Se il digiuno dà alla testa
"Ricetta" araba a base di caffè contro gli effetti dell' astinenza alimentare
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"Il 14 dicembre Papa Wojtyla ha indetto in tutto il mondo una giornata di digiuno e di preghiera insieme ai musulmani. Ma attenzione, in alcune persone il digiuno è una frequente causa di mal di testa e può rappresentare un problema anche in chi è abituato a praticarlo per motivi religiosi, come durante il Ramadan o lo Yom Kippur ebraico. Uno studio pubblicato qualche tempo fa sulla rivista Headache ha esaminato i possibili fattori di scatenamento di mal di testa nei musulmani che osservano il mese di digiuno del Ramadan, durante il quale, dall' alba al tramonto, si astengono volontariamente dal cibo, dal bere, dal fumo e dai rapporti sessuali. Lo studio Allo studio hanno partecipato 116 medici dell' ospedale di Riad (Arabia Saudita), valutati a partire dal secondo giorno di Ramadan. Più del 40 per cento dei digiunatori ha riportato mal di testa, in confronto al 2 per cento di chi invece continuava a mangiare e bere come prima. Anche se alla cefalea contribuivano la diminuzione di sonno, l' ipoglicemia da mancanza di cibo e la disidratazione da mancanza di liquidi, il più frequente fattore di scatenamento è risultato l' astinenza da caffeina, tanto che, per ridurre l' insorgenza di questo tipo di mal di testa, i ricercatori arabi suggeriscono di abituarsi a una graduale riduzione del consumo di caffè nelle settimane che precedono il digiuno religioso e di prendere una tazza di buon caffè (o di un' altra bevanda contenente caffeina) appena prima di iniziarlo davvero. Ma a volte, le diverse fedi religiose possono anche a portare a risultati scientifici differenti: un altro studio condotto da ricercatori israeliani e pubblicato sempre sulla stessa rivista, indica che è principalmente la mancanza di cibo a scatenare la cosiddetta cefalea da Yom Kippur. Sono stati studiati in questo caso 56 volontari che durante lo Yom Kippur (il giorno dell' espiazione, una specie di piccolo Ramadan degli ebrei) hanno osservato un rigido digiuno di 25 ore. Disidratazione In particolare, uno dei fattori che secondo i ricercatori israeliani va certamente escluso dallo scatenamento del mal di testa, è la disidratazione. Dato che la maggior parte del peso che si può perdere in un solo giorno è dovuta per lo più alla perdita di liquidi, é stato registrato il peso dei partecipanti prima e dopo il digiuno, ma il calo ponderale non è risultato correlabile all' insorgenza del mal di capo. Probabilmente, è la differente durata del digiuno ad aver portato i due gruppi a risultati così discordanti: in sole 24 ore è infatti l' ipoglicemia a rappresentare il fattore prevalente, perché i meccanismi di compenso non hanno ancora innescato i sistemi di recupero dalle riserve dell' organismo, che invece nel mese del Ramadan riescono riabituarsi al nuovo orario di assunzione notturna degli alimenti.
CESARE PECCARISI
Vitamina protettiva Sotto la bandiera di qualsiasi fede, dopo il digiuno, mangiare soprattutto carne e vegetali può comunque essere vantaggioso, grazie al potere protettivo della vitamina B2 o riboflavina, presente in questi alimenti. L' hanno scoperto alcuni neurologi belgi che, somministrando per tre mesi 400 milligrammi di riboflavina a pazienti emicranici, hanno ottenuto un dimezzamento degli attacchi nel 56 per cento dei pazienti. Secondo gli autori dello studio, la vitamina B2 o una dieta con alimenti ricchi di tale sostanza, potrebbe diventare una prima tappa terapeutica da provare quando si presenta mal di testa."
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02 agosto 2011
14 giugno 2011
Bere con moderazione fa bene alla salute. O no?
"Mi e’ stato segnalato da alcuni pazienti e colleghi un articolo online del Secolo XIX intitolato “Bere con moderazione fa bene alla salute”.
Mi permetto di segnalare che il consumo di alcol e’ un comportamento a rischio e che l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ preferisce non utilizzare piu’ i termini uso e abuso, ma banalmente di consumo. All’interno di qualsiasi tipo di bevanda alcolica e’ presente una sostanza tossica che si chiama etanolo. L’etanolo viene poi trasformato dall’organismo in una sostanza che si chiama acetaldeide.
L’acetaldeide e’ una sostenza tossica e cancerogena. Peraltro, e’ possibile trovare nelle bevande alcoliche acetaldeide libera.
E’ difficile, quindi, per un operatore della sanita’ identificare una dose moderata e responsabile di una bevanda alcolica al cui interno sono presenti due sostanze nocive per l’organismo umano.
Al di la’ delle varie valutazioni scientifiche relative al consumo di alcol in rapporto alle singole patologie, recentemente l’agenzia IARC (International Agency for Cancer Research - Organizzazione Mondiale della Sanita’) ha inserito il consumo di etanolo e acetaldeide nel gruppo 1 dei cancerogeni per alcuni settori del nostro organismo (cavita’ orale, faringe, laringe, esofago, fegato, intestino e mammella). Peraltro, molti Autori e molte agenzie del settore sostengono che non puo’ essere definito un dosaggio sicuro e che vi e’ una risposta dose dipendente.
Recentemente la stampa ha divulgato l’allarme dei telefonini: pensate che l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ ha inserito tale pericolo nel gruppo 2, quindi ad un livello inferiore rispetto ad etanolo e acetaldeide! L’obiettivo che si prefiggono gli operatori della salute non e’ ovviamente quello di proibire, ma quello di dare informazioni scientifiche, soprattutto nei confronti dei nostri giovani.
Alcol e salute e’ una scelta individuale: pero’, quando uno assume una bevanda alcolica deve essere consapevole che introduce nell’organismo etanolo e acetaldeide. Tali sostanze non sono certo l’elisir di lunga vita!
* Epatologo Resp.le Alcologia Osp.San Martino di Genova
Vice-Presidente Nazionale - Societa’ Italiana di Alcologia"
Articolo tratto da www.ilsecoloxix.ilsole24ore.com
Noi musulmani, grazie a Dio, è da 1432 anni che lo sappiamo.
Mi permetto di segnalare che il consumo di alcol e’ un comportamento a rischio e che l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ preferisce non utilizzare piu’ i termini uso e abuso, ma banalmente di consumo. All’interno di qualsiasi tipo di bevanda alcolica e’ presente una sostanza tossica che si chiama etanolo. L’etanolo viene poi trasformato dall’organismo in una sostanza che si chiama acetaldeide.
L’acetaldeide e’ una sostenza tossica e cancerogena. Peraltro, e’ possibile trovare nelle bevande alcoliche acetaldeide libera.
E’ difficile, quindi, per un operatore della sanita’ identificare una dose moderata e responsabile di una bevanda alcolica al cui interno sono presenti due sostanze nocive per l’organismo umano.
Al di la’ delle varie valutazioni scientifiche relative al consumo di alcol in rapporto alle singole patologie, recentemente l’agenzia IARC (International Agency for Cancer Research - Organizzazione Mondiale della Sanita’) ha inserito il consumo di etanolo e acetaldeide nel gruppo 1 dei cancerogeni per alcuni settori del nostro organismo (cavita’ orale, faringe, laringe, esofago, fegato, intestino e mammella). Peraltro, molti Autori e molte agenzie del settore sostengono che non puo’ essere definito un dosaggio sicuro e che vi e’ una risposta dose dipendente.
Recentemente la stampa ha divulgato l’allarme dei telefonini: pensate che l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ ha inserito tale pericolo nel gruppo 2, quindi ad un livello inferiore rispetto ad etanolo e acetaldeide! L’obiettivo che si prefiggono gli operatori della salute non e’ ovviamente quello di proibire, ma quello di dare informazioni scientifiche, soprattutto nei confronti dei nostri giovani.
Alcol e salute e’ una scelta individuale: pero’, quando uno assume una bevanda alcolica deve essere consapevole che introduce nell’organismo etanolo e acetaldeide. Tali sostanze non sono certo l’elisir di lunga vita!
* Epatologo Resp.le Alcologia Osp.San Martino di Genova
Vice-Presidente Nazionale - Societa’ Italiana di Alcologia"
Articolo tratto da www.ilsecoloxix.ilsole24ore.com
Noi musulmani, grazie a Dio, è da 1432 anni che lo sappiamo.
"Ti chiedono del vino e del gioco d'azzardo*. Di': “In entrambi c'è un grande peccato e qualche vantaggio per gli uomini, ma in entrambi il peccato è maggiore del beneficio!”. E ti chiedono: “Cosa dobbiamo dare in elemosina?”. Di': “Il sovrappiù”. Così Allah vi espone i Suoi segni, affinché meditiate"
(Al Baqara, 219)
"O voi che credete, in verità il vino, il gioco d'azzardo, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie, sono immonde opere di Satana. Evitatele, affinché possiate prosperare"
(Al ma'ida, 90)
28 maggio 2011
Comunicato stampa in merito all'aggressione subita a Padova il giorno 25/05/11 da una giovane studentessa musulmana.
In Nome dell'Unico Dio.
La comunità islamica Italiana tutta esprime il suo sdegno di fronte all'aggressione subita dalla sorella H.T., giovane studentessa universitaria di origini marocchine residente a Padova e figlia dell'imam della moschea di via Anelli.
La ragazza mentre era alla fermata dell'autobus, è stata avvicinata da una donna che, urlandole addosso i peggiori epiteti, l'ha aggredita tentando di strapparle il velo dalla testa.
Questo episodio è stato solo l'ultimo in ordine cronologico di una serie di avvenimenti analoghi che le donne musulmane residenti in Italia hanno purtroppo dovuto sopportare.
E' quasi all'ordine del giorno sentire che una musulmana è stata aggredita (talvolta verbalmente e talvolta, come in questo caso, perfino fisicamente), discriminata, offesa.
La donna musulmana fa fatica a trovare lavoro, soprattutto quando indossa il velo, viene derisa e additata per la strada, è oggetto di continui commenti e battutine espressi non solo da giovani, ma perfino da adulti e addirittura anziani che giungono al punto di gridarle parolacce e insulti per la strada. La ragazza musulmana viene perfino osteggiata nell'ambito scolastico da professori che le intimano di togliere il velo oppure la vorrebbero costringere a nutrirsi di cibi che non le sono consentiti, ridicolizzando la sua fede anche in presenza dei compagni di classe.
Sono episodi vergognosi realmente accaduti, e che ogni giorno anzichè diminuire purtroppo aumentano anche in gravità, come dimostra ciò che è avvenuto alla giovane sorella H.
Questo è l'inevitabile frutto di un approccio sociale completamente errato, che insiste col mostrare lo straniero e, peggio, il musulmano (che sempre più spesso straniero non è, data l'alta percenuale di convertiti e di giovani di seconda generazione che si sono ormai da anni stabiliti nel nostro Paese) come un pericolo e un qualcuno da cui difendersi.
Il tutto anche a causa dei media che hanno contribuito ad evidenziare le figure sbagliate, dando risalto solamente al musulmano che delinque piuttosto che a quello che vive e lavora con la massima onestà, contribuendo allo sviluppo del paese e - perchè no? - a rimpinguare le casse statali contribuendo a far sì che gli anziani possano avere un minimo di pensione assicurata anche grazie al loro lavoro.
E' ora di far fronte a questa ingiusta situazione. Tra l'altro ci preme sottolineare che in Italia tanto si sbandiera il fatto che la donna - e sempre la musulmana in particolare, che si crede erroneamente essere in difficoltà maggiore rispetto a donne di altre fedi - deve essere protetta e tutelata, di conseguenza riteniamo fondamentale che le istituzioni facciano qualcosa per migliorare quanto prima possibile la situazione delle donne in generale e, nel caso specifico, delle credenti musulmane che altro non fanno che dimostrare la loro devozione all'Unico Dio coprendosi un po' di più rispetto alle altre donne .
Ci rivolgiamo perciò al ministro delle Pari Opportunità, alle associazioni che si occupano della tutela delle donne e degli stranieri, nonchè a tutti i cittadini di buona volontà affinchè tutti insieme si faccia qualcosa per far sì che questa vergogna vada a scemare e, col tempo, a finire.
Firmatari:
U.CO.I.I. - Unione delle Comunità Islamiche d'Italia
A.D.M.I. - Associazione Donne Musulmane d'Italia
Associazione Donne e Mamme Musulmane (SV)
CIMA Comunità Islamica delle Marche
Comunità dei Musulmani della Liguria
CIDA Comunità Islamica di Ancona
Associazione Life Argenta
Associazione Casa Africa di Imperia
A p s islamica “La Guida Retta” di Vicenza
Comitato "Un ponte per la pace" (VR)
Consiglio Islamico di Verona
Associazione Islamica di Milano
La comunità islamica Italiana tutta esprime il suo sdegno di fronte all'aggressione subita dalla sorella H.T., giovane studentessa universitaria di origini marocchine residente a Padova e figlia dell'imam della moschea di via Anelli.
La ragazza mentre era alla fermata dell'autobus, è stata avvicinata da una donna che, urlandole addosso i peggiori epiteti, l'ha aggredita tentando di strapparle il velo dalla testa.
Questo episodio è stato solo l'ultimo in ordine cronologico di una serie di avvenimenti analoghi che le donne musulmane residenti in Italia hanno purtroppo dovuto sopportare.
E' quasi all'ordine del giorno sentire che una musulmana è stata aggredita (talvolta verbalmente e talvolta, come in questo caso, perfino fisicamente), discriminata, offesa.
La donna musulmana fa fatica a trovare lavoro, soprattutto quando indossa il velo, viene derisa e additata per la strada, è oggetto di continui commenti e battutine espressi non solo da giovani, ma perfino da adulti e addirittura anziani che giungono al punto di gridarle parolacce e insulti per la strada. La ragazza musulmana viene perfino osteggiata nell'ambito scolastico da professori che le intimano di togliere il velo oppure la vorrebbero costringere a nutrirsi di cibi che non le sono consentiti, ridicolizzando la sua fede anche in presenza dei compagni di classe.
Sono episodi vergognosi realmente accaduti, e che ogni giorno anzichè diminuire purtroppo aumentano anche in gravità, come dimostra ciò che è avvenuto alla giovane sorella H.
Questo è l'inevitabile frutto di un approccio sociale completamente errato, che insiste col mostrare lo straniero e, peggio, il musulmano (che sempre più spesso straniero non è, data l'alta percenuale di convertiti e di giovani di seconda generazione che si sono ormai da anni stabiliti nel nostro Paese) come un pericolo e un qualcuno da cui difendersi.
Il tutto anche a causa dei media che hanno contribuito ad evidenziare le figure sbagliate, dando risalto solamente al musulmano che delinque piuttosto che a quello che vive e lavora con la massima onestà, contribuendo allo sviluppo del paese e - perchè no? - a rimpinguare le casse statali contribuendo a far sì che gli anziani possano avere un minimo di pensione assicurata anche grazie al loro lavoro.
E' ora di far fronte a questa ingiusta situazione. Tra l'altro ci preme sottolineare che in Italia tanto si sbandiera il fatto che la donna - e sempre la musulmana in particolare, che si crede erroneamente essere in difficoltà maggiore rispetto a donne di altre fedi - deve essere protetta e tutelata, di conseguenza riteniamo fondamentale che le istituzioni facciano qualcosa per migliorare quanto prima possibile la situazione delle donne in generale e, nel caso specifico, delle credenti musulmane che altro non fanno che dimostrare la loro devozione all'Unico Dio coprendosi un po' di più rispetto alle altre donne .
Ci rivolgiamo perciò al ministro delle Pari Opportunità, alle associazioni che si occupano della tutela delle donne e degli stranieri, nonchè a tutti i cittadini di buona volontà affinchè tutti insieme si faccia qualcosa per far sì che questa vergogna vada a scemare e, col tempo, a finire.
Firmatari:
U.CO.I.I. - Unione delle Comunità Islamiche d'Italia
A.D.M.I. - Associazione Donne Musulmane d'Italia
Associazione Donne e Mamme Musulmane (SV)
CIMA Comunità Islamica delle Marche
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CIDA Comunità Islamica di Ancona
Associazione Life Argenta
Associazione Casa Africa di Imperia
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15 aprile 2011
Ciao Vittorio, uomo di verità.
In molti conoscevano Vittorio Arrigoni. Forse ancora troppo pochi, visto l’importanza di ciò che lui aveva da dire. Lui era la testimonianza vivente e parlante dei soprusi che quotidianamente avvenivano (e avvengono, e avverranno…) nella striscia di Gaza ai danni della popolazione palestinese.
Sì, perchè lui lì ci viveva. Da anni aveva sposato la causa, scegliendo di stare in mezzo ai civili (che, come lui ci teneva a sottolineare, “sono allo stremo delle forze”) e di aiutarli seguendo i medici nelle azioni più pericolose, facendo da scudo umano per proteggere le ambulanze con dentro i feriti dagli spari dell'esercito israeliano, donando sangue, facendo iniezioni perfino.
Un giovane uomo che aveva fra le mani le armi più potenti in assoluto, la verità e l’onestà.
Sì, perchè proprio per questo è stato ucciso Vittorio. Perchè sapeva, vedeva, e diceva troppe cose giuste.
In questo mondo marcio e corrotto purtroppo il candore delle idee, la forza della giustizia, la cruda violenza della verità terrorizzano i potenti e annoiano i comuni mortali.
Meglio girarsi dall’altra parte e guardarsi una bella puntata del Grande Fratello, che i problemi della “casa” sono molto più interessanti di un uomo che ha lottato con la sua parola e ha donato la sua giovane, brillante e valorosa vita per un ideale vero.
Dormi, mondo, dormi… Non sprecarti a far fatica per il giusto… Non vedi poi che fine si fa? Meglio imparare a nuotare nel liquame piuttosto che faticare per stappare la fogna, no?
Sì, perchè lui lì ci viveva. Da anni aveva sposato la causa, scegliendo di stare in mezzo ai civili (che, come lui ci teneva a sottolineare, “sono allo stremo delle forze”) e di aiutarli seguendo i medici nelle azioni più pericolose, facendo da scudo umano per proteggere le ambulanze con dentro i feriti dagli spari dell'esercito israeliano, donando sangue, facendo iniezioni perfino.
Un giovane uomo che aveva fra le mani le armi più potenti in assoluto, la verità e l’onestà.
Sì, perchè proprio per questo è stato ucciso Vittorio. Perchè sapeva, vedeva, e diceva troppe cose giuste.
In questo mondo marcio e corrotto purtroppo il candore delle idee, la forza della giustizia, la cruda violenza della verità terrorizzano i potenti e annoiano i comuni mortali.
Meglio girarsi dall’altra parte e guardarsi una bella puntata del Grande Fratello, che i problemi della “casa” sono molto più interessanti di un uomo che ha lottato con la sua parola e ha donato la sua giovane, brillante e valorosa vita per un ideale vero.
Dormi, mondo, dormi… Non sprecarti a far fatica per il giusto… Non vedi poi che fine si fa? Meglio imparare a nuotare nel liquame piuttosto che faticare per stappare la fogna, no?
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14 aprile 2011
Rapito Vittorio Arrigoni.
Vittorio Arrigoni, noto attivista e blogger grandissimo sostenitore della causa palestinese, è stato rapito ieri sera a Gaza, ove risiede da tempo per testimoniare da vicino e gridare al mondo la verità di quel che succede in quella disgraziata terra. Il suo motto, "Stay human", ci spinge a restarlo a nostra volta. Restiamo umani, stiamogli vicino, facciamo di tutto per diffondere la notizia (al momento pochissimo evidenziata dai media) e soprattutto preghiamo affinchè venga liberato da chi vuole tappargli la bocca.
Per saperne di più, leggete Infopal.
Chi vuole può mandare un messaggio ai media o alla Farnesina per mostrare interesse alla sua liberazione.
In attesa del suo ritorno, leggete il suo blog.
24 febbraio 2011
Comunicato Stampa Islamic Relief Italia per la Libia.
APPELLO CRISI UMANITARIA IN LIBIA
Milano, 24/02/2011
La Libia è colpita in questi giorni da una grave crisi politica degenerata in un conflitto armato le cui vittime sono prevalentemente i civili, le notizie che arrivano parlano di migliaia di morti e feriti nelle principali città del paese.
Allo stato attuale, dovuto alla difficoltà d’accesso dei mezzi di comunicazione al paese e al fatto che esistono pochissime organizzazioni umanitarie presenti, le informazioni sono scarse e imprecise, per questo è estremamente difficile stabilire qual è l’impatto umanitario della situazione. È facile prevedere però, e alcune notizie lo confermano, che le esigenze mediche ed alimentari della popolazione richiedano un’azione rapida ed efficace di soccorso.
Islamic Relief è una delle poche organizzazioni in grado di portare aiuto alle vittime di questa crisi, lo sta già facendo attraverso il suo ufficio in Egitto che ha allestito alcuni punti di soccorso medico e di accoglienza, fornendo assistenza alimentare. Islamic Relief si appresta anche ad intervenire ai confini tunisini con la gestione di campi per i profughi libici.
Islamic Relief, lancia un appello a tutte le persone, organizzazioni e istituzioni affinché sostengano il popolo libico. Aiutateci a portare soccorso medico e alimentare a migliaia di uomini, donne e bambini colpiti dalla violenza e dal bisogno.
Per contribuire con le vostre donazioni potete effettuare versamenti sui seguenti conti postali e bancari mettendo come causale “Emergenza Libia”, altrimenti potete donare direttamente dal sito dell’associazione www.islamicrelief.it
Milano, 24/02/2011
La Libia è colpita in questi giorni da una grave crisi politica degenerata in un conflitto armato le cui vittime sono prevalentemente i civili, le notizie che arrivano parlano di migliaia di morti e feriti nelle principali città del paese.
Allo stato attuale, dovuto alla difficoltà d’accesso dei mezzi di comunicazione al paese e al fatto che esistono pochissime organizzazioni umanitarie presenti, le informazioni sono scarse e imprecise, per questo è estremamente difficile stabilire qual è l’impatto umanitario della situazione. È facile prevedere però, e alcune notizie lo confermano, che le esigenze mediche ed alimentari della popolazione richiedano un’azione rapida ed efficace di soccorso.
Islamic Relief è una delle poche organizzazioni in grado di portare aiuto alle vittime di questa crisi, lo sta già facendo attraverso il suo ufficio in Egitto che ha allestito alcuni punti di soccorso medico e di accoglienza, fornendo assistenza alimentare. Islamic Relief si appresta anche ad intervenire ai confini tunisini con la gestione di campi per i profughi libici.
Islamic Relief, lancia un appello a tutte le persone, organizzazioni e istituzioni affinché sostengano il popolo libico. Aiutateci a portare soccorso medico e alimentare a migliaia di uomini, donne e bambini colpiti dalla violenza e dal bisogno.
Per contribuire con le vostre donazioni potete effettuare versamenti sui seguenti conti postali e bancari mettendo come causale “Emergenza Libia”, altrimenti potete donare direttamente dal sito dell’associazione www.islamicrelief.it
Conto Postale 24024002
Conto Bancario presso BNL – IBAN: IT68M010050161400000001397
Entrambi intestati a Islamic Relief Italia
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11 febbraio 2011
Comunicato UCOII in occasione delle dimissioni di Mubarak.
Anche Hosni Mubarak in Egitto dopo Ben Ali in Tunisia, non ha potuto che cedere alla volontà popolare che da tre settimane chiedeva irresistibilmente che se ne andasse e liberasse il Paese dal sistema d'inefficienza e corruzione che lo sta prostrando da decenni.
I musulmani d'Italia festeggiano insieme al popolo egiziano e ai musulmani di tutto il mondo e si augurano che la vigilanza dei manifestanti non consenta a nessuno di turbare con vili provocazioni un momento tanto importante.
Ora anche in Egitto nulla più potrà essere come prima. Una fase di ricostruzione istituzionale e sociale si deve aprire immediatamente senza lasciare che si consolidi nessun altra forma di potere ingiusto e antipopolare.
Un nuovo Parlamento dovrà essere liberamente eletto e una nuova costituzione elaborata e promulgata con il consenso del popolo.
Altre dittature dovranno cadere e cadranno, a Dio piacendo, e tutti i popoli musulmani potranno tornare ad assolvere la loro importante missione di testimonianza ed esempio religioso, di pensiero e di elaborazione scientifica e tecnica che troppi anni di occupazione coloniale e oppressione politica gli hanno precluso.
Il direttivo UCOII
Roma 11.02.2011
I musulmani d'Italia festeggiano insieme al popolo egiziano e ai musulmani di tutto il mondo e si augurano che la vigilanza dei manifestanti non consenta a nessuno di turbare con vili provocazioni un momento tanto importante.
Ora anche in Egitto nulla più potrà essere come prima. Una fase di ricostruzione istituzionale e sociale si deve aprire immediatamente senza lasciare che si consolidi nessun altra forma di potere ingiusto e antipopolare.
Un nuovo Parlamento dovrà essere liberamente eletto e una nuova costituzione elaborata e promulgata con il consenso del popolo.
Altre dittature dovranno cadere e cadranno, a Dio piacendo, e tutti i popoli musulmani potranno tornare ad assolvere la loro importante missione di testimonianza ed esempio religioso, di pensiero e di elaborazione scientifica e tecnica che troppi anni di occupazione coloniale e oppressione politica gli hanno precluso.
Il direttivo UCOII
Roma 11.02.2011
10 novembre 2010
Velata ipocrisia.
Un funzionario responsabile alla supervisione di un esame per la patente di guida a Mantova ha costretto una ragazza marocchina, musulmana, a togliere il velo dal capo (aveva viso e mani scoperte, per la precisione), pena l’allontanamento dalla classe.
(fonte notizia: Gazzetta di Mantova).
(fonte notizia: Gazzetta di Mantova).
Io vorrei sinceramente capire perchè ci sono miriadi di paladini (paladine soprattutto…) della giustizia che, una volta saputo che una donna musulmana vuol togliersi il velo, fanno di tutto per aiutarla, difenderla, sostenerla nel suo processo di “liberazione (…) dai precetti dell’Islam imposti (…, …) da mariti e padri padroni (…, …, …)”, ma quando invece accade che una povera ragazza che scientemente e indipendentemente ha deciso di portarlo si trova davanti un “terrorista” che la aggredisce verbalmente e le impone di toglierselo NESSUNO alza la voce per difenderla.
Dove sono i protettori di queste povere creature femminili che non si dovrebbero toccare nemmeno con un fiore (e meno che mai con un hijab, per alcuni) quando un mostro di cattiveria, razzismo e crudeltà impone ad una ragazza straniera, sola ed indifesa di spogliarsi (sì, perchè costringere una donna musulmana praticante a togliere il velo dal capo equivale a costringerla a spogliarsi)?
Dove sono quando lei, fra le lacrime, va in bagno, torna nell’aula e, sempre tra i singhiozzi, prosegue, umiliata e in totale imbarazzo, l’esame?
Dove sono quando lei, fra le lacrime, va in bagno, torna nell’aula e, sempre tra i singhiozzi, prosegue, umiliata e in totale imbarazzo, l’esame?
Dove sono i liberatori della donna, i difensori delle libertà individuali, i cavalieri senza macchia e senza paura che a spada tratta aiutano le creature oppresse quando avvengono queste cose? Non ci sono mai in questi frangenti, perchè la verità è che ai noti paladini dei miei stivali non importa nulla che una donna musulmana venga maltrattata, se per maltrattamento si intende una violenza che la costringe ad abbandonare ciò che ha di più caro, una parte della sua religiosità.
Se anzichè essere stata costretta a svelarsi le fosse stato imposto dai genitori a metterlo, l’hijab, chissà che casotto sarebbe successo…
Fermo restando che nessuno deve imporre nulla a nessuno.
“Non c’è costrizione nella religione”, dice il Corano.
“Non c’è costrizione nella religione”, dice il Corano.
No, miei cari paladini. Libertà non è solo la minigonna o lo stivale tacco 12, libertà è anche scegliere di votarsi a Dio con il cuore e con la mente, con le azioni e l’abbigliamento.
Se difendete le scelte delle “Ruby” dovete anche difendere quelle di donne velate, religiose, come lo è questa dell’aneddoto, come lo siamo noi. Altrimenti non siete altro che ipocriti cavalieri di cartapesta.
C52DUP33XW3E
Se difendete le scelte delle “Ruby” dovete anche difendere quelle di donne velate, religiose, come lo è questa dell’aneddoto, come lo siamo noi. Altrimenti non siete altro che ipocriti cavalieri di cartapesta.
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24 ottobre 2010
10 Strategie della Manipolazione.
"Un Chomsky apocrifo. Alla maniera di Noam Chomsky vengono descritte le “10 Strategie della Manipolazione” sociale attraverso i mass media.
1 - La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3 - La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.
4 - La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….
7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...
9 - Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!
10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa."
Fonte
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANONIMO
E venitemi a dire che non è quello che sta succedendo da un bel po' d'anni a questa parte... Svegliamoci, gente!
1 - La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3 - La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.
4 - La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….
7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...
9 - Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!
10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa."
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Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANONIMO
E venitemi a dire che non è quello che sta succedendo da un bel po' d'anni a questa parte... Svegliamoci, gente!
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16 ottobre 2010
Il risultato di un mondo senza Dio.
Voglio parlare di Sara, oggi. Una giovane, innocente (si intravedeva, dai suoi occhi, che era innocente...) ragazza, vittima di una morte inconcepibile e di una mancanza di rispetto tale nei confronti delle sue povere spoglie inanimate che non vi sono parole sufficientemente significative per descrivere tutto l'orrore che suscitano. Vittima di un omicidio, commesso da suo zio, la persona che l'avrà probabilmente vista nascere, crescere. Che in parte forse l'avrà educata, nutrita, aiutata. Uno zio che, una volta vista davanti a sè come una giovane e graziosa donna l'ha insidiata nella maniera peggiore, come nessun uomo dovrebbe mai fare con nessuna donna. E men che meno, perchè è disgustosamente peggio, con la propria nipote.
Sara era una ragazzina che aveva probabilmente tanti sogni e tante speranze, che desiderava andar via dal suo piccolo, spoglio paese e vivere una vita, agli occhi di un'adolescente, degna di essere vissuta. Magari in una grande città, magari con un bel retribuito lavoro, e una persona accanto con la quale formarsi una famiglia, un giorno.
Una ragazza come tante, cresciuta come tante, nella probabile indifferenza dei suoi sentimenti da parte della propria famiglia, con la quale evidentemente comunicava poco e male. Una famiglia che l'avrà sì cresciuta, ma l'avrà davvero educata, consolata, ascoltata nei momenti di difficoltà? Questa famiglia avrà capito quando nel suo vissuto c'era stato qualcosa che non andava? Aveva notato il suo malessere quando le era capitato di subire qualcosa di spiacevole, si rendevano conto che le persone che aveva accanto (spesso maggiorenni, fra l'altro, lei, che aveva solo 15 anni) non erano adatte a lei?
Sarà riuscita questa ragazza, un giorno fra gli altri, a prendere da parte la sua mamma e a dirle "Guarda, lo zio..." oppure "Sai, mia cugina non mi è così solidale come sembra..."... Perchè le avvisaglie di quel che le è successo, a veder da fuori, c'erano tutte.
Quella bestia schifosa dello zio l'aveva già insidiata in precedenza, e aveva anche avuto problemi con questa cugina dalla quale era strettamente dipendente, a quanto pare, il giorno prima della sua scomparsa. E' vero, un litigio tra ragazze, tra amiche, tra cugine può capitare. Però per logica se un litigio avviene ciò è sintomo di disaccordo, e il disaccordo spesso e volentieri non nasce da un momento all'altro. Ci saranno state in precedenza altre questioni fra loro, altre tensioni, momenti di nervosismo causati magari da un disagio di Sara nei confronti di un qualcosa che ha tentato di comunicare alla cugina la quale, anzichè aiutarla e sostenerla, a vedere i risultati ha ben pensato o di ignorare o peggio di aumentare con la sua indifferenza e con il suo appoggio, volontario o meno, ciò che di peggio può subire una ragazzina di quell'età: la perversa fissazione di uno zio nei confronti di una nipote.
Immagino anche che questa ragazza, Sabrina, essendo stato il padre al centro della vicenda si sia trovata a sua volta in una situazione non facile, però... Però... Come ha potuto, come ha potuto fare una cosa del genere? Proprio quest'oggi si è saputo che ha partecipato all'omicidio, che è stata lei a tenere ferma Sara mentre lui la uccideva... E mentre lui, suo padre, abusava, da morta, di Sara Sabrina dov'era? AstaghfiruLlah, Dio ci perdoni, che schifo, che orrore... Che demoniache, perverse e senza Dio azioni...
Questi, questi astaghfiruLlah sono i risultati di un mondo senza regole, senza valori, senza religione, senza sottomissione all'Altissimo.
Credete forse che questo essere immondo dello zio con la sua immonda figlia abbiamo avuto timore nel cuore verso il Creatore mentre compivano queste azioni? O stavano semplicemnte ascoltando il sussurro di Satana in quel frangente? Perchè sì, cari lettori, il sussurro di Satana non lo senti con le orecchie, ma lo senti con le membra, lo senti attraverso l'incapacità di mostrare empatia e compassione nonchè amore puramente parentale per una ragazzina, lo senti attraverso il non essere in grado reprimere gli istinti immondi, lesionisti ed autolesionisti, attraverso la mancanza dell'ovvio, naturale e Umano, nel nobile senso del termine, impulso di bloccare ancor prima che si palesi un malato desiderio criminale e violento.
Solo persone senza Dio possono commettere azioni simili. Solo persone senza Dio.
Solo la sottomissione alla Volontà dell'Altissimo salverà il genere umano dalla putrefazione dell'anima.
Salvatevi, e salvate i vostri figli.
Sara, fermata la cugina
Sara era una ragazzina che aveva probabilmente tanti sogni e tante speranze, che desiderava andar via dal suo piccolo, spoglio paese e vivere una vita, agli occhi di un'adolescente, degna di essere vissuta. Magari in una grande città, magari con un bel retribuito lavoro, e una persona accanto con la quale formarsi una famiglia, un giorno.
Una ragazza come tante, cresciuta come tante, nella probabile indifferenza dei suoi sentimenti da parte della propria famiglia, con la quale evidentemente comunicava poco e male. Una famiglia che l'avrà sì cresciuta, ma l'avrà davvero educata, consolata, ascoltata nei momenti di difficoltà? Questa famiglia avrà capito quando nel suo vissuto c'era stato qualcosa che non andava? Aveva notato il suo malessere quando le era capitato di subire qualcosa di spiacevole, si rendevano conto che le persone che aveva accanto (spesso maggiorenni, fra l'altro, lei, che aveva solo 15 anni) non erano adatte a lei?
Sarà riuscita questa ragazza, un giorno fra gli altri, a prendere da parte la sua mamma e a dirle "Guarda, lo zio..." oppure "Sai, mia cugina non mi è così solidale come sembra..."... Perchè le avvisaglie di quel che le è successo, a veder da fuori, c'erano tutte.
Quella bestia schifosa dello zio l'aveva già insidiata in precedenza, e aveva anche avuto problemi con questa cugina dalla quale era strettamente dipendente, a quanto pare, il giorno prima della sua scomparsa. E' vero, un litigio tra ragazze, tra amiche, tra cugine può capitare. Però per logica se un litigio avviene ciò è sintomo di disaccordo, e il disaccordo spesso e volentieri non nasce da un momento all'altro. Ci saranno state in precedenza altre questioni fra loro, altre tensioni, momenti di nervosismo causati magari da un disagio di Sara nei confronti di un qualcosa che ha tentato di comunicare alla cugina la quale, anzichè aiutarla e sostenerla, a vedere i risultati ha ben pensato o di ignorare o peggio di aumentare con la sua indifferenza e con il suo appoggio, volontario o meno, ciò che di peggio può subire una ragazzina di quell'età: la perversa fissazione di uno zio nei confronti di una nipote.
Immagino anche che questa ragazza, Sabrina, essendo stato il padre al centro della vicenda si sia trovata a sua volta in una situazione non facile, però... Però... Come ha potuto, come ha potuto fare una cosa del genere? Proprio quest'oggi si è saputo che ha partecipato all'omicidio, che è stata lei a tenere ferma Sara mentre lui la uccideva... E mentre lui, suo padre, abusava, da morta, di Sara Sabrina dov'era? AstaghfiruLlah, Dio ci perdoni, che schifo, che orrore... Che demoniache, perverse e senza Dio azioni...
Questi, questi astaghfiruLlah sono i risultati di un mondo senza regole, senza valori, senza religione, senza sottomissione all'Altissimo.
Credete forse che questo essere immondo dello zio con la sua immonda figlia abbiamo avuto timore nel cuore verso il Creatore mentre compivano queste azioni? O stavano semplicemnte ascoltando il sussurro di Satana in quel frangente? Perchè sì, cari lettori, il sussurro di Satana non lo senti con le orecchie, ma lo senti con le membra, lo senti attraverso l'incapacità di mostrare empatia e compassione nonchè amore puramente parentale per una ragazzina, lo senti attraverso il non essere in grado reprimere gli istinti immondi, lesionisti ed autolesionisti, attraverso la mancanza dell'ovvio, naturale e Umano, nel nobile senso del termine, impulso di bloccare ancor prima che si palesi un malato desiderio criminale e violento.
Solo persone senza Dio possono commettere azioni simili. Solo persone senza Dio.
Solo la sottomissione alla Volontà dell'Altissimo salverà il genere umano dalla putrefazione dell'anima.
Salvatevi, e salvate i vostri figli.
Sara, fermata la cugina
24 settembre 2010
Teresa... E Sakineh.
"PENA DI MORTE IN USA: ESEGUITA LA CONDANNA DI TERESA LEWIS
Teresa Lewis, la donna di 41 anni disabile mentale, è stata uccisa intorno alle 3.13 ora italiana da un’iniezione letale nel ‘braccio della morte’ del Greensville correctional center. Lo ha reso noto il portavoce del carcere Larry Traylor parlando con i giornalisti.
Teresa, ha riferito Traylor, e’ deceduta alle 21:13 di ieri ora locale (le 3:13 di oggi in Italia). L’esecuzione si e’ conclusa senza alcuna complicazione. Prima di ricevere l’iniezione, la Lewis ha chiesto se la figlia fosse presente. ”Quindi – ha spiegato il portavoce del carcere – ha detto di amarla e di essere molto dispiaciuta per lei”.
”Quando e’ entrata nella stanza – ha raccontato uno dei quattro giornalisti che hanno assistito all’esecuzione – ha alzato gli occhi, guardandosi intorno, terrorizzata. Alcuni ufficiali hanno cercato di calmarla accarezzandole le spalle. Quindi ha parlato della figlia Kathy”. Come ultimo pasto, ha riferito il portavoce del carcere, la Lewis ha chiesto pollo fritto, piselli al burro e torta alle mele.
Solo un miracolo poteva salvare la vita a Teresa Lewis. Dopo il governatore della Virginia, anche la Corte Suprema aveva negato giovedì la grazia a questa disabile mentale di 41 anni, condannata a morte sette anni fa con l’accusa di aver organizzato l’omicidio del figliastro e del marito. Solo su internet si lottava ancora per salvarle la vita, fino all’ultimo. Alla Corte Suprema, a suo favore hanno votato solo due giudici, Sonya Sotomayor e Ruth Bader Ginsburg. Contro gli altri sette.
Una brutta storia che si è conclusa negli States, in un clima di sostanziale indifferenza. Il suo caso è stato rilanciato mercoledì dalle parole di Ahmadinejad, che ha voluto paragonare la sua vicenda a quella di Sakineh. Tuttavia, il dibattito s’e’ spento immediatamente. Giovedì il New York Times ha dedicato la sua prima pagina ai tanti problemi di Obama, tra i gay in divisa e l’economia che non tira. E lo stesso Washington Post, ha parlato di Teresa nelle pagine dedicate alla cronaca locale. Su internet pero’ si è lottato fino all’ultimo per salvarla.
Oltre agli appelli di Amnesty International, in tanti hanno cercato di mettere pressione sul governatore Bob McDonnell e convincerlo a cambiare idea. E’ nato un sito web ‘saveteresalewis.org’, in cui si ripercorre tutta la storia di questa donna con gravi disturbi mentali che un malaugurato giorno, all’eta’ di 33 anni, venne circuita da due criminali in un supermercato vicino casa. Uno di loro racconto’ al processo che lei era esattamente la persona che stava cercando: ”Era una donna brutta e scema che aveva sposato un uomo solo per i soldi e che potevo facilmente convincere a fare per me tutto cio’ che volevo”. E cosi’ ando’.
Matthew Shallenberger, che all’epoca aveva 21 anni, divento’ in poco tempo il suo amante. Lei perse la testa: lo copriva di regali e di soldi. Una volte gli mando’ perfino un mazzo di rose. Matthew allora gli propose il suo disegno criminale: uccidere il marito e il figliastro, impossessarsi della casa e dei soldi dell’assicurazione sulla vita e vivere insieme per il resto dei suoi giorni. Cosi’, la sera del 30 ottobre del 2002, Teresa lascio’ aperta la porta di casa. Matthew e un suo complice poterono quindi entrare e uccidere a colpi di pistola i due uomini. Dopo l’arrivo dei poliziotti, Teresa crollo’ immediatamente e confesso’ tutto. Alla fine, i giudici di primo e secondo grado la condannarono a morte definendola ”la testa del serpente”, la mandante del crimine. Ai due esecutori materiali, l’ergastolo. Uno dei due, proprio Shallenberger, una volta in carcere, scagiono’ Teresa, confessando di essere stato lui a circuirla. Ma poco dopo si suicido’ e le sue dichiarazioni non furono accettate dalla Corte d’Appello.
Cosi’ Teresa Lewis, una donna che tutti i test clinici definiscono una disabile mentale, è stata condannata a morte. Nel sito che chiede la sua salvezza, e’ possibile vedere un video, davvero toccante, in cui scorrono alcune foto dell’infanzia di Teresa e sullo sfondo la si sente cantare da dentro le sbarre ‘I need a miracle’, un gospel famosissimo, il suo preferito. Un miracolo, l’unica cosa di cui avrebbe avuto bisogno lei."
"AHMADINEJAD: «NESSUNA SENTENZA CONTRO SAKINEH»
Secondo il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non c'è nessuna sentenza di morte per lapidazione contro Sakineh-Mohammad Ashtiani, la donna iraniana accusata di adulterio e complicità nell'omicidio del marito. Le dichiarazioni di Ahmadinejad, tratte da un'intervista che andrà in onda oggi sulla rete americana ABC, sono state citate dal quotidiano israeliano Haaretz. "Qualcuno ha sparso a questo proposito notizie false in Germania, che hanno portato a tutte le agitazioni verso l'Iran", ha detto il presidente iraniano nell'intervista. La massima carica politica della Repubblica islamica ha così contraddetto quelle fonti ufficiali che in precedenza avevano ammesso che contro la donna era stata emessa una sentenza, attualmente sotto revisione. Ahmadinejad, che si trova a New York per l'annuale Assemblea Generale dell'ONU, ha inoltre aggiunto che se anche la donna fosse giudicata colpevole, avrebbe comunque la possibilità di presentare appello per quattro volte."
Niente appelli internazionali, niente gigantografie, niente magliette, niente ministeri delle pari opportunità che sposassero la sua causa.
Shhttt... Anche adesso, continuiamo a non parlare di Teresa, ormai è morta. Non serve più. In fin dei conti era solo una disabile mentale, non musulmana, passabile di innocenza, non un simbolo, non residente in uno stato "canaglia". E' morta? Chi se ne frega, mica aveva il velo in testa... Lo avesse almeno avuto, ci sarebbe stato il motivo per difenderla, dato che sarebbe stata una povera sottomessa. Non lo aveva? Peggio per lei, che crepi, no?
Ai posteri, l'ardua coscienza.
Teresa Lewis, la donna di 41 anni disabile mentale, è stata uccisa intorno alle 3.13 ora italiana da un’iniezione letale nel ‘braccio della morte’ del Greensville correctional center. Lo ha reso noto il portavoce del carcere Larry Traylor parlando con i giornalisti.
Teresa, ha riferito Traylor, e’ deceduta alle 21:13 di ieri ora locale (le 3:13 di oggi in Italia). L’esecuzione si e’ conclusa senza alcuna complicazione. Prima di ricevere l’iniezione, la Lewis ha chiesto se la figlia fosse presente. ”Quindi – ha spiegato il portavoce del carcere – ha detto di amarla e di essere molto dispiaciuta per lei”.
”Quando e’ entrata nella stanza – ha raccontato uno dei quattro giornalisti che hanno assistito all’esecuzione – ha alzato gli occhi, guardandosi intorno, terrorizzata. Alcuni ufficiali hanno cercato di calmarla accarezzandole le spalle. Quindi ha parlato della figlia Kathy”. Come ultimo pasto, ha riferito il portavoce del carcere, la Lewis ha chiesto pollo fritto, piselli al burro e torta alle mele.
Solo un miracolo poteva salvare la vita a Teresa Lewis. Dopo il governatore della Virginia, anche la Corte Suprema aveva negato giovedì la grazia a questa disabile mentale di 41 anni, condannata a morte sette anni fa con l’accusa di aver organizzato l’omicidio del figliastro e del marito. Solo su internet si lottava ancora per salvarle la vita, fino all’ultimo. Alla Corte Suprema, a suo favore hanno votato solo due giudici, Sonya Sotomayor e Ruth Bader Ginsburg. Contro gli altri sette.
Una brutta storia che si è conclusa negli States, in un clima di sostanziale indifferenza. Il suo caso è stato rilanciato mercoledì dalle parole di Ahmadinejad, che ha voluto paragonare la sua vicenda a quella di Sakineh. Tuttavia, il dibattito s’e’ spento immediatamente. Giovedì il New York Times ha dedicato la sua prima pagina ai tanti problemi di Obama, tra i gay in divisa e l’economia che non tira. E lo stesso Washington Post, ha parlato di Teresa nelle pagine dedicate alla cronaca locale. Su internet pero’ si è lottato fino all’ultimo per salvarla.
Oltre agli appelli di Amnesty International, in tanti hanno cercato di mettere pressione sul governatore Bob McDonnell e convincerlo a cambiare idea. E’ nato un sito web ‘saveteresalewis.org’, in cui si ripercorre tutta la storia di questa donna con gravi disturbi mentali che un malaugurato giorno, all’eta’ di 33 anni, venne circuita da due criminali in un supermercato vicino casa. Uno di loro racconto’ al processo che lei era esattamente la persona che stava cercando: ”Era una donna brutta e scema che aveva sposato un uomo solo per i soldi e che potevo facilmente convincere a fare per me tutto cio’ che volevo”. E cosi’ ando’.
Matthew Shallenberger, che all’epoca aveva 21 anni, divento’ in poco tempo il suo amante. Lei perse la testa: lo copriva di regali e di soldi. Una volte gli mando’ perfino un mazzo di rose. Matthew allora gli propose il suo disegno criminale: uccidere il marito e il figliastro, impossessarsi della casa e dei soldi dell’assicurazione sulla vita e vivere insieme per il resto dei suoi giorni. Cosi’, la sera del 30 ottobre del 2002, Teresa lascio’ aperta la porta di casa. Matthew e un suo complice poterono quindi entrare e uccidere a colpi di pistola i due uomini. Dopo l’arrivo dei poliziotti, Teresa crollo’ immediatamente e confesso’ tutto. Alla fine, i giudici di primo e secondo grado la condannarono a morte definendola ”la testa del serpente”, la mandante del crimine. Ai due esecutori materiali, l’ergastolo. Uno dei due, proprio Shallenberger, una volta in carcere, scagiono’ Teresa, confessando di essere stato lui a circuirla. Ma poco dopo si suicido’ e le sue dichiarazioni non furono accettate dalla Corte d’Appello.
Cosi’ Teresa Lewis, una donna che tutti i test clinici definiscono una disabile mentale, è stata condannata a morte. Nel sito che chiede la sua salvezza, e’ possibile vedere un video, davvero toccante, in cui scorrono alcune foto dell’infanzia di Teresa e sullo sfondo la si sente cantare da dentro le sbarre ‘I need a miracle’, un gospel famosissimo, il suo preferito. Un miracolo, l’unica cosa di cui avrebbe avuto bisogno lei."
"AHMADINEJAD: «NESSUNA SENTENZA CONTRO SAKINEH»
Secondo il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non c'è nessuna sentenza di morte per lapidazione contro Sakineh-Mohammad Ashtiani, la donna iraniana accusata di adulterio e complicità nell'omicidio del marito. Le dichiarazioni di Ahmadinejad, tratte da un'intervista che andrà in onda oggi sulla rete americana ABC, sono state citate dal quotidiano israeliano Haaretz. "Qualcuno ha sparso a questo proposito notizie false in Germania, che hanno portato a tutte le agitazioni verso l'Iran", ha detto il presidente iraniano nell'intervista. La massima carica politica della Repubblica islamica ha così contraddetto quelle fonti ufficiali che in precedenza avevano ammesso che contro la donna era stata emessa una sentenza, attualmente sotto revisione. Ahmadinejad, che si trova a New York per l'annuale Assemblea Generale dell'ONU, ha inoltre aggiunto che se anche la donna fosse giudicata colpevole, avrebbe comunque la possibilità di presentare appello per quattro volte."
Niente appelli internazionali, niente gigantografie, niente magliette, niente ministeri delle pari opportunità che sposassero la sua causa.
Shhttt... Anche adesso, continuiamo a non parlare di Teresa, ormai è morta. Non serve più. In fin dei conti era solo una disabile mentale, non musulmana, passabile di innocenza, non un simbolo, non residente in uno stato "canaglia". E' morta? Chi se ne frega, mica aveva il velo in testa... Lo avesse almeno avuto, ci sarebbe stato il motivo per difenderla, dato che sarebbe stata una povera sottomessa. Non lo aveva? Peggio per lei, che crepi, no?
Ai posteri, l'ardua coscienza.
21 settembre 2010
Sakineh...
Sakineh Muhammed Asthiani, 41 anni, è stata condannata a morte. L’esecuzione si terrà il giorno 23 Settembre 2010.
La donna, accusata di aver partecipato all’omicidio del marito e del figliastro assieme al suo amante, è stata giudicata disabile mentale da numerosi psicologi che l’hanno esaminata. Ciononostante il governo ha deciso di punirla con la pena capitale. E’ stata posta una formale richiesta di grazia, che però è stata respinta.
I suoi legali hanno fatto appello, insistendo sull’incostituzionalità della pena proprio a causa dell’insanità mentale della loro assistita, a carico della quale fra l’altro non ci sono prove certe di colpevolezza ma, anzi, numerosi punti non chiari.
La vicenda dell’omicidio si è svolta quando lei aveva 33 anni. Dalle indagini è emerso che aveva assoldato due killer per il delitto, l’amante e un complice; killer che, date le condizioni psichiche della donna, hanno fatto leva su di lei per ottenere il premio dell’assicurazione sulla vita del marito. Tra l’altro è emerso che in quel periodo lei utilizzava antidolorifici, che, stando alle perizie, avevano aggravato il suo già precario stato mentale.
Quando è stata arrestata la donna ha confessato e subito collaborato, fornendo senza reticenze i nomi dei suoi complici.
Mhhh… No, c’è qualcosa che non va.
Ahhh! Ecco cos’è! Ho sbagliato il nome! Questa non è la storia di Sakineh Muhammed Asthiani, che è in prigione per lo stesso reato ma non condannata a morte (già da prima degli appelli internazionali…), ma di Teresa Lewis, una donna, disabile mentale, americana, attualmente rinchiusa nel braccio della morte in Virginia!
Scusate, eh, mi sono confusa… Sono così abituata a leggere e a sentire in giro che i cattivoni sono i musulmani che mi son lasciata trascinare io stessa…
Mi perdonate, vero?
Ah, per favore, se vedete in giro una gigantografia della Lewis fatemi un fischio, ok?
La donna, accusata di aver partecipato all’omicidio del marito e del figliastro assieme al suo amante, è stata giudicata disabile mentale da numerosi psicologi che l’hanno esaminata. Ciononostante il governo ha deciso di punirla con la pena capitale. E’ stata posta una formale richiesta di grazia, che però è stata respinta.
I suoi legali hanno fatto appello, insistendo sull’incostituzionalità della pena proprio a causa dell’insanità mentale della loro assistita, a carico della quale fra l’altro non ci sono prove certe di colpevolezza ma, anzi, numerosi punti non chiari.
La vicenda dell’omicidio si è svolta quando lei aveva 33 anni. Dalle indagini è emerso che aveva assoldato due killer per il delitto, l’amante e un complice; killer che, date le condizioni psichiche della donna, hanno fatto leva su di lei per ottenere il premio dell’assicurazione sulla vita del marito. Tra l’altro è emerso che in quel periodo lei utilizzava antidolorifici, che, stando alle perizie, avevano aggravato il suo già precario stato mentale.
Quando è stata arrestata la donna ha confessato e subito collaborato, fornendo senza reticenze i nomi dei suoi complici.
Mhhh… No, c’è qualcosa che non va.
Ahhh! Ecco cos’è! Ho sbagliato il nome! Questa non è la storia di Sakineh Muhammed Asthiani, che è in prigione per lo stesso reato ma non condannata a morte (già da prima degli appelli internazionali…), ma di Teresa Lewis, una donna, disabile mentale, americana, attualmente rinchiusa nel braccio della morte in Virginia!
Scusate, eh, mi sono confusa… Sono così abituata a leggere e a sentire in giro che i cattivoni sono i musulmani che mi son lasciata trascinare io stessa…
Mi perdonate, vero?
Ah, per favore, se vedete in giro una gigantografia della Lewis fatemi un fischio, ok?
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09 agosto 2010
In Italia l'inizio ufficiale del Ramadan sarà reso noto il 10 Agosto.
Nella serata di martedi' prossimo, 10 agosto, annunceremo la data esatta di inizio del primo giorno di Ramadan a tutti i musulmani che vivono in Italia". E' quanto ha rivelato il segretario generale del Centro islamico culturale d'Italia, Abdellah Redouane, ad AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL. "La novita' di quest'anno - spiega il direttore della grande moschea di Roma - e' che annunceremo attraverso i media la data esatta dell'inizio del mese di digiuno. Chi telefonera' ai numeri del Centro islamico romano potra' ascoltare un messaggio automatico che dira' quando incomincia il Ramadan, ma chi non riesce a contattarci in tempo puo' visitare il nostro sito internet (www.centroislamicoculturale.it) dove trovera' il comunicato ufficiale per l'inizio del mese di digiuno".
Grazie alla sorella Amina per aver fatto girare la notizia ;)
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Muslima
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