Lettera inviata da una sorella italiana alla nota showgirl Lorella Cuccarini in seguito alla trasmissione andata in onda ieri, Domenica 22 Aprile 2012, che trattava il tema dei matrimoni misti. Lettera che, ovviamente, condivido appieno.
"Buonasera Sig.ra Cuccarini,
le scrivo dopo aver visto la puntata odierna sui matrimoni misti.
L'ho sempre stimata e apprezzata per il suo lavoro, per la sua genuinità, per il suo amore per la famiglia che ha sempre trasmesso attraverso le schermo e soprattutto per la sua eleganza sempre pacata mai eccessiva e volgare.
L'ho sempre ritenuta una donna molto intelligente, schietta e forte caratterialmente tanto da non farsi mai mettere i piedi in testa in qualsiasi contesto l'abbia vista partecipare, lei dirà, "vabene arriva al punto"...il punto è quello che ho visto oggi in tv.
Io sono italiana nata da genitori italiani e ritornata all'islam da circa 3 anni, sposata con un uomo marocchino da 6 anni ma stiamo insieme da circa 13 anni, ho 2 splendide bambine Sofia e Maryam e per questo mi sono sentita molto offesa da quello che ho visto oggi nella sua trasmissione, in cui fra l'altro noi musulmani non abbiamo avuto la minima possibilità di replica, tranne quel pover fratello "l'imam" che doveva lottare contro tutto e tutti per far capire a chi in realtà non ha nessuna voglia di capire, quali e quante sono le nostre ragioni.
Una piccola minoranza rispetto al resto del pubblico, autori, ospiti e lei stessa che ahimè erana palesemente schierata contro questi musulmani cattivi, arroganti, prevaricatori, violenti e chi più ne ha più ne metta.
Ma insomma quando la smetterete di accanirvi contro di noi? Quando?
Non voglio sminuire le storie di quelle povere donne a cui è stato tolto un figlio o quelle povere donne che quotidianamente subiscono violenze dai loro mariti ma questo cosa c'entra con l'islam? Cosa?
Solo perchè chi compie questi atti disumani è musulmano allora tutti i musulmani sono dei b..., quante sono le donne dell'est Europa che rapiscono i loro figli e li portano nei loro paesi? Quante? E perchè non avete parlato di loro? Perchè sempre ad accanirvi contro una religione in cui la moglie e la donna sono considerate il perno su cui ruota la famiglia e quindi tutto il resto? Perchè?
Sa Sig.ra Cuccarini c'è un detto del nostro amato profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui) che dice: "Il paradiso è sotto i piedi delle madri" pensi quanto possa essere importante nelle famiglia musulmana la mamma o la nonna o la bisnonna o comunque la donna in generale.
Gli atti di questi signori che portano via i figli alle loro mamme non hanno niente a che vedere con la nostra religione anche se il messaggio che avete voluto far passare è stato proprio il contrario. Perchè quando a compiere atti vandalici in generale si dice il nome e poi musulmano e invece quando a compierlo è un italiano, un inglese, un australiano, un cinese non si usa lo stesso "aggettivo religioso"? Perchè?
Sono certa che tutte queste mie domande non troveranno una risposta ma questa lettera era solo per farla riflettere su quanto oggi accaduto in una trasmissione televisiva pubblica che dovrebbe fare servizio pubblico in un paese di cui anche io ne faccio parte ma dal quale non mi sento per niente rappresentata perchè se è vero che siamo una piccola minoranza è anche vero che l'accanimento e il razzismo dei tempi di Auschwitz è ora additato e tacciato da voi "italiani" facciamo che non accada di nuovo con noi musulmani.
Mi scuso per essermi dilungata ma mi sono sentita in dovere di difendere, anche se con un piccolo gesto, la minoranza che rappresento e di cui ne faccio parte orgogliosamente per io sono FIERA DI ESSERE MUSULMANA.
Khadija."
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23 aprile 2012
Da Khadija a Lorella (Cuccarini...)
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27 gennaio 2012
Riflessioni di una italo-palestinese sul giorno della memoria.
Ed eccoci qua, come ogni anno. 27 gennaio: giornata della memoria.
Ecco, stamattina riflettevo e mi sono immaginata di essere a Gaza, pensavo ai miei suoceri, alle mie cognate e ai miei cognati, nonché a tutta la popolazione palestinese. E mi sono chiesta come reagirebbero se dicessi loro: fermatevi un attimo, fate un minuto di silenzio per le vittime della shoah.
Come potrebbero farlo quando quelle stesse vittime si sono trasformate in carnefici? Come potrebbero quando basterebbe loro guardare la loro casa e trovarvi i segni dei bombardamenti di “piombo fuso”? Quando basta andare a farsi un giro per Gaza e vedere case e zone completamente distrutte. Quando basta sdraiarsi la sera per andare a dormire e sentire il silenzio spaccato dai “zannana”, dicui parlava anche Vittorio Arrigoni, che sorvolano i cieli della città incutendo terrore al solo loro passare.
E ripenso ai bimbi che ho visto lì. Ripenso ai loro visi innocenti. Ripenso a quei due piccoli che rimarranno per sempre impressi nella mia memoria che usciti da scuola, zainetti azzurri dell’ unicef in spalla, si tenevano per mano. Ripenso a questi angioletti che hanno perso padri, madri, fratelli e sorelle. Ripenso che in ogni famiglia palestinese ci sono dei martiri.
Ripenso a “piombo fuso”. Ricordo ancora che quel 27 dicembre 2008 ero al convegno del GMI. Mi chiamò mio padre e tutto agitato mi disse “Stanno bombardando Gaza, chiama subito Awad”. Chiamai Awad, mio marito, e lo avvisai. Non riusciva a mettersi in contatto con la sua famiglia, probabilmente avevano tagliato le linee telefoniche. Furono giorni di panico. Non so se qualcuno può immaginare cosa significa avere la propria famiglia chiusa a Gaza, non potersi mettere in contatto con essa e non sapere cosa stia succedendo, non sapere se arriveranno vivi a fine giornata.
Il 31 mattina, verso le 7 ricevemmo una chiamata. Ricordo che ci svegliammo di colpo, in quelle situazioni si pensa sempre il peggio. Invece fu una bella notizia: il nipotino di mio marito era nato. Sotto le bombe, ma era nato e stava bene, grazie a Dio. Alhamdulillah.
Ritornando al giorno della memoria, si chiama così, della memoria, perché dovrebbe servire a ricordare, in modo che queste cose non accadano più. Ma ciò che fa male, è che queste stesse vittime si sono trasformate in carnefici, ed è questo che non riesco ad accettare. Al di là di ciò che è successo, che so benissimo che è stata una cosa orribile.
Forse i primi a dover riflettere dovrebbero essere proprio gli israeliani. Come potete fare le cose orribili che fate, dopo tutte le vittime che ci sono state tra gli ebrei? Come?
Come disse Primo Levi: "Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
Dovremmo fare che ciò che all’epoca della shoah molti non fecero: avere il coraggio di condannare e dire no, come vorrebbero quei morti nei lager. Avere il coraggio di condannare e dire no a tutte le ingiustizie, le carneficine, le violazioni di diritti umani che avvengono al giorno d’oggi.
Quindi anche per rispetto di questi morti, dobbiamo condannare le brutalità che avvengono. Facciamo sentire le nostri voci, facciamo capire che siamo consapevoli dello scempio che sta avvenendo in Palestina da quasi 64 anni, dei massacri da parte del dittatore assad in Siria nei quali sono morte circa 7000 persone e di tutto lo “schifio” che c’è al mondo.
Karima
Ecco, stamattina riflettevo e mi sono immaginata di essere a Gaza, pensavo ai miei suoceri, alle mie cognate e ai miei cognati, nonché a tutta la popolazione palestinese. E mi sono chiesta come reagirebbero se dicessi loro: fermatevi un attimo, fate un minuto di silenzio per le vittime della shoah.
Come potrebbero farlo quando quelle stesse vittime si sono trasformate in carnefici? Come potrebbero quando basterebbe loro guardare la loro casa e trovarvi i segni dei bombardamenti di “piombo fuso”? Quando basta andare a farsi un giro per Gaza e vedere case e zone completamente distrutte. Quando basta sdraiarsi la sera per andare a dormire e sentire il silenzio spaccato dai “zannana”, dicui parlava anche Vittorio Arrigoni, che sorvolano i cieli della città incutendo terrore al solo loro passare.
E ripenso ai bimbi che ho visto lì. Ripenso ai loro visi innocenti. Ripenso a quei due piccoli che rimarranno per sempre impressi nella mia memoria che usciti da scuola, zainetti azzurri dell’ unicef in spalla, si tenevano per mano. Ripenso a questi angioletti che hanno perso padri, madri, fratelli e sorelle. Ripenso che in ogni famiglia palestinese ci sono dei martiri.
Ripenso a “piombo fuso”. Ricordo ancora che quel 27 dicembre 2008 ero al convegno del GMI. Mi chiamò mio padre e tutto agitato mi disse “Stanno bombardando Gaza, chiama subito Awad”. Chiamai Awad, mio marito, e lo avvisai. Non riusciva a mettersi in contatto con la sua famiglia, probabilmente avevano tagliato le linee telefoniche. Furono giorni di panico. Non so se qualcuno può immaginare cosa significa avere la propria famiglia chiusa a Gaza, non potersi mettere in contatto con essa e non sapere cosa stia succedendo, non sapere se arriveranno vivi a fine giornata.
Il 31 mattina, verso le 7 ricevemmo una chiamata. Ricordo che ci svegliammo di colpo, in quelle situazioni si pensa sempre il peggio. Invece fu una bella notizia: il nipotino di mio marito era nato. Sotto le bombe, ma era nato e stava bene, grazie a Dio. Alhamdulillah.
Ritornando al giorno della memoria, si chiama così, della memoria, perché dovrebbe servire a ricordare, in modo che queste cose non accadano più. Ma ciò che fa male, è che queste stesse vittime si sono trasformate in carnefici, ed è questo che non riesco ad accettare. Al di là di ciò che è successo, che so benissimo che è stata una cosa orribile.
Forse i primi a dover riflettere dovrebbero essere proprio gli israeliani. Come potete fare le cose orribili che fate, dopo tutte le vittime che ci sono state tra gli ebrei? Come?
Come disse Primo Levi: "Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
Dovremmo fare che ciò che all’epoca della shoah molti non fecero: avere il coraggio di condannare e dire no, come vorrebbero quei morti nei lager. Avere il coraggio di condannare e dire no a tutte le ingiustizie, le carneficine, le violazioni di diritti umani che avvengono al giorno d’oggi.
Quindi anche per rispetto di questi morti, dobbiamo condannare le brutalità che avvengono. Facciamo sentire le nostri voci, facciamo capire che siamo consapevoli dello scempio che sta avvenendo in Palestina da quasi 64 anni, dei massacri da parte del dittatore assad in Siria nei quali sono morte circa 7000 persone e di tutto lo “schifio” che c’è al mondo.
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01 gennaio 2012
Vota Vik Arrigoni come personaggio dell'anno.
Fratelli, sorelle, amici/e, lo so che magari conta poco e serve a poco agli occhi della gente, ma ridiamo dignità a quel grande uomo che è stato Vik (Vittorio Arrigoni, morto martire per la Palestina), dato che nè i mass media nè lo stato lo hanno fatto. Votatelo come personaggio dell'anno... Basta un click. E fate girare.
http://blog.panorama.it/italia/2011/12/23/italia-2011-vota-il-personaggio-dellanno-il-sondaggio/
Chi è onesto sa che questo è il minimo fra gli onori che avrebbe meritato e che nessuno ha avuto il coraggio di conferirgli.
Almeno noi, Restiamo Umani.
http://blog.panorama.it/italia/2011/12/23/italia-2011-vota-il-personaggio-dellanno-il-sondaggio/
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Almeno noi, Restiamo Umani.

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27 dicembre 2011
Shhhttt...
Zitto mondo, zitto...
Tanto che ti frega se in Siria vengono uccisi, torturati, smembrati e violentati donne e bambini?
Che ti frega se in Egitto vengono picchiate selvaggiamente e denudate donne in mezzo ad una folla di increduli manifestanti?
Che ti frega se la Palestina piange DAVVERO lacrime e sangue ma per la fame e la crudeltà quotidianamente inflitta da chi vuol cacciare la gente da casa loro, non per una manovra salva-qualchecosa.
Hai il tuo panettone, hai il tuo spumantino, i tuoi botti di capodanno... Girati pure dall'altra parte. Prima o poi però sappilo, ci sarà qualcun'Altro che si girerà, quando sarai TU ad avere bisogno di aiuto.
Siria, in migliaia in manifestazione ad Homs
Le violenze al Cairo: donna spogliata, picchiata, presa a calci e forse violentata in piazza Tahrir da soldati dell'esercito. Le foto-denuncia su Twitter
Nel 3° anniversario della guerra israeliana su Gaza: si riaprono le ferite dei palestinesi
Tanto che ti frega se in Siria vengono uccisi, torturati, smembrati e violentati donne e bambini?
Che ti frega se in Egitto vengono picchiate selvaggiamente e denudate donne in mezzo ad una folla di increduli manifestanti?
Che ti frega se la Palestina piange DAVVERO lacrime e sangue ma per la fame e la crudeltà quotidianamente inflitta da chi vuol cacciare la gente da casa loro, non per una manovra salva-qualchecosa.
Hai il tuo panettone, hai il tuo spumantino, i tuoi botti di capodanno... Girati pure dall'altra parte. Prima o poi però sappilo, ci sarà qualcun'Altro che si girerà, quando sarai TU ad avere bisogno di aiuto.
Siria, in migliaia in manifestazione ad Homs
Le violenze al Cairo: donna spogliata, picchiata, presa a calci e forse violentata in piazza Tahrir da soldati dell'esercito. Le foto-denuncia su Twitter
Nel 3° anniversario della guerra israeliana su Gaza: si riaprono le ferite dei palestinesi
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25 luglio 2011
Islam, Norvegia, Oslo, attentati, Al Qaeda, terrorismo internazionale...
Subito dopo le due stragi perpetrate il 22 di Luglio 2011 ad Utoya e ad Oslo (Norvegia), le prime parole apparse sui giornali on line e sui tg di quasi tutto il mondo sono state queste:
"Il fatto che la citta' della pace sia stata colpita da una strage terroristica ci ricorda l'esigenza dell'unita' nella lotta contro il terrorismo, che non e' finito con la morte di Osama Bin Laden" (ADN Kronos)
"Norvegia da tempo nel mirino qaedista. I paesi scandinavi ancora obiettivo di primo piano dopo la vicenda delle vignette sataniche danesi" (Corriere Della Sera on line)
"Potrebbe esserci al-Qaeda, l’organizzazione terroristica orfana di Osama bin Laden, dietro all’esplosione che ha portato questo pomeriggio il terrore a Oslo." (Il Giornale on line)
E sì, perchè se succede una strage, dàgli all'islamico. Se viene trovata morta una ragazza (Yara - Brembate Sopra, BG), dagli all'islamico. Se viene sterminata una famiglia (Raffaella Castagna, assieme alla madre, Paola Galli, al piccolo figlio Youssef, 2 anni e alla loro vicina, Valeria Cherubini - Erba, CO), dàgli all'islamico.
Questi sono soltanto tre fra i numerosi tragici esempi di misinformazione, pressione mediatica, istigazione all'islamofobia diretti involontariamente o non ai danni della comunità musulmana mondiale da parte dei media occidentali.
E il risultato qual'è? Odio e diffidenza reciproci. Voi avrete paura di noi e ci terrete lontani, noi saremmo infastiditi dai vostri pregiudizi e vi terremo lontani.
Ma tutto questo a che serve, dove ci porterà in futuro?
Sono anni che gridiamo ai quattro venti che siamo persone normali, noi musulmani, come tutti. Solamente che preghiamo 5 volte al giorno con la fronte a terra, crediamo e preghiamo un Solo Dio e digiuniamo. Pratiche che nel modo più assoluto vanno ad intaccare la sfera privata di chi non crede nella nostra religione.
E quanto siamo stufi, lo sa Dio, di vederci addossate le colpe di un intero mondo in disgrazia.
I media non ci hanno fatto gran bella figura a proposito dell'ultima drammatica vicenda avvenuta in Norvegia. Perchè anche in questo caso hanno gridato subito "Al lupo barbuto, al lupo barbuto!!" Invece il lupo barbuto come spesso è accaduto, non c'entrava niente. Questa volta di un lupo glabro e biondo, si è trattato.
Un lupo che cova vero odio, che ha seri problemi di percezione della realtà, che nella sua folle lucidità xenofoba e anti islamica ha ritenuto indispensabile uccidere dei poveri ragazzi innocenti e delle persone a loro volta ignare del male che stava per accadere loro.
Per esperienza (da anni navigo e converso sul web con molte persone di Islam e di cultura arabo-islamica) purtroppo posso asserire con certezza che il caso di Anders Behring Breivik non è unico e isolato, anzi.
Più e più volte nel mio cammino attraverso la rete mi è capitato di incontrare veri e propri odiatori di professione con ideologie del tutto identiche a quelle di questo ragazzo di 32 anni. Persone che mi hanno augurato la morte, che hanno denigrato e offeso la mia famiglia, che mi hanno trattata come una decerebrata (sì, perchè secondo l'idea deviata di queste persone un "convertito" come me è addirittura peggiore di un musulmano "di nascita", dato che noi abbiamo sposato queata religione da adulti e con piena coscienza, crimine, a parer loro, da dover pagare nel peggiore dei modi).
Persone con le quali comunque ho sempre testardamente provato a trasmettere la nostra normalità, che hanno però scelto di non credere alle mie parole volte alla pace e al dialogo.
Liberi di farlo, per carità, ognuno può pensare di noi quello che vuole.
Ma se si va oltre il pensiero, se si passa all'azione, alla diffamazione, alla calunnia, perfino alla violenza verbale e fisica allora no, non va più bene.
Un errato messaggio da parte dei media può creare mostri, e i mostri, si sa, non si accontentano di usare la parola, i mostri agiscono. Feriscono. Uccidono.
Quindi ritengo quantomai opportuno che la stampa mondiale si metta la classica "mano sulla coscienza" (sì dai, credo che ce l'abbiano, in fondo...) e che comincino finalmente a fare attenzione a ciò che pubblica, a ciò che trasmette via radio, alla tv, sul web. Perchè se continua a trasmettere messaggi che conducono all'equazione islamico=terrorista nelle persone magari pù deboli e suggestionabili potrebbe scattare lo stesso meccanismo mentale che evidentemente è avvenuto nella testa di questo giovane norvegese: spinto dalla paura del diverso, ha ucciso. Ha ucciso per difendersi, a parer suo, per poi scoprire però nel più terribile dei modi che la persona dalla quale esso stesso e gli altri avrebbero dovuto difendersi in realtà altri non era che lui.
Il mostro siete voi, quindi, siamo noi, è chiunque non va alla ricerca della verità per paura o per pigrizia mentale. E' chi giudica e accusa gli altri da lontano, è chi pensa di essere migliore di chi è diverso senza capirlo nè conoscerlo.
Salvatevi da voi stessi, salviamoci da noi stessi. Difendiamoci dai mostri con la spada della verità e dell'onestà. Quella vera.
"Single, cristiano, conservatore e anti-islamico" è questo il profilo che tracciava di se stesso Anders Behring Breivik, il 32enne arrestato dalla polizia norvegese e sospettato del doppio attacco che ieri, sull'isola di Utoya e a Oslo, ha causato 91 morti. Gli interessi, le idee politiche e le letture di Breivik appaiono sulla pagina di Facebook passata al setaccio dagli inquirenti che stanno indagando sugli attentati. Grande appassionato di videogiochi e di caccia, il presunto killer indicava tra gli interessi il body-building e la massoneria, manifestando apertamente il proprio odio per la società multiculturale e multirazziale" (Repubblica.it)
"Il fatto che la citta' della pace sia stata colpita da una strage terroristica ci ricorda l'esigenza dell'unita' nella lotta contro il terrorismo, che non e' finito con la morte di Osama Bin Laden" (ADN Kronos)
"Norvegia da tempo nel mirino qaedista. I paesi scandinavi ancora obiettivo di primo piano dopo la vicenda delle vignette sataniche danesi" (Corriere Della Sera on line)
"Potrebbe esserci al-Qaeda, l’organizzazione terroristica orfana di Osama bin Laden, dietro all’esplosione che ha portato questo pomeriggio il terrore a Oslo." (Il Giornale on line)
E sì, perchè se succede una strage, dàgli all'islamico. Se viene trovata morta una ragazza (Yara - Brembate Sopra, BG), dagli all'islamico. Se viene sterminata una famiglia (Raffaella Castagna, assieme alla madre, Paola Galli, al piccolo figlio Youssef, 2 anni e alla loro vicina, Valeria Cherubini - Erba, CO), dàgli all'islamico.
Questi sono soltanto tre fra i numerosi tragici esempi di misinformazione, pressione mediatica, istigazione all'islamofobia diretti involontariamente o non ai danni della comunità musulmana mondiale da parte dei media occidentali.
E il risultato qual'è? Odio e diffidenza reciproci. Voi avrete paura di noi e ci terrete lontani, noi saremmo infastiditi dai vostri pregiudizi e vi terremo lontani.
Ma tutto questo a che serve, dove ci porterà in futuro?
Sono anni che gridiamo ai quattro venti che siamo persone normali, noi musulmani, come tutti. Solamente che preghiamo 5 volte al giorno con la fronte a terra, crediamo e preghiamo un Solo Dio e digiuniamo. Pratiche che nel modo più assoluto vanno ad intaccare la sfera privata di chi non crede nella nostra religione.
E quanto siamo stufi, lo sa Dio, di vederci addossate le colpe di un intero mondo in disgrazia.
I media non ci hanno fatto gran bella figura a proposito dell'ultima drammatica vicenda avvenuta in Norvegia. Perchè anche in questo caso hanno gridato subito "Al lupo barbuto, al lupo barbuto!!" Invece il lupo barbuto come spesso è accaduto, non c'entrava niente. Questa volta di un lupo glabro e biondo, si è trattato.
Un lupo che cova vero odio, che ha seri problemi di percezione della realtà, che nella sua folle lucidità xenofoba e anti islamica ha ritenuto indispensabile uccidere dei poveri ragazzi innocenti e delle persone a loro volta ignare del male che stava per accadere loro.
Per esperienza (da anni navigo e converso sul web con molte persone di Islam e di cultura arabo-islamica) purtroppo posso asserire con certezza che il caso di Anders Behring Breivik non è unico e isolato, anzi.
Più e più volte nel mio cammino attraverso la rete mi è capitato di incontrare veri e propri odiatori di professione con ideologie del tutto identiche a quelle di questo ragazzo di 32 anni. Persone che mi hanno augurato la morte, che hanno denigrato e offeso la mia famiglia, che mi hanno trattata come una decerebrata (sì, perchè secondo l'idea deviata di queste persone un "convertito" come me è addirittura peggiore di un musulmano "di nascita", dato che noi abbiamo sposato queata religione da adulti e con piena coscienza, crimine, a parer loro, da dover pagare nel peggiore dei modi).
Persone con le quali comunque ho sempre testardamente provato a trasmettere la nostra normalità, che hanno però scelto di non credere alle mie parole volte alla pace e al dialogo.
Liberi di farlo, per carità, ognuno può pensare di noi quello che vuole.
Ma se si va oltre il pensiero, se si passa all'azione, alla diffamazione, alla calunnia, perfino alla violenza verbale e fisica allora no, non va più bene.
Un errato messaggio da parte dei media può creare mostri, e i mostri, si sa, non si accontentano di usare la parola, i mostri agiscono. Feriscono. Uccidono.
Quindi ritengo quantomai opportuno che la stampa mondiale si metta la classica "mano sulla coscienza" (sì dai, credo che ce l'abbiano, in fondo...) e che comincino finalmente a fare attenzione a ciò che pubblica, a ciò che trasmette via radio, alla tv, sul web. Perchè se continua a trasmettere messaggi che conducono all'equazione islamico=terrorista nelle persone magari pù deboli e suggestionabili potrebbe scattare lo stesso meccanismo mentale che evidentemente è avvenuto nella testa di questo giovane norvegese: spinto dalla paura del diverso, ha ucciso. Ha ucciso per difendersi, a parer suo, per poi scoprire però nel più terribile dei modi che la persona dalla quale esso stesso e gli altri avrebbero dovuto difendersi in realtà altri non era che lui.
Il mostro siete voi, quindi, siamo noi, è chiunque non va alla ricerca della verità per paura o per pigrizia mentale. E' chi giudica e accusa gli altri da lontano, è chi pensa di essere migliore di chi è diverso senza capirlo nè conoscerlo.
Salvatevi da voi stessi, salviamoci da noi stessi. Difendiamoci dai mostri con la spada della verità e dell'onestà. Quella vera.
"Single, cristiano, conservatore e anti-islamico" è questo il profilo che tracciava di se stesso Anders Behring Breivik, il 32enne arrestato dalla polizia norvegese e sospettato del doppio attacco che ieri, sull'isola di Utoya e a Oslo, ha causato 91 morti. Gli interessi, le idee politiche e le letture di Breivik appaiono sulla pagina di Facebook passata al setaccio dagli inquirenti che stanno indagando sugli attentati. Grande appassionato di videogiochi e di caccia, il presunto killer indicava tra gli interessi il body-building e la massoneria, manifestando apertamente il proprio odio per la società multiculturale e multirazziale" (Repubblica.it)
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13 luglio 2011
Posto che...
-...non me ne frega niente dei matrimoni altrui, reali o meno (tranne nei casi in cui siano di familiari o conoscenti, ovvio)
- non me ne frega niente del gossip
- non me ne frega niente dei cosiddetti "vip" (minuscolo voluto...) in generale,
mi scappa comunque di dir la mia sul loro matrimonio. Perchè? Perchè, semplicemente, mi sale la carogna.
Punto primo:
la ragazza già prima delle nozze (ricordiamolo, un'ex atleta, quindi proveniente da un ambiente non altisonante come quello del suo attuale sposo) è stata radiografata da tutta la stampa mondiale. "E' come Grace", "E' peggio di Grace", "Assomiglia a Grace", etc. etc. Della serie: deve per forza avere a che fare con stà Grace sennò non vale una cicca. E già lì ce ne sarebbe da dire.
Punto secondo:
alla vigilia del real sposalizio si è saputo che il suo principe altro non avrebbe che un quarto e forse addirittura un quinto figlio illegittimo, concepito molto probabilmente durante il periodo in cui era fidanzato con Charlene.
Punto terzo:
lei lo ha saputo. Come tutto il mondo... Ma, a differenza di tutto il mondo (che, a seconda dei soggettivi princìpi - non prìncipi... - morali può aver reagito con sdegno o con divertimento), lei è la persona che gli deve stare accanto (subendo in mondovisione un'umiliazione che già privatamente immagino sia devastante, non oso pensare quindi come lo deve essere pubblicamente). E, sottolineo, gli DEVE stare accanto. Non gli VUOLE stare accanto. E qui giungiamo al
punto quarto.
Charlene voleva, all'ultimo minuto, scappar via, non sposare più l'infedele real fidanzato. Perchè lo ha sposato lo stesso? PERCHE' LE E' STATO SEQUESTRATO IL PASSAPORTO ALLA FRONTIERA MENTRE TENTAVA DI RITORNARE AL SUO PAESE, il Sud Africa. Ovvero E' STATA COSTRETTA A SPOSARE UN UOMO CHE NON VOLEVA. Firmando oltretutto un contratto prematrimoniale che la vincola necessariamente a dargli un figlio legittimo, altrimenti manco può divorziare.
Riassunto? Una donna è stata obbligata con il beneplacito del mondo a sposarsi e ad avere rapporti coniugali con una persona che non voleva più come compagno per la vita.
Immaginatevi se lei si fosse chiamata Leila e lui Ahmed, che finimondo mediatico sarebbe successo.
Passo e chiudo.
P.s.: oltre il danno, la beffa. Viaggio di nozze in due alberghi separati; lui tra l'altro in questo periodo si sta sottoponendo ai test di paternità...
- non me ne frega niente del gossip
- non me ne frega niente dei cosiddetti "vip" (minuscolo voluto...) in generale,
mi scappa comunque di dir la mia sul loro matrimonio. Perchè? Perchè, semplicemente, mi sale la carogna.
Punto primo:
la ragazza già prima delle nozze (ricordiamolo, un'ex atleta, quindi proveniente da un ambiente non altisonante come quello del suo attuale sposo) è stata radiografata da tutta la stampa mondiale. "E' come Grace", "E' peggio di Grace", "Assomiglia a Grace", etc. etc. Della serie: deve per forza avere a che fare con stà Grace sennò non vale una cicca. E già lì ce ne sarebbe da dire.
Punto secondo:
alla vigilia del real sposalizio si è saputo che il suo principe altro non avrebbe che un quarto e forse addirittura un quinto figlio illegittimo, concepito molto probabilmente durante il periodo in cui era fidanzato con Charlene.
Punto terzo:
lei lo ha saputo. Come tutto il mondo... Ma, a differenza di tutto il mondo (che, a seconda dei soggettivi princìpi - non prìncipi... - morali può aver reagito con sdegno o con divertimento), lei è la persona che gli deve stare accanto (subendo in mondovisione un'umiliazione che già privatamente immagino sia devastante, non oso pensare quindi come lo deve essere pubblicamente). E, sottolineo, gli DEVE stare accanto. Non gli VUOLE stare accanto. E qui giungiamo al
punto quarto.
Charlene voleva, all'ultimo minuto, scappar via, non sposare più l'infedele real fidanzato. Perchè lo ha sposato lo stesso? PERCHE' LE E' STATO SEQUESTRATO IL PASSAPORTO ALLA FRONTIERA MENTRE TENTAVA DI RITORNARE AL SUO PAESE, il Sud Africa. Ovvero E' STATA COSTRETTA A SPOSARE UN UOMO CHE NON VOLEVA. Firmando oltretutto un contratto prematrimoniale che la vincola necessariamente a dargli un figlio legittimo, altrimenti manco può divorziare.
Riassunto? Una donna è stata obbligata con il beneplacito del mondo a sposarsi e ad avere rapporti coniugali con una persona che non voleva più come compagno per la vita.
Immaginatevi se lei si fosse chiamata Leila e lui Ahmed, che finimondo mediatico sarebbe successo.
Passo e chiudo.
P.s.: oltre il danno, la beffa. Viaggio di nozze in due alberghi separati; lui tra l'altro in questo periodo si sta sottoponendo ai test di paternità...
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15 aprile 2011
Ciao Vittorio, uomo di verità.
In molti conoscevano Vittorio Arrigoni. Forse ancora troppo pochi, visto l’importanza di ciò che lui aveva da dire. Lui era la testimonianza vivente e parlante dei soprusi che quotidianamente avvenivano (e avvengono, e avverranno…) nella striscia di Gaza ai danni della popolazione palestinese.
Sì, perchè lui lì ci viveva. Da anni aveva sposato la causa, scegliendo di stare in mezzo ai civili (che, come lui ci teneva a sottolineare, “sono allo stremo delle forze”) e di aiutarli seguendo i medici nelle azioni più pericolose, facendo da scudo umano per proteggere le ambulanze con dentro i feriti dagli spari dell'esercito israeliano, donando sangue, facendo iniezioni perfino.
Un giovane uomo che aveva fra le mani le armi più potenti in assoluto, la verità e l’onestà.
Sì, perchè proprio per questo è stato ucciso Vittorio. Perchè sapeva, vedeva, e diceva troppe cose giuste.
In questo mondo marcio e corrotto purtroppo il candore delle idee, la forza della giustizia, la cruda violenza della verità terrorizzano i potenti e annoiano i comuni mortali.
Meglio girarsi dall’altra parte e guardarsi una bella puntata del Grande Fratello, che i problemi della “casa” sono molto più interessanti di un uomo che ha lottato con la sua parola e ha donato la sua giovane, brillante e valorosa vita per un ideale vero.
Dormi, mondo, dormi… Non sprecarti a far fatica per il giusto… Non vedi poi che fine si fa? Meglio imparare a nuotare nel liquame piuttosto che faticare per stappare la fogna, no?
Sì, perchè lui lì ci viveva. Da anni aveva sposato la causa, scegliendo di stare in mezzo ai civili (che, come lui ci teneva a sottolineare, “sono allo stremo delle forze”) e di aiutarli seguendo i medici nelle azioni più pericolose, facendo da scudo umano per proteggere le ambulanze con dentro i feriti dagli spari dell'esercito israeliano, donando sangue, facendo iniezioni perfino.
Un giovane uomo che aveva fra le mani le armi più potenti in assoluto, la verità e l’onestà.
Sì, perchè proprio per questo è stato ucciso Vittorio. Perchè sapeva, vedeva, e diceva troppe cose giuste.
In questo mondo marcio e corrotto purtroppo il candore delle idee, la forza della giustizia, la cruda violenza della verità terrorizzano i potenti e annoiano i comuni mortali.
Meglio girarsi dall’altra parte e guardarsi una bella puntata del Grande Fratello, che i problemi della “casa” sono molto più interessanti di un uomo che ha lottato con la sua parola e ha donato la sua giovane, brillante e valorosa vita per un ideale vero.
Dormi, mondo, dormi… Non sprecarti a far fatica per il giusto… Non vedi poi che fine si fa? Meglio imparare a nuotare nel liquame piuttosto che faticare per stappare la fogna, no?
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10 marzo 2011
Il corpo delle donne. Musulmane.
Io non posso lavorare.
Non è che non voglio, proprio non posso. Non posso perchè non c’è lavoro, c’è crisi, perchè i lavori che vengono proposti in giro o sono a provvigione quindi non garantiscono la certezza di nemmeno un minimo stipendio o sono talmente sottopagati che si rischia, tra guadagno e spese di trasporto, di avere un bilancio alla pari. Di conseguenza il gioco non vale la candela.
E questo potrebbe essere un discorso che vale per migliaia di donne.
Per me però, per noi, c’è un “handicap” in più.
Mi è capitato più volte di andare a colloqui di lavoro con un curriculum di tutto rispetto (parlo di lavori diciamo non d’èlite ma comunque dignitosi), attestante anni di esperienza e con un bagaglio di referenze positive che sarebbero state fornite dai precedenti datori di lavoro, ma del quale non è stato tenuto conto.
Ho anche parecchie capacità, ho un’ottima padronanza del pc, volendo sono in grado di costruire piccoli siti internet e di gestirli, so (credo) scribacchiare, ma non provo nemmeno ad osare di presentarmi in un qualsivoglia ufficio per eventuali candidature.
Perchè?
Perchè sono italiana ma musulmana, e, peggio, velata.
Io non posso togliere il velo, non perchè mi venga impedito da chissà chi, ma semplicemente perchè se lo facessi mi sentirei fortemente in colpa verso Dio, andando contro tutti i miei principi e ciò in cui credo, gettando alle ortiche quanto di più grande per me esiste.
Non è testardaggine, la mia, semplice fede.
In parole povere, non posso lavorare perchè vengo discriminata a causa della mia fede religiosa. In questi ultimi anni, ho tenuto vari colloqui, e la domanda principale che mi è stata fatta, ripeto, per semplici lavori come operaia è stata: “Ma toglierebbe il velo sul lavoro?” Alla mia risposta negativa con relative spiegazioni del caso (ho già lavorato in passato con il velo, non mi crea nessun fastidio, non inficia le mie capacità, etc.), i volti dei possibili datori di lavoro cambiavano espressione, addirittura una titolare di un’impresa di pulizie una volta mi ha detto: “Ma magari i vecchietti vedendola si potrebbero spaventare!”… Una addetta al personale di una grande catena di alberghi invece mi ha detto che sul lavoro per loro “è fondamentale” non avere il velo… Bah. Che dire? Meglio lasciare a voi che leggete, i commenti. I miei sarebbero scontati.
Ritengo poi sia ancora più ingiusto che questo avvenga qui, nell’Italia delle quote rosa, delle Pari Opportunità garantite, della grande Festa della Donna, dove ogni anno, puntualmente, intorno all’ 8 Marzo si possono leggere sui giornali e sentire alla tv frasi del tipo:
“un giorno di celebrazione per le conquiste sociali“
“8 marzo un giorno importante che vuole ricordare non solo le conquiste sociali e politiche ma anche le tante discriminazioni che purtroppo ancora oggi le donne subiscono in diverse parti del mondo“
“A maggior ragione questa data deve essere un modo per rivalutare la figura della donna“
Frasi quantomeno ipocrite, ai miei occhi.
Fa inoltre tanto parlare in questi giorni il documentario “Il corpo delle donne” che, a onor del vero, non ho ancora avuto occasione di visionare cosa che però mi riprometto di fare presto, il quale, leggendo articoli che ne parlano qui e là, mi pare di aver capito stigmatizzi lo scorretto uso che giornali e tv fanno della figura femminile, sfruttandone la sua esteriorità e la sua bellezza per vendere di più. Insomma, condanna una sorta di mercificazione della dignità femminile. Ok, ci sto, sono d’accordo, è ingiusto far ciò (è ingiusto però perfino che la donna in questione lo permetta, consentitemi la sottolineatura… Se ci sono foto osè utilizzate per vendere auto, di certo qualche fanciulla che si è fatta fotografare in tal modo per lo scopo c’è stata. Chi è causa del suo mal, etc. etc. …), ma non lo è altrettanto rifiutare un lavoro ad una persona titolata solamente perchè indossa un velo? Non è anche questo un modo di considerare la donna come un involucro senza contenuti? Che cosa toglie un semplice foulard ad un datore di lavoro? Forse la donna velata lavora meno bene? Diminuisce forse il prestigio di un determinato luogo un quadrato di stoffa sulla testa?
In un mondo dove le prostitute – perfino minorenni – vengono chiamate con il raffinato aggettivo “escort” e sdoganate come facce di una realtà oramai “normale” e accettabile mi chiedo: perchè questo invece con la donna musulmana coperta, pudica, devota ma comunque capace ed intelligente nonchè spesso titolata non avviene?
Forse perchè in fin dei conti in questa moderna Italia della dignità della donna in sè non frega un accidente di niente?
Non facciamoli, allora, stì documentari, sono mera ipocrisia.
E per gentilezza, quando si parla di pari opportunità, ci si ricordi anche di noi. Siamo musulmane, con “e” finale, donne, a nostra volta.
E Dio Solo sa quanto valiamo e quanto siamo dignitose.
Plauso infine a chi ha saputo andare davvero oltre l’apparenza. Ci sono, grazie a Dio, teste pensanti. Una grande catena di hotel, Mercure Artis, nel riminese ha assunto come stagista una giovane studentessa di un istituto alberghiero che può in questo modo completare il suo percorso scolastico, musulmana e velata, che era stata rifiutata da un altro grande albergo per i motivi di cui sopra, dichiarando: “Una ragazza con il velo non può assolutamente arrecare danno all’immagine. Anzi, rappresenta un valore aggiunto per la nostra catena. Anche perché all’estero è un fatto normalissimo. Come albergo noi previlegiamo la diversità“.

Non è che non voglio, proprio non posso. Non posso perchè non c’è lavoro, c’è crisi, perchè i lavori che vengono proposti in giro o sono a provvigione quindi non garantiscono la certezza di nemmeno un minimo stipendio o sono talmente sottopagati che si rischia, tra guadagno e spese di trasporto, di avere un bilancio alla pari. Di conseguenza il gioco non vale la candela.
E questo potrebbe essere un discorso che vale per migliaia di donne.
Per me però, per noi, c’è un “handicap” in più.
Mi è capitato più volte di andare a colloqui di lavoro con un curriculum di tutto rispetto (parlo di lavori diciamo non d’èlite ma comunque dignitosi), attestante anni di esperienza e con un bagaglio di referenze positive che sarebbero state fornite dai precedenti datori di lavoro, ma del quale non è stato tenuto conto.
Ho anche parecchie capacità, ho un’ottima padronanza del pc, volendo sono in grado di costruire piccoli siti internet e di gestirli, so (credo) scribacchiare, ma non provo nemmeno ad osare di presentarmi in un qualsivoglia ufficio per eventuali candidature.
Perchè?
Perchè sono italiana ma musulmana, e, peggio, velata.
Io non posso togliere il velo, non perchè mi venga impedito da chissà chi, ma semplicemente perchè se lo facessi mi sentirei fortemente in colpa verso Dio, andando contro tutti i miei principi e ciò in cui credo, gettando alle ortiche quanto di più grande per me esiste.
Non è testardaggine, la mia, semplice fede.
In parole povere, non posso lavorare perchè vengo discriminata a causa della mia fede religiosa. In questi ultimi anni, ho tenuto vari colloqui, e la domanda principale che mi è stata fatta, ripeto, per semplici lavori come operaia è stata: “Ma toglierebbe il velo sul lavoro?” Alla mia risposta negativa con relative spiegazioni del caso (ho già lavorato in passato con il velo, non mi crea nessun fastidio, non inficia le mie capacità, etc.), i volti dei possibili datori di lavoro cambiavano espressione, addirittura una titolare di un’impresa di pulizie una volta mi ha detto: “Ma magari i vecchietti vedendola si potrebbero spaventare!”… Una addetta al personale di una grande catena di alberghi invece mi ha detto che sul lavoro per loro “è fondamentale” non avere il velo… Bah. Che dire? Meglio lasciare a voi che leggete, i commenti. I miei sarebbero scontati.
Ritengo poi sia ancora più ingiusto che questo avvenga qui, nell’Italia delle quote rosa, delle Pari Opportunità garantite, della grande Festa della Donna, dove ogni anno, puntualmente, intorno all’ 8 Marzo si possono leggere sui giornali e sentire alla tv frasi del tipo:
“un giorno di celebrazione per le conquiste sociali“
“8 marzo un giorno importante che vuole ricordare non solo le conquiste sociali e politiche ma anche le tante discriminazioni che purtroppo ancora oggi le donne subiscono in diverse parti del mondo“
“A maggior ragione questa data deve essere un modo per rivalutare la figura della donna“
Frasi quantomeno ipocrite, ai miei occhi.
Fa inoltre tanto parlare in questi giorni il documentario “Il corpo delle donne” che, a onor del vero, non ho ancora avuto occasione di visionare cosa che però mi riprometto di fare presto, il quale, leggendo articoli che ne parlano qui e là, mi pare di aver capito stigmatizzi lo scorretto uso che giornali e tv fanno della figura femminile, sfruttandone la sua esteriorità e la sua bellezza per vendere di più. Insomma, condanna una sorta di mercificazione della dignità femminile. Ok, ci sto, sono d’accordo, è ingiusto far ciò (è ingiusto però perfino che la donna in questione lo permetta, consentitemi la sottolineatura… Se ci sono foto osè utilizzate per vendere auto, di certo qualche fanciulla che si è fatta fotografare in tal modo per lo scopo c’è stata. Chi è causa del suo mal, etc. etc. …), ma non lo è altrettanto rifiutare un lavoro ad una persona titolata solamente perchè indossa un velo? Non è anche questo un modo di considerare la donna come un involucro senza contenuti? Che cosa toglie un semplice foulard ad un datore di lavoro? Forse la donna velata lavora meno bene? Diminuisce forse il prestigio di un determinato luogo un quadrato di stoffa sulla testa?
In un mondo dove le prostitute – perfino minorenni – vengono chiamate con il raffinato aggettivo “escort” e sdoganate come facce di una realtà oramai “normale” e accettabile mi chiedo: perchè questo invece con la donna musulmana coperta, pudica, devota ma comunque capace ed intelligente nonchè spesso titolata non avviene?
Forse perchè in fin dei conti in questa moderna Italia della dignità della donna in sè non frega un accidente di niente?
Non facciamoli, allora, stì documentari, sono mera ipocrisia.
E per gentilezza, quando si parla di pari opportunità, ci si ricordi anche di noi. Siamo musulmane, con “e” finale, donne, a nostra volta.
E Dio Solo sa quanto valiamo e quanto siamo dignitose.
Plauso infine a chi ha saputo andare davvero oltre l’apparenza. Ci sono, grazie a Dio, teste pensanti. Una grande catena di hotel, Mercure Artis, nel riminese ha assunto come stagista una giovane studentessa di un istituto alberghiero che può in questo modo completare il suo percorso scolastico, musulmana e velata, che era stata rifiutata da un altro grande albergo per i motivi di cui sopra, dichiarando: “Una ragazza con il velo non può assolutamente arrecare danno all’immagine. Anzi, rappresenta un valore aggiunto per la nostra catena. Anche perché all’estero è un fatto normalissimo. Come albergo noi previlegiamo la diversità“.
L’hijab facente parte della divisa ufficiale svedese per le dipendenti Ikea. Ah, bel paese…
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10 gennaio 2011
Guerrilla Radio e Infopal.
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10 novembre 2010
Velata ipocrisia.
Un funzionario responsabile alla supervisione di un esame per la patente di guida a Mantova ha costretto una ragazza marocchina, musulmana, a togliere il velo dal capo (aveva viso e mani scoperte, per la precisione), pena l’allontanamento dalla classe.
(fonte notizia: Gazzetta di Mantova).
(fonte notizia: Gazzetta di Mantova).
Io vorrei sinceramente capire perchè ci sono miriadi di paladini (paladine soprattutto…) della giustizia che, una volta saputo che una donna musulmana vuol togliersi il velo, fanno di tutto per aiutarla, difenderla, sostenerla nel suo processo di “liberazione (…) dai precetti dell’Islam imposti (…, …) da mariti e padri padroni (…, …, …)”, ma quando invece accade che una povera ragazza che scientemente e indipendentemente ha deciso di portarlo si trova davanti un “terrorista” che la aggredisce verbalmente e le impone di toglierselo NESSUNO alza la voce per difenderla.
Dove sono i protettori di queste povere creature femminili che non si dovrebbero toccare nemmeno con un fiore (e meno che mai con un hijab, per alcuni) quando un mostro di cattiveria, razzismo e crudeltà impone ad una ragazza straniera, sola ed indifesa di spogliarsi (sì, perchè costringere una donna musulmana praticante a togliere il velo dal capo equivale a costringerla a spogliarsi)?
Dove sono quando lei, fra le lacrime, va in bagno, torna nell’aula e, sempre tra i singhiozzi, prosegue, umiliata e in totale imbarazzo, l’esame?
Dove sono quando lei, fra le lacrime, va in bagno, torna nell’aula e, sempre tra i singhiozzi, prosegue, umiliata e in totale imbarazzo, l’esame?
Dove sono i liberatori della donna, i difensori delle libertà individuali, i cavalieri senza macchia e senza paura che a spada tratta aiutano le creature oppresse quando avvengono queste cose? Non ci sono mai in questi frangenti, perchè la verità è che ai noti paladini dei miei stivali non importa nulla che una donna musulmana venga maltrattata, se per maltrattamento si intende una violenza che la costringe ad abbandonare ciò che ha di più caro, una parte della sua religiosità.
Se anzichè essere stata costretta a svelarsi le fosse stato imposto dai genitori a metterlo, l’hijab, chissà che casotto sarebbe successo…
Fermo restando che nessuno deve imporre nulla a nessuno.
“Non c’è costrizione nella religione”, dice il Corano.
“Non c’è costrizione nella religione”, dice il Corano.
No, miei cari paladini. Libertà non è solo la minigonna o lo stivale tacco 12, libertà è anche scegliere di votarsi a Dio con il cuore e con la mente, con le azioni e l’abbigliamento.
Se difendete le scelte delle “Ruby” dovete anche difendere quelle di donne velate, religiose, come lo è questa dell’aneddoto, come lo siamo noi. Altrimenti non siete altro che ipocriti cavalieri di cartapesta.
C52DUP33XW3E
Se difendete le scelte delle “Ruby” dovete anche difendere quelle di donne velate, religiose, come lo è questa dell’aneddoto, come lo siamo noi. Altrimenti non siete altro che ipocriti cavalieri di cartapesta.
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24 ottobre 2010
10 Strategie della Manipolazione.
"Un Chomsky apocrifo. Alla maniera di Noam Chomsky vengono descritte le “10 Strategie della Manipolazione” sociale attraverso i mass media.
1 - La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3 - La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.
4 - La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….
7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...
9 - Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!
10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa."
Fonte
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANONIMO
E venitemi a dire che non è quello che sta succedendo da un bel po' d'anni a questa parte... Svegliamoci, gente!
1 - La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3 - La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.
4 - La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….
7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...
9 - Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!
10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa."
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E venitemi a dire che non è quello che sta succedendo da un bel po' d'anni a questa parte... Svegliamoci, gente!
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