliazione che già privatamente immagino sia devastante, non oso pensare quindi come lo deve essere pubblicamente). E, sottolineo, gli DEVE stare accanto. Non gli VUOLE stare accanto. E qui giungiamo al
punto quarto.
Charlene voleva, all'ultimo minuto, scappar via, non sposare più l'infedele real fidanzato. Perchè lo ha sposato lo stesso? PERCHE' LE E' STATO SEQUESTRATO IL PASSAPORTO ALLA FRONTIERA MENTRE TENTAVA DI RITORNARE AL SUO PAESE, il Sud Africa. Ovvero E' STATA COSTRETTA A SPOSARE UN UOMO CHE NON VOLEVA. Firmando oltretutto un contratto prematrimoniale che la vincola necessariamente a dargli un figlio legittimo, altrimenti manco può divorziare.
Riassunto? Una donna è stata obbligata con il beneplacito del mondo a sposarsi e ad avere rapporti coniugali con una persona che non voleva più come compagno per la vita.
Immaginatevi se lei si fosse chiamata Leila e lui Ahmed, che finimondo mediatico sarebbe successo.
Passo e chiudo.
P.s.: oltre il danno, la beffa. Viaggio di nozze in due alberghi separati; lui tra l'altro in questo periodo si sta sottoponendo ai test di paternità...
Pubblicato da
Muslima
alle
19:54
5
commenti
Etichette:
attualità,
c'è del marcio in Danimarca,
due pesi e due misure,
ingiustizie,
matrimonio
28 maggio 2011
Comunicato stampa in merito all'aggressione subita a Padova il giorno 25/05/11 da una giovane studentessa musulmana.
In Nome dell'Unico Dio.
La comunità islamica Italiana tutta esprime il suo sdegno di fronte all'aggressione subita dalla sorella H.T., giovane studentessa universitaria di origini marocchine residente a Padova e figlia dell'imam della moschea di via Anelli.
La ragazza mentre era alla fermata dell'autobus, è stata avvicinata da una donna che, urlandole addosso i peggiori epiteti, l'ha aggredita tentando di strapparle il velo dalla testa.
Questo episodio è stato solo l'ultimo in ordine cronologico di una serie di avvenimenti analoghi che le donne musulmane residenti in Italia hanno purtroppo dovuto sopportare.
E' quasi all'ordine del giorno sentire che una musulmana è stata aggredita (talvolta verbalmente e talvolta, come in questo caso, perfino fisicamente), discriminata, offesa.
La donna musulmana fa fatica a trovare lavoro, soprattutto quando indossa il velo, viene derisa e additata per la strada, è oggetto di continui commenti e battutine espressi non solo da giovani, ma perfino da adulti e addirittura anziani che giungono al punto di gridarle parolacce e insulti per la strada. La ragazza musulmana viene perfino osteggiata nell'ambito scolastico da professori che le intimano di togliere il velo oppure la vorrebbero costringere a nutrirsi di cibi che non le sono consentiti, ridicolizzando la sua fede anche in presenza dei compagni di classe.
Sono episodi vergognosi realmente accaduti, e che ogni giorno anzichè diminuire purtroppo aumentano anche in gravità, come dimostra ciò che è avvenuto alla giovane sorella H.
Questo è l'inevitabile frutto di un approccio sociale completamente errato, che insiste col mostrare lo straniero e, peggio, il musulmano (che sempre più spesso straniero non è, data l'alta percenuale di convertiti e di giovani di seconda generazione che si sono ormai da anni stabiliti nel nostro Paese) come un pericolo e un qualcuno da cui difendersi.
Il tutto anche a causa dei media che hanno contribuito ad evidenziare le figure sbagliate, dando risalto solamente al musulmano che delinque piuttosto che a quello che vive e lavora con la massima onestà, contribuendo allo sviluppo del paese e - perchè no? - a rimpinguare le casse statali contribuendo a far sì che gli anziani possano avere un minimo di pensione assicurata anche grazie al loro lavoro.
E' ora di far fronte a questa ingiusta situazione. Tra l'altro ci preme sottolineare che in Italia tanto si sbandiera il fatto che la donna - e sempre la musulmana in particolare, che si crede erroneamente essere in difficoltà maggiore rispetto a donne di altre fedi - deve essere protetta e tutelata, di conseguenza riteniamo fondamentale che le istituzioni facciano qualcosa per migliorare quanto prima possibile la situazione delle donne in generale e, nel caso specifico, delle credenti musulmane che altro non fanno che dimostrare la loro devozione all'Unico Dio coprendosi un po' di più rispetto alle altre donne .
Ci rivolgiamo perciò al ministro delle Pari Opportunità, alle associazioni che si occupano della tutela delle donne e degli stranieri, nonchè a tutti i cittadini di buona volontà affinchè tutti insieme si faccia qualcosa per far sì che questa vergogna vada a scemare e, col tempo, a finire.
Firmatari:
U.CO.I.I. - Unione delle Comunità Islamiche d'Italia
A.D.M.I. - Associazione Donne Musulmane d'Italia
Associazione Donne e Mamme Musulmane (SV)
CIMA Comunità Islamica delle Marche
Comunità dei Musulmani della Liguria
CIDA Comunità Islamica di Ancona
Associazione Life Argenta
Associazione Casa Africa di Imperia
A p s islamica “La Guida Retta” di Vicenza
Comitato "Un ponte per la pace" (VR)
Consiglio Islamico di Verona
Associazione Islamica di Milano
La comunità islamica Italiana tutta esprime il suo sdegno di fronte all'aggressione subita dalla sorella H.T., giovane studentessa universitaria di origini marocchine residente a Padova e figlia dell'imam della moschea di via Anelli.
La ragazza mentre era alla fermata dell'autobus, è stata avvicinata da una donna che, urlandole addosso i peggiori epiteti, l'ha aggredita tentando di strapparle il velo dalla testa.
Questo episodio è stato solo l'ultimo in ordine cronologico di una serie di avvenimenti analoghi che le donne musulmane residenti in Italia hanno purtroppo dovuto sopportare.
E' quasi all'ordine del giorno sentire che una musulmana è stata aggredita (talvolta verbalmente e talvolta, come in questo caso, perfino fisicamente), discriminata, offesa.
La donna musulmana fa fatica a trovare lavoro, soprattutto quando indossa il velo, viene derisa e additata per la strada, è oggetto di continui commenti e battutine espressi non solo da giovani, ma perfino da adulti e addirittura anziani che giungono al punto di gridarle parolacce e insulti per la strada. La ragazza musulmana viene perfino osteggiata nell'ambito scolastico da professori che le intimano di togliere il velo oppure la vorrebbero costringere a nutrirsi di cibi che non le sono consentiti, ridicolizzando la sua fede anche in presenza dei compagni di classe.
Sono episodi vergognosi realmente accaduti, e che ogni giorno anzichè diminuire purtroppo aumentano anche in gravità, come dimostra ciò che è avvenuto alla giovane sorella H.
Questo è l'inevitabile frutto di un approccio sociale completamente errato, che insiste col mostrare lo straniero e, peggio, il musulmano (che sempre più spesso straniero non è, data l'alta percenuale di convertiti e di giovani di seconda generazione che si sono ormai da anni stabiliti nel nostro Paese) come un pericolo e un qualcuno da cui difendersi.
Il tutto anche a causa dei media che hanno contribuito ad evidenziare le figure sbagliate, dando risalto solamente al musulmano che delinque piuttosto che a quello che vive e lavora con la massima onestà, contribuendo allo sviluppo del paese e - perchè no? - a rimpinguare le casse statali contribuendo a far sì che gli anziani possano avere un minimo di pensione assicurata anche grazie al loro lavoro.
E' ora di far fronte a questa ingiusta situazione. Tra l'altro ci preme sottolineare che in Italia tanto si sbandiera il fatto che la donna - e sempre la musulmana in particolare, che si crede erroneamente essere in difficoltà maggiore rispetto a donne di altre fedi - deve essere protetta e tutelata, di conseguenza riteniamo fondamentale che le istituzioni facciano qualcosa per migliorare quanto prima possibile la situazione delle donne in generale e, nel caso specifico, delle credenti musulmane che altro non fanno che dimostrare la loro devozione all'Unico Dio coprendosi un po' di più rispetto alle altre donne .
Ci rivolgiamo perciò al ministro delle Pari Opportunità, alle associazioni che si occupano della tutela delle donne e degli stranieri, nonchè a tutti i cittadini di buona volontà affinchè tutti insieme si faccia qualcosa per far sì che questa vergogna vada a scemare e, col tempo, a finire.
Firmatari:
U.CO.I.I. - Unione delle Comunità Islamiche d'Italia
A.D.M.I. - Associazione Donne Musulmane d'Italia
Associazione Donne e Mamme Musulmane (SV)
CIMA Comunità Islamica delle Marche
Comunità dei Musulmani della Liguria
CIDA Comunità Islamica di Ancona
Associazione Life Argenta
Associazione Casa Africa di Imperia
A p s islamica “La Guida Retta” di Vicenza
Comitato "Un ponte per la pace" (VR)
Consiglio Islamico di Verona
Associazione Islamica di Milano
Pubblicato da
Muslima
alle
11:07
7
commenti
Etichette:
attualità,
discriminazioni,
donna musulmana,
ingiustizie,
Islam Italia,
notizie
05 maggio 2011
5 Maggio, giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia.
In Nome di Allah il Compassionevole, il Misericordioso.
“Perché mai non combattete per la causa di Allah e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: “Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato?”
(Corano, 4:75)
L’Islam dice NO alla pedofilia
“e quando verrà chiesto alla [neonata] sepolta viva per quale colpa sia stata uccisa”
Corano, 81:8
pratica largamente messa in atto per lungo tempo prima della Rivelazione coranica (e purtroppo ancora praticata tutt’oggi nelle zone di campagna della Cina), ha imposto gentilezza verso tutti, ha ordinato ai genitori di far crescere i figli nella maniera migliore possibile dando loro dei diritti come quello all’istruzione che all’epoca praticamente era inesistente. L’Islam vieta anche l’ingiustizia, la violenza, l’oppressione, e se questo vale per gli adulti a maggior ragione per delle creature indifese come sono appunto i bambini…
Ha sempre consigliato di educare i figli secondo i sani principi che appartengono alla religione, ricordando il castigo per chi non avrà cresciuto con cura la sua prole e la grandiosa ricompensa per coloro che invece si saranno sforzati di farlo nella maniera migliore. Il Profeta Muhammed, pace e benedizioni su di lui, ci ha insegnato ad essere pazienti con i bambini:
“Riporta da Abdullah bin Shaddad, riferito da suo padre: il Profeta – pace e benedizione su di lui – venne alla preghiera tenendo tra le braccia Hasan e Hussein. Avanzò e li pose a terra. Fece takbir, iniziò la preghiera, fece la prosternazione della preghiera, e la sua prosternazione fu molto lunga. Disse mio padre: “alzai la testa e vidi il bambino sulla schiena del Profeta di Allah – pace e benedizione su di lui -, mentre era prostrato; tornai alla mia prosternazione, e quando finì la preghiera disse la gente: “O Profeta di Allah, hai fatto durante la preghiera una prosternazione molto lunga, tanto che abbiamo creduto che ti fosse capitato qualcosa o che fosse arrivata una rivelazione (dell’arcangelo Gabriele)”. Rispose: “No, non accadde ciò. Ma mio figlio salì sulla mia schiena e mi era odioso fargli fretta, finché non avesse avuto voglia di scendere”.
(Sahih Al Nisa’i)
“Ci riferisce Abdullah bin Yusef: “Il Profeta di Allah stava pregando tenendo in braccio Umama figlia di Zainab figlia del Profeta di Allah e di Abi ‘Alas bin Rabi’a bin ‘abd Shams, se si prosternava la poneva a terra, se si alzava la prendeva in braccio”. (Bukhari) a mostrar loro affetto: “Sayidina Abu Hurairah riferisce che il Messeggero di Allah (pace su di lui) baciò Saidina Hasan bin Ali (suo nipote). Aqra’bin Habis al-Tameemi che era seduto vicino a lui disse: “Ho 10 figli ma non ho mai baciato nessuno di loro” Il Profeta (pace su di lui) lo guardò e disse: “A colui che non mostra misericordia, non verrà mostrata misericordia”.
(Bukhari, Muslim,Abu dawood, Ahmad)
ad ascoltare le loro rimostranze qualora ve ne fossero ed i loro suggerimenti. Insomma a trattarli come meritano: da piccoli, delicati ed intelligenti esseri umani. Per questo tutti i musulmani d’Italia e del mondo vogliono gridare il loro sdegno e il loro
NO ALLA PEDOFILIA,
una pratica a dir poco inumana, disgustosa, meschina, soprattutto perchè compiuta ai danni di coloro che talvolta non hanno nemmeno l’uso della parola per difendersi.
Troppo, troppo spesso oggigiorno si sente parlare di bambini, di neonati addirittura (NEONATI!) che hanno sopportato torture e abusi inenarrabili, che avranno le loro vite segnate per sempre, quando non ne subiranno addirittura la perdita a causa di gesta che, come minimo, denotano del maligno allo stato puro. Oggi è la Giornata Nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, ma facciamo sì, tutti assieme, che non sia l’unica dell’anno durante la quale ci si ricorda di questa piaga.
Grazie a Dio moltissimi fra noi hanno una vita serena, lontana da simili nefandezze, ma il nostro piccolo vicino di casa invece potrebbe forse essere in pericolo. Aiutiamo quindi queste povere, innocenti vittime, ricordando l’esempio del Profeta (pace e benedizioni su di lui) che ascoltava i bambini e dedicava loro il proprio prezioso tempo proprio come faceva con gli adulti. Qualche attimo trascorso a chiacchierare, curandosi dei loro problemi, potrebbe addirittura salvar loro la vita… Non rimaniamo indifferenti, non giriamoci dall’altra parte: aiutiamo i nostri piccoli cittadini del mondo futuro. Sottraiamoli, con la nostra vigilanza e amorevole cura, dagli artigli della bestia della pedofilia.
“Il Profeta ha detto: “Trattate i vostri figli con riguardo, essi sono doni che vi sono stati offerti” (Tratto da “Minhaj al muslim”)
U.CO.I.I.
Associazione Donne e Mamme Musulmane
Comunità Islamica delle MARCHE
Comunità Islamica di ANCONA
LIFE Argenta
Pubblicato da
Muslima
alle
14:11
0
commenti
Etichette:
attualità,
haram,
ingiustizie,
islam,
Islam Italia,
pedofilia
29 aprile 2011
Pubblicato da
Muslima
alle
14:07
0
commenti
Etichette:
Arrigoni,
attualità,
due pesi e due misure,
ingiustizie,
notizie,
Palestina
15 aprile 2011
Ciao Vittorio, uomo di verità.
In molti conoscevano Vittorio Arrigoni. Forse ancora troppo pochi, visto l’importanza di ciò che lui aveva da dire. Lui era la testimonianza vivente e parlante dei soprusi che quotidianamente avvenivano (e avvengono, e avverranno…) nella striscia di Gaza ai danni della popolazione palestinese.
Sì, perchè lui lì ci viveva. Da anni aveva sposato la causa, scegliendo di stare in mezzo ai civili (che, come lui ci teneva a sottolineare, “sono allo stremo delle forze”) e di aiutarli seguendo i medici nelle azioni più pericolose, facendo da scudo umano per proteggere le ambulanze con dentro i feriti dagli spari dell'esercito israeliano, donando sangue, facendo iniezioni perfino.
Un giovane uomo che aveva fra le mani le armi più potenti in assoluto, la verità e l’onestà.
Sì, perchè proprio per questo è stato ucciso Vittorio. Perchè sapeva, vedeva, e diceva troppe cose giuste.
In questo mondo marcio e corrotto purtroppo il candore delle idee, la forza della giustizia, la cruda violenza della verità terrorizzano i potenti e annoiano i comuni mortali.
Meglio girarsi dall’altra parte e guardarsi una bella puntata del Grande Fratello, che i problemi della “casa” sono molto più interessanti di un uomo che ha lottato con la sua parola e ha donato la sua giovane, brillante e valorosa vita per un ideale vero.
Dormi, mondo, dormi… Non sprecarti a far fatica per il giusto… Non vedi poi che fine si fa? Meglio imparare a nuotare nel liquame piuttosto che faticare per stappare la fogna, no?
Sì, perchè lui lì ci viveva. Da anni aveva sposato la causa, scegliendo di stare in mezzo ai civili (che, come lui ci teneva a sottolineare, “sono allo stremo delle forze”) e di aiutarli seguendo i medici nelle azioni più pericolose, facendo da scudo umano per proteggere le ambulanze con dentro i feriti dagli spari dell'esercito israeliano, donando sangue, facendo iniezioni perfino.
Un giovane uomo che aveva fra le mani le armi più potenti in assoluto, la verità e l’onestà.
Sì, perchè proprio per questo è stato ucciso Vittorio. Perchè sapeva, vedeva, e diceva troppe cose giuste.
In questo mondo marcio e corrotto purtroppo il candore delle idee, la forza della giustizia, la cruda violenza della verità terrorizzano i potenti e annoiano i comuni mortali.
Meglio girarsi dall’altra parte e guardarsi una bella puntata del Grande Fratello, che i problemi della “casa” sono molto più interessanti di un uomo che ha lottato con la sua parola e ha donato la sua giovane, brillante e valorosa vita per un ideale vero.
Dormi, mondo, dormi… Non sprecarti a far fatica per il giusto… Non vedi poi che fine si fa? Meglio imparare a nuotare nel liquame piuttosto che faticare per stappare la fogna, no?
Pubblicato da
Muslima
alle
09:19
12
commenti
Etichette:
Arrigoni,
attualità,
c'è del marcio in Danimarca,
ingiustizie,
notizie,
Palestina
10 marzo 2011
Il corpo delle donne. Musulmane.
Io non posso lavorare.
Non è che non voglio, proprio non posso. Non posso perchè non c’è lavoro, c’è crisi, perchè i lavori che vengono proposti in giro o sono a provvigione quindi non garantiscono la certezza di nemmeno un minimo stipendio o sono talmente sottopagati che si rischia, tra guadagno e spese di trasporto, di avere un bilancio alla pari. Di conseguenza il gioco non vale la candela.
E questo potrebbe essere un discorso che vale per migliaia di donne.
Per me però, per noi, c’è un “handicap” in più.
Mi è capitato più volte di andare a colloqui di lavoro con un curriculum di tutto rispetto (parlo di lavori diciamo non d’èlite ma comunque dignitosi), attestante anni di esperienza e con un bagaglio di referenze positive che sarebbero state fornite dai precedenti datori di lavoro, ma del quale non è stato tenuto conto.
Ho anche parecchie capacità, ho un’ottima padronanza del pc, volendo sono in grado di costruire piccoli siti internet e di gestirli, so (credo) scribacchiare, ma non provo nemmeno ad osare di presentarmi in un qualsivoglia ufficio per eventuali candidature.
Perchè?
Perchè sono italiana ma musulmana, e, peggio, velata.
Io non posso togliere il velo, non perchè mi venga impedito da chissà chi, ma semplicemente perchè se lo facessi mi sentirei fortemente in colpa verso Dio, andando contro tutti i miei principi e ciò in cui credo, gettando alle ortiche quanto di più grande per me esiste.
Non è testardaggine, la mia, semplice fede.
In parole povere, non posso lavorare perchè vengo discriminata a causa della mia fede religiosa. In questi ultimi anni, ho tenuto vari colloqui, e la domanda principale che mi è stata fatta, ripeto, per semplici lavori come operaia è stata: “Ma toglierebbe il velo sul lavoro?” Alla mia risposta negativa con relative spiegazioni del caso (ho già lavorato in passato con il velo, non mi crea nessun fastidio, non inficia le mie capacità, etc.), i volti dei possibili datori di lavoro cambiavano espressione, addirittura una titolare di un’impresa di pulizie una volta mi ha detto: “Ma magari i vecchietti vedendola si potrebbero spaventare!”… Una addetta al personale di una grande catena di alberghi invece mi ha detto che sul lavoro per loro “è fondamentale” non avere il velo… Bah. Che dire? Meglio lasciare a voi che leggete, i commenti. I miei sarebbero scontati.
Ritengo poi sia ancora più ingiusto che questo avvenga qui, nell’Italia delle quote rosa, delle Pari Opportunità garantite, della grande Festa della Donna, dove ogni anno, puntualmente, intorno all’ 8 Marzo si possono leggere sui giornali e sentire alla tv frasi del tipo:
“un giorno di celebrazione per le conquiste sociali“
“8 marzo un giorno importante che vuole ricordare non solo le conquiste sociali e politiche ma anche le tante discriminazioni che purtroppo ancora oggi le donne subiscono in diverse parti del mondo“
“A maggior ragione questa data deve essere un modo per rivalutare la figura della donna“
Frasi quantomeno ipocrite, ai miei occhi.
Fa inoltre tanto parlare in questi giorni il documentario “Il corpo delle donne” che, a onor del vero, non ho ancora avuto occasione di visionare cosa che però mi riprometto di fare presto, il quale, leggendo articoli che ne parlano qui e là, mi pare di aver capito stigmatizzi lo scorretto uso che giornali e tv fanno della figura femminile, sfruttandone la sua esteriorità e la sua bellezza per vendere di più. Insomma, condanna una sorta di mercificazione della dignità femminile. Ok, ci sto, sono d’accordo, è ingiusto far ciò (è ingiusto però perfino che la donna in questione lo permetta, consentitemi la sottolineatura… Se ci sono foto osè utilizzate per vendere auto, di certo qualche fanciulla che si è fatta fotografare in tal modo per lo scopo c’è stata. Chi è causa del suo mal, etc. etc. …), ma non lo è altrettanto rifiutare un lavoro ad una persona titolata solamente perchè indossa un velo? Non è anche questo un modo di considerare la donna come un involucro senza contenuti? Che cosa toglie un semplice foulard ad un datore di lavoro? Forse la donna velata lavora meno bene? Diminuisce forse il prestigio di un determinato luogo un quadrato di stoffa sulla testa?
In un mondo dove le prostitute – perfino minorenni – vengono chiamate con il raffinato aggettivo “escort” e sdoganate come facce di una realtà oramai “normale” e accettabile mi chiedo: perchè questo invece con la donna musulmana coperta, pudica, devota ma comunque capace ed intelligente nonchè spesso titolata non avviene?
Forse perchè in fin dei conti in questa moderna Italia della dignità della donna in sè non frega un accidente di niente?
Non facciamoli, allora, stì documentari, sono mera ipocrisia.
E per gentilezza, quando si parla di pari opportunità, ci si ricordi anche di noi. Siamo musulmane, con “e” finale, donne, a nostra volta.
E Dio Solo sa quanto valiamo e quanto siamo dignitose.
Plauso infine a chi ha saputo andare davvero oltre l’apparenza. Ci sono, grazie a Dio, teste pensanti. Una grande catena di hotel, Mercure Artis, nel riminese ha assunto come stagista una giovane studentessa di un istituto alberghiero che può in questo modo completare il suo percorso scolastico, musulmana e velata, che era stata rifiutata da un altro grande albergo per i motivi di cui sopra, dichiarando: “Una ragazza con il velo non può assolutamente arrecare danno all’immagine. Anzi, rappresenta un valore aggiunto per la nostra catena. Anche perché all’estero è un fatto normalissimo. Come albergo noi previlegiamo la diversità“.

Non è che non voglio, proprio non posso. Non posso perchè non c’è lavoro, c’è crisi, perchè i lavori che vengono proposti in giro o sono a provvigione quindi non garantiscono la certezza di nemmeno un minimo stipendio o sono talmente sottopagati che si rischia, tra guadagno e spese di trasporto, di avere un bilancio alla pari. Di conseguenza il gioco non vale la candela.
E questo potrebbe essere un discorso che vale per migliaia di donne.
Per me però, per noi, c’è un “handicap” in più.
Mi è capitato più volte di andare a colloqui di lavoro con un curriculum di tutto rispetto (parlo di lavori diciamo non d’èlite ma comunque dignitosi), attestante anni di esperienza e con un bagaglio di referenze positive che sarebbero state fornite dai precedenti datori di lavoro, ma del quale non è stato tenuto conto.
Ho anche parecchie capacità, ho un’ottima padronanza del pc, volendo sono in grado di costruire piccoli siti internet e di gestirli, so (credo) scribacchiare, ma non provo nemmeno ad osare di presentarmi in un qualsivoglia ufficio per eventuali candidature.
Perchè?
Perchè sono italiana ma musulmana, e, peggio, velata.
Io non posso togliere il velo, non perchè mi venga impedito da chissà chi, ma semplicemente perchè se lo facessi mi sentirei fortemente in colpa verso Dio, andando contro tutti i miei principi e ciò in cui credo, gettando alle ortiche quanto di più grande per me esiste.
Non è testardaggine, la mia, semplice fede.
In parole povere, non posso lavorare perchè vengo discriminata a causa della mia fede religiosa. In questi ultimi anni, ho tenuto vari colloqui, e la domanda principale che mi è stata fatta, ripeto, per semplici lavori come operaia è stata: “Ma toglierebbe il velo sul lavoro?” Alla mia risposta negativa con relative spiegazioni del caso (ho già lavorato in passato con il velo, non mi crea nessun fastidio, non inficia le mie capacità, etc.), i volti dei possibili datori di lavoro cambiavano espressione, addirittura una titolare di un’impresa di pulizie una volta mi ha detto: “Ma magari i vecchietti vedendola si potrebbero spaventare!”… Una addetta al personale di una grande catena di alberghi invece mi ha detto che sul lavoro per loro “è fondamentale” non avere il velo… Bah. Che dire? Meglio lasciare a voi che leggete, i commenti. I miei sarebbero scontati.
Ritengo poi sia ancora più ingiusto che questo avvenga qui, nell’Italia delle quote rosa, delle Pari Opportunità garantite, della grande Festa della Donna, dove ogni anno, puntualmente, intorno all’ 8 Marzo si possono leggere sui giornali e sentire alla tv frasi del tipo:
“un giorno di celebrazione per le conquiste sociali“
“8 marzo un giorno importante che vuole ricordare non solo le conquiste sociali e politiche ma anche le tante discriminazioni che purtroppo ancora oggi le donne subiscono in diverse parti del mondo“
“A maggior ragione questa data deve essere un modo per rivalutare la figura della donna“
Frasi quantomeno ipocrite, ai miei occhi.
Fa inoltre tanto parlare in questi giorni il documentario “Il corpo delle donne” che, a onor del vero, non ho ancora avuto occasione di visionare cosa che però mi riprometto di fare presto, il quale, leggendo articoli che ne parlano qui e là, mi pare di aver capito stigmatizzi lo scorretto uso che giornali e tv fanno della figura femminile, sfruttandone la sua esteriorità e la sua bellezza per vendere di più. Insomma, condanna una sorta di mercificazione della dignità femminile. Ok, ci sto, sono d’accordo, è ingiusto far ciò (è ingiusto però perfino che la donna in questione lo permetta, consentitemi la sottolineatura… Se ci sono foto osè utilizzate per vendere auto, di certo qualche fanciulla che si è fatta fotografare in tal modo per lo scopo c’è stata. Chi è causa del suo mal, etc. etc. …), ma non lo è altrettanto rifiutare un lavoro ad una persona titolata solamente perchè indossa un velo? Non è anche questo un modo di considerare la donna come un involucro senza contenuti? Che cosa toglie un semplice foulard ad un datore di lavoro? Forse la donna velata lavora meno bene? Diminuisce forse il prestigio di un determinato luogo un quadrato di stoffa sulla testa?
In un mondo dove le prostitute – perfino minorenni – vengono chiamate con il raffinato aggettivo “escort” e sdoganate come facce di una realtà oramai “normale” e accettabile mi chiedo: perchè questo invece con la donna musulmana coperta, pudica, devota ma comunque capace ed intelligente nonchè spesso titolata non avviene?
Forse perchè in fin dei conti in questa moderna Italia della dignità della donna in sè non frega un accidente di niente?
Non facciamoli, allora, stì documentari, sono mera ipocrisia.
E per gentilezza, quando si parla di pari opportunità, ci si ricordi anche di noi. Siamo musulmane, con “e” finale, donne, a nostra volta.
E Dio Solo sa quanto valiamo e quanto siamo dignitose.
Plauso infine a chi ha saputo andare davvero oltre l’apparenza. Ci sono, grazie a Dio, teste pensanti. Una grande catena di hotel, Mercure Artis, nel riminese ha assunto come stagista una giovane studentessa di un istituto alberghiero che può in questo modo completare il suo percorso scolastico, musulmana e velata, che era stata rifiutata da un altro grande albergo per i motivi di cui sopra, dichiarando: “Una ragazza con il velo non può assolutamente arrecare danno all’immagine. Anzi, rappresenta un valore aggiunto per la nostra catena. Anche perché all’estero è un fatto normalissimo. Come albergo noi previlegiamo la diversità“.
L’hijab facente parte della divisa ufficiale svedese per le dipendenti Ikea. Ah, bel paese…
Pubblicato da
Muslima
alle
10:04
13
commenti
Etichette:
attualità,
c'è del marcio in Danimarca,
discriminazioni,
donna musulmana,
due pesi e due misure,
hijab,
ingiustizie,
Islam Italia,
vita
24 febbraio 2011
Comunicato Stampa Islamic Relief Italia per la Libia.
APPELLO CRISI UMANITARIA IN LIBIA
Milano, 24/02/2011
La Libia è colpita in questi giorni da una grave crisi politica degenerata in un conflitto armato le cui vittime sono prevalentemente i civili, le notizie che arrivano parlano di migliaia di morti e feriti nelle principali città del paese.
Allo stato attuale, dovuto alla difficoltà d’accesso dei mezzi di comunicazione al paese e al fatto che esistono pochissime organizzazioni umanitarie presenti, le informazioni sono scarse e imprecise, per questo è estremamente difficile stabilire qual è l’impatto umanitario della situazione. È facile prevedere però, e alcune notizie lo confermano, che le esigenze mediche ed alimentari della popolazione richiedano un’azione rapida ed efficace di soccorso.
Islamic Relief è una delle poche organizzazioni in grado di portare aiuto alle vittime di questa crisi, lo sta già facendo attraverso il suo ufficio in Egitto che ha allestito alcuni punti di soccorso medico e di accoglienza, fornendo assistenza alimentare. Islamic Relief si appresta anche ad intervenire ai confini tunisini con la gestione di campi per i profughi libici.
Islamic Relief, lancia un appello a tutte le persone, organizzazioni e istituzioni affinché sostengano il popolo libico. Aiutateci a portare soccorso medico e alimentare a migliaia di uomini, donne e bambini colpiti dalla violenza e dal bisogno.
Per contribuire con le vostre donazioni potete effettuare versamenti sui seguenti conti postali e bancari mettendo come causale “Emergenza Libia”, altrimenti potete donare direttamente dal sito dell’associazione www.islamicrelief.it
Milano, 24/02/2011
La Libia è colpita in questi giorni da una grave crisi politica degenerata in un conflitto armato le cui vittime sono prevalentemente i civili, le notizie che arrivano parlano di migliaia di morti e feriti nelle principali città del paese.
Allo stato attuale, dovuto alla difficoltà d’accesso dei mezzi di comunicazione al paese e al fatto che esistono pochissime organizzazioni umanitarie presenti, le informazioni sono scarse e imprecise, per questo è estremamente difficile stabilire qual è l’impatto umanitario della situazione. È facile prevedere però, e alcune notizie lo confermano, che le esigenze mediche ed alimentari della popolazione richiedano un’azione rapida ed efficace di soccorso.
Islamic Relief è una delle poche organizzazioni in grado di portare aiuto alle vittime di questa crisi, lo sta già facendo attraverso il suo ufficio in Egitto che ha allestito alcuni punti di soccorso medico e di accoglienza, fornendo assistenza alimentare. Islamic Relief si appresta anche ad intervenire ai confini tunisini con la gestione di campi per i profughi libici.
Islamic Relief, lancia un appello a tutte le persone, organizzazioni e istituzioni affinché sostengano il popolo libico. Aiutateci a portare soccorso medico e alimentare a migliaia di uomini, donne e bambini colpiti dalla violenza e dal bisogno.
Per contribuire con le vostre donazioni potete effettuare versamenti sui seguenti conti postali e bancari mettendo come causale “Emergenza Libia”, altrimenti potete donare direttamente dal sito dell’associazione www.islamicrelief.it
Conto Postale 24024002
Conto Bancario presso BNL – IBAN: IT68M010050161400000001397
Entrambi intestati a Islamic Relief Italia
Pubblicato da
Muslima
alle
23:21
0
commenti
Etichette:
attualità,
beneficenza,
ingiustizie,
notizie,
opere di bene
10 febbraio 2011
Paris Match, Tariq Ramadan.
Paris Match: Cosa ha provato davanti alle immagini della rivolta della gioventù tunisina e di quella egiziana?
Tariq Ramadan: Una profonda contentezza. Nessuno aveva previsto una tale determinazione popolare. Né i governi occidentali né i vari movimenti di opposizione tra cui gli islamisti, pertanto ritenuti molto vicini al popolo. Ho provato anche una grande tristezza per la brutalità di questi regimi ormai agli sgoccioli. La Tunisia è stata un esempio per tutto il mondo arabo. Ha saputo condurre una rivolta pacifica che non ha mai vacillato fino alla fuga del tiranno.
Lei ha un rapporto speciale con l'Egitto, hai fatto la tua ricerca, ma anche sperimentato gli abusi e le torture ...
Nei primi anni '90 quando studiavo scienze islamiche presso l'Università di El Azhar, al Cairo. Avevo 28 anni e seguivo un corso intensivo, ero sempre sorvegliato da numerose squadre di polizia. Fortunatamente, il mio passaporto svizzero mi proteggeva: l'Ambasciata costantemente vigilava su di me. Un giorno la polizia mi condusse al centro di detenzione Lazourli, un luogo sinistro da cui non si sa mai quando si potrà uscire. Rimasi lì per diciotto ore, dapprima ammanettato e bendato. Alcune guardie, frustrate dal fatto di non potermi picchiare a causa della mia nazionalità svizzera, scelsero un poveretto a caso da picchiare e torturare al posto mio, davanti ai miei occhi, precisando che in realtà sarebbe toccato a me. Uscendo, ho giurato che avrei reso pubblici i loro orrori. Questo è ciò che è stato il governo di Hosni Mubarak. La tortura generalizzata per gli oppositori, ma anche il sub-appalto della tortura da parte delle potenze occidentali. Da quindici anni, non mi è permesso tornare nel territorio egiziano.
Qual è il ruolo dei Fratelli Musulmani nel movimento popolare?
Non hanno previsto niente, nonostante la loro presenza accanto alla popolazione. Nessuno ha previsto ciò che è poi accaduto. Questo movimento di massa non ha nulla a che fare con una resistenza politica schierata. E 'una rivolta popolare, quasi emotiva, contro l'arbitrarietà, contro un regime che impedisce alla gente di vivere e pensare liberamente. Il movimento islamista ha un certo peso, ma rappresenta solo una piccola frazione delle forze vive egiziane. I Fratelli Musulmani sono essi stessi divisi tra un movimento che potrebbe essere definito come un "salafita", tradizionale e conservatore, e un altro, più moderno, che condivide le opinioni del Primo Ministro turco Erdogan e la sua evoluzione. Quest'ultimo, più in sintonia con le aspirazioni dei giovani, è una forza che conta, in particolare nel movimento transpolitico Kefaya ("Ora basta!").
Rappresentano un pericolo per la democrazia?
Ad un certo punto l'Occidente sarà obbligato a fare un esame di coscienza smettendo così di fustigare gli oppositori dei dittatori per giustificare le dittature. La credibilità degli Stati Uniti e dell'Europa sono in declino in tutto il mondo arabo a causa di questa cecità. Si dovrà necessariamente arrivare al momento in cui si lascia che il processo democratico faccia il suo corso. Purtroppo, qualsiasi processo democratico nei paesi arabi spaventa Israele, mentre ciò potrebbe offrirli la possibilità di rompere finalmente con la sua politica unilaterale e insensata in Palestina .
Cosa pensa della nomina di Omar Suleiman, il capo dell'intelligence egiziana, come vice presidente?
Il regime sta giocando un' ultima carta per la sua sopravvivenza. Osservo che l'esercito, che rimane popolare in Egitto, conserva una posizione di attesa e lascia che Hosni Mubarak proponga dei burocrati che sono a lui collegati. Fino a quando? Da parte loro, gli americani hanno l'intelligenza di lasciar evolvere la situazione. Mantengono diverse opzioni. Tra esse, quella dell'ex candidato alla presidenza Ayman Nour, leader del partito di centro El-Ghad (Domani), che è loro molto vicino, e quella dell' ex-direttore della Agenzia internazionale dell'energia atomica, Mohamed El-Baradei, il cui svantaggio principale è di non avere un numero forte dietro di lui.
Articolo pubblicato sul sito web: parismatch.com
Traduzione Patrizia Khadija Dal Monte
Tariq Ramadan: Una profonda contentezza. Nessuno aveva previsto una tale determinazione popolare. Né i governi occidentali né i vari movimenti di opposizione tra cui gli islamisti, pertanto ritenuti molto vicini al popolo. Ho provato anche una grande tristezza per la brutalità di questi regimi ormai agli sgoccioli. La Tunisia è stata un esempio per tutto il mondo arabo. Ha saputo condurre una rivolta pacifica che non ha mai vacillato fino alla fuga del tiranno.
Lei ha un rapporto speciale con l'Egitto, hai fatto la tua ricerca, ma anche sperimentato gli abusi e le torture ...
Nei primi anni '90 quando studiavo scienze islamiche presso l'Università di El Azhar, al Cairo. Avevo 28 anni e seguivo un corso intensivo, ero sempre sorvegliato da numerose squadre di polizia. Fortunatamente, il mio passaporto svizzero mi proteggeva: l'Ambasciata costantemente vigilava su di me. Un giorno la polizia mi condusse al centro di detenzione Lazourli, un luogo sinistro da cui non si sa mai quando si potrà uscire. Rimasi lì per diciotto ore, dapprima ammanettato e bendato. Alcune guardie, frustrate dal fatto di non potermi picchiare a causa della mia nazionalità svizzera, scelsero un poveretto a caso da picchiare e torturare al posto mio, davanti ai miei occhi, precisando che in realtà sarebbe toccato a me. Uscendo, ho giurato che avrei reso pubblici i loro orrori. Questo è ciò che è stato il governo di Hosni Mubarak. La tortura generalizzata per gli oppositori, ma anche il sub-appalto della tortura da parte delle potenze occidentali. Da quindici anni, non mi è permesso tornare nel territorio egiziano.
Qual è il ruolo dei Fratelli Musulmani nel movimento popolare?
Non hanno previsto niente, nonostante la loro presenza accanto alla popolazione. Nessuno ha previsto ciò che è poi accaduto. Questo movimento di massa non ha nulla a che fare con una resistenza politica schierata. E 'una rivolta popolare, quasi emotiva, contro l'arbitrarietà, contro un regime che impedisce alla gente di vivere e pensare liberamente. Il movimento islamista ha un certo peso, ma rappresenta solo una piccola frazione delle forze vive egiziane. I Fratelli Musulmani sono essi stessi divisi tra un movimento che potrebbe essere definito come un "salafita", tradizionale e conservatore, e un altro, più moderno, che condivide le opinioni del Primo Ministro turco Erdogan e la sua evoluzione. Quest'ultimo, più in sintonia con le aspirazioni dei giovani, è una forza che conta, in particolare nel movimento transpolitico Kefaya ("Ora basta!").
Rappresentano un pericolo per la democrazia?
Ad un certo punto l'Occidente sarà obbligato a fare un esame di coscienza smettendo così di fustigare gli oppositori dei dittatori per giustificare le dittature. La credibilità degli Stati Uniti e dell'Europa sono in declino in tutto il mondo arabo a causa di questa cecità. Si dovrà necessariamente arrivare al momento in cui si lascia che il processo democratico faccia il suo corso. Purtroppo, qualsiasi processo democratico nei paesi arabi spaventa Israele, mentre ciò potrebbe offrirli la possibilità di rompere finalmente con la sua politica unilaterale e insensata in Palestina .
Cosa pensa della nomina di Omar Suleiman, il capo dell'intelligence egiziana, come vice presidente?
Il regime sta giocando un' ultima carta per la sua sopravvivenza. Osservo che l'esercito, che rimane popolare in Egitto, conserva una posizione di attesa e lascia che Hosni Mubarak proponga dei burocrati che sono a lui collegati. Fino a quando? Da parte loro, gli americani hanno l'intelligenza di lasciar evolvere la situazione. Mantengono diverse opzioni. Tra esse, quella dell'ex candidato alla presidenza Ayman Nour, leader del partito di centro El-Ghad (Domani), che è loro molto vicino, e quella dell' ex-direttore della Agenzia internazionale dell'energia atomica, Mohamed El-Baradei, il cui svantaggio principale è di non avere un numero forte dietro di lui.
Articolo pubblicato sul sito web: parismatch.com
Traduzione Patrizia Khadija Dal Monte
Iscriviti a:
Post (Atom)
