Dr. Rosario Pasquini Segretario del Centro Islamico di Milano e Lombardia
Nel nome di Allàh il sommamente Misericordioso il Clementissimo
Nella visione islamica della vita, del mondo e dell'uomo l'esistente visibile e invisibile è stato prodotto dal nulla da Dio con un atto della Sua volontà ed ha ricevuto da Dio le regole di esistenza. Iddio, quindi è l'unico Creatore e l'unico Legislatore dell'esistente. L'esistente, nel quale l'uomo vive, è costituito dall'uomo e da tutto ciò che uomo non è. La divisione è importante perché mentre tutto ciò che uomo non obbedisce meccanicamente alle leggi di Dio, l'uomo fa eccezione, poiché ha ricevuto in sorte da Dio un destino di vita ultraterrena, eterna in uno dei due luoghi che per essa sono stati creati e che sono il Paradiso e l'Inferno.
In funzione di questo destino di vita futura l'uomo ha ricevuto il libero arbitrio, sicché il suo vivere può essere coerente al codice di vita dato da Dio per conseguire il Paradiso, come può non esserlo, quando vive secondo un codice di vita diverso da quello dato da Dio. Iddio, sia gloria a Lui l'Altissimo, ha dato all'uomo norme di comportamento nella sua relazione con il suo Creatore, nelle sue relazioni con le creature umane, nelle sue relazioni con le creature non umane e con l'ambiente. Tutto è stato regolato e il comportamento conforme al Codice di norme di comportamento date da Dio è il contenuto comportamentale dell'Islàm.
Tutti i campi d'azione dell'uomo e tutte le sfere dell'attività umana hanno regolamenti divini per la realizzazione islamica dell'uomo nei comportamenti indicati da Dio: L'uomo, quindi, non è coatto all'obbedienza, come il resto del creato, ma è libero. La fonte normativa del comportamento umano che realizza l'armonia interiore, l'armonia con Dio, l'armonia con gli uomini e l'armonia con le altre creature e il creato è il Sublime Corano, che è la traduzione in realtà del Creato nei suoni e nei segni della lingua araba della I'Increata Parola di Dio, l'Eterno, inimitabile, immodificabile, i cui significati coprono in modo esplicito o in modo implicito tutti i possibili eventi di cui l'uomo è e sarà protagonista fino al giorno della resurrezione.
Tutto il possibile, quanto a comportamenti umani, è stato regolato nel testo Coranico, nel quale numerosi brani segnalano che il Profeta Muhàmmad, che Dio lo benedica e l'abbia in gloria, è investitodi un potere normativo, sicché obbedisce a Dio chi obbedisce a lui. E il Profeta, che Iddio lo benedica e l'abbia in gloria, ha dettato numerose norme di attuazione del Sublime Corano, che, in forza del richiamo coranico, hanno vigore di legge per il Musulmano. Nel Sublime Corano e nell'insegnamento del Profeta, che Iddio lo benedica e l'abbia in gloria, per effetto della delega normativa ricevuta da Dio, è indicato il criterio esegetico da seguire per enucleare dal testo coranico e dall'insegnamento del Profeta il regolamento per situazioni nuove per l'uomo, ma non ignote a Dio, non esplicitamente già regolate nel testo coranico, ma già implicite in esso. Le regole di condotta da seguire per gestire situazioni non presenti nel Sublime Corano e nella Nobile Sunna non sono "nuove" come emanazione, ma come attuazione.
Iddio ha dotato l'uomo del raziocinio che è lo strumento per mezzo del quale si estrae dalla normativa coranica la regola islamica, che governa una fattispecie nuova di attività, attraverso il ragionamento analogico.
I trapianti, quindi, come attività di recente apparizione nella vita dell'uomo, hanno ricevuto da Dio un regolamento, che prende forma normativa mediante i principi generali dell'ordinamento sciaraitico enunciati nel Sublime Corano e nell'insegnamento dottrinale del Profeta, che Allàh lo benedica e lo abbia in gloria, e nei suoi precetti.Nel Sublime Corano, Allàh, rifulga lo splendore della sua Luce, proclama che: Chiunque salvi la vita a un uomo è come se avesse salvato l'umanità intera. Il Profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e lo abbia in gloria, disse: Non c'è malattia per cui Allàh non abbia creato il rimedio, tranne che per la morte.
Da numerose ayàt del Sublime Corano si evince che lo stato di necessità e l'interesse pubblico giustificano azioni, che sono normalmente illecite. Esempio: mangiare carne di porco, non essendo disponibile altro, per non morire di fame, così come bere bevande alcooliche, per non morire di sete, in mancanza di altra bevanda. In questa sede, una più approfondita dissertazione di ermeneutica in ordine alla posizione dell'Islàm nei confronti dei trapianti di organi, è ultronea, mentre perfettamente in tema è la disamina dei risultati della ricerca delle norme, che lo regolano. Diversi sono i casi.
Il primo caso è quello del trapianto di un organo nella stessa persona, come la pelle o la trasfusionedi sangue.Il secondo caso è quello del trapianto da un vivente ad altro vivente e in questo secondo caso si deve distinguere tra due tipi di organi.
Bisogna fare distinzione tra: 1. organo essenziale per la vita della persona; 2. organo non essenziale alla vita della persona. L' organo essenziale per la vita può essere: 1. unico, come il cuore e il fegato 2. doppio, come i reni. L'organo essenziale e indispensabile per la vita si può anche distinguere in: a) organo la cui presenza nel corpo è necessaria nella sua totalità perché irriproducibile b) organo che viene prodotto dal corpo, come il sangue c) organo che ha influenza sui geni, la parentela, la personalità del soggetto (testicoli, ovaie, apparato nervoso). Fatte le distinzioni di cui sopra possiamo dire, dal punto di vista sciaraitico quanto segue in ordine al trapianto:
1) E' permesso il trapianto di una parte del corpo di una persona in altra parte della stessa persona, quando il beneficio che deriva dal trapianto di una parte del corpo è maggiore del danno che deriva dal suo espianto, subordinatamente alla possibilità che con detta operazione si attivi la funzione svolta da un organo venuto a mancare, o venga riattivata la funzione di un organo presente, o eliminato un difetto, che possa causare un danno psicologico, o organico
2) E' permesso il trapianto da vivo a vivo di elementi del corpo che si rinnovano come il sangue e la pelle. Naturalmente, l'operazione è subordinata al consenso espresso dal soggetto "donatore", il quale deve essere in possesso pieno delle sue facoltà mentali.
3) E' permessa la utilizzazione, a scopo di impianto in una persona diversa, di parte del corpo ectomizzata per malattia, ma nella quale parte ectomizzata è presente una parte sana utilizzabile pertrapianto. Esempio: utilizzazione di una cornea sana di occhio asportato perché malato di tumore.
4) Non è lecito il trapianto di un organo necessario e indispensabile per vivere da un vivente, in quanto tale operazione, essendo causa di morte per il "donatore", configura un vero e proprio omicidio.
5) Non è lecito eseguire un trapianto di un organo da un vivente, quando I'espianto produce la perdita totale di una funzione essenziale della vita del "donatore", anche se non causa la morte. Esempio: tutte e due le cornee.
6) E' lecito il trapianto a un vivente di un organo espiantato da un morto, anche se si tratta di un organo necessario per la vita e svolga una funzione essenziale, a condizione che il defunto, da cui viene espiantato l'organo, abbia dato, quando era in vita, il suo consenso, o, quando ci sono i parenti, siano essi a dare il consenso, o, in mancanza di parenti, sia l'autorità.
La liceità del consenso per la donazione di un organo è un presupposto della liceità del trapianto, sicché è illecito il trapianto di organi che hanno formato oggetto di commercio, perché è illecita la disposizione della propria persona, o di parti di essa, a scopo di lucro. Non è, comunque, da escludere la liceità di eventuali donazioni, o riconoscimenti, che l'usufruente dell' organo elargisca a titolo di donativo e non come corrispettivo di una transazione commerciale. Riguardo agli organidell'apparato sessuale bisogna distinguere tra:
1 . Organi che trasmettono le caratteristiche genetiche
2. Organi che non trasmettono le caratteristiche.
E' illecito il trapianto dei testicoli e delle ovaie, poiché questi due organi continuano, nel corpo in cui sono stati trapiantati, le caratteristiche ereditarie della persona da cui provengono, mentre è lecito il trapianto di quelle parti che non trasmettono caratteristiche genetiche, condizionatamente al rispetto delle regole relative al consenso e alla gratuità.
Per quanto riguarda il sistema nervoso il trapianto di cellule di esso nello stesso corpo è lecito.Per quanto riguarda il prelievo di cellule dal feto, il trapianto non è proibito, se ci sono possibilità diriuscita e non c'è un impedimento sciaraitico. Se la fonte del tessuto di cellule viventi da trapiantare è il cervello di feto, che ha più di 10-1 1 settimane, si distinguono i seguenti casi:
1) E' illecito il trapianto di cellule cerebrali, prelevate direttamente dal feto nel l'utero, causando con l'apertura di esso, la morte del feto.
2) E' lecito, invece, quando il prelievo avviene su feto disponibile a causa di aborto naturale, o non provocato, oppure di un aborto a scopo terapeutico, cioè dell'aborto nell'alternativa tra salvare la vita della madre o quella del nascituro.
E' lecito, in prospettiva, il trapianto di cellule cerebrali coltivate in vitro per la loro utilizzazione a richiesta, sempre che le cellule di cui trattasi siano state acquisite in modo sciaraitico. Nel caso che si verifichi la nascita di una creaturina senza cervello completo, non si possono prelevare dal suo corpo degli organi fino a che non ne sia stata accertata la morte e per l'espianto degli organi è necessario il consenso dei genitori.
Non è sciaraiticamente proibito fare in modo che il neonato cerebromancante sia mantenuto in vita artificialmente per conservare i suoi organi in vista di un trapianto imminente. Ci sono altre norme che regolano la donazione degli organi:
1) Rispetto della volontà del donatore, se il donatore ha espresso la sua volontà di donare i suoiorgani a una persona, o quella dei suoi eredi, che abbiano indicato una persona precisa come destinataria della donazione
2) Se il defunto ha indicato la persona destinataria dei suoi organi post-mortem per testamento, gli eredi non possono cambiare destinatario
3) Nel caso che la legge preveda che in caso di mancanza di testamento, o donazione, o non ci sia dichiarazione di rifiuto, si debba presumere il consenso, in questo caso l'assenza di dichiarazione dirifiuto si considera consenso e il trapianto puٍò essere eseguito.
Questo, in sintesi, è quanto prevede I'Islàm in ordine al trapianto di organi, secondo l'interpretazione prevalente dei giurisperiti musulmani, che derivano le regole del trapianto dalla lettura del Sublime Corano e dagli insegnamenti del Profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria. E la Lode appartiene ad Allah II padrone e Signore di tutto ciò che esiste.
18 gennaio 2011
10 gennaio 2011
(Sono razzista)
E' che quando ti invitano a parlare di Islam ci vai volentieri, soprattutto se si tratta di scuole,
(sono razzista)
anche se ti trovi davanti giovani un po' scalmanati ed irrequieti.
(Sono razzista)
L'importante è che comunque almeno qualcuna delle parole che utilizzi per parlar loro
(sono razzista)
gli rimanga in mente.
(Sono razzista)
I ragazzi hanno menti fresche, sono svegli,
(sono razzista)
ci vuol poco in fondo per creare un rapporto con loro
(sono razzista)
anche se, a dire il vero,
(sono razzista)
gli insegnanti talvolta non ti aiutano un gran chè.
(Sono razzista)
Perciò non sempre interagire con loro è semplice.
(sono razzista)
Comunque queste credo siano occasioni da non sprecare.
(sono razzista)
Parlare con i giovani dell'Islam e della nostra normalità identica alla loro, per certi versi,
(sono razzista)
credo sia fondamentale
(sono razzista)
perchè potrebbe essere un modo per aiutarli
(sono razzista)
dando loro uno strumento di conoscenza in più
(sono razzista)
che forse gli servirà quando saranno adulti per interagire con chi appartiene ad altre etnie ad altre religioni.
(Sono razzista)
Però nonostante tutti i buoni propositi
(sono razzista)
spesso e volentieri del lavoro di settimane
(sono razzista)
rimane ben poco
(sono razzista)
e quel rapporto che magari speravi di creare
(sono razzista)
in realtà non andrà mai ad esistere.
(Sono razzista)
Ti rimane un po' di amaro in bocca alla fine
(sono razzista)
non perchè ci si aspetti in fondo chissà cosa da ragazzi così giovani
(sono razzista)
ma perchè tutto ti puoi aspettare da un ragazzino di 12 anni
(sono razzista)
tranne che ti dica
"tanto io sono razzista verso i musulmani!"
Lo so, è un ragazzino, e probabilmente non è lui in sè il problema. Ragazzino che fra l'altro ha una situazione familiare non facile. Ma è il contorno che mi fa pensare, e che mi fa tornare in mente più e più volte quelle sue poche, chiare parole... "Sono razzista..." Sono quasi certa che non lo capisce ancora a fondo il significato di una frase del genere, ma evidentemente ha un ambiente attorno a sè che invece vive radicato in questo genere di idee. E come lui chissà quanti altri crescono in famiglie simili... Ciò che aggrava il tutto, poi, è il fatto che l'insegnante non lo abbia redarguito, anzi, ha preso coscienza del fatto dicendo: "Eh, lui è così, è razzista..."... Sarà che io ho una concezione diversa di insegnamento però... Ma in fondo non me la prendo nemmeno con questa insegnante, povera donna, magari semplicemente non vuole aver problemi con i genitori... Però... Però... Lui magari ora non è "pienamente" razzista, ma se continua così lo sarà. E come lui chissà quanti altri...
Tanti, altri.
Proprio oggi leggevo commenti di cattolici che di solito fanno buon viso e moine varie a noi musulmani, che ci parlano con gentilezza, modi amichevoli e aperti che inneggiavano ad un articolo della fu Fallaci...
Ma che gente è questa, che modi di fare sono? Che falsità è insita nella loro mente? Come fai a fingere di essere chi non sei? Io sì, sono amichevole con tutti, però se te la devo dire te la dico. Mi ritengo una persona sincera, pure troppo talvolta, perchè mi si legge in faccia quando qualcosa mi infastidisce. E tu, amico, invece fingi di interloquire con interesse con me e poi lodi scritti del genere inneggiando al diritto al crocifisso nelle scuole (ribadisco, e chi lo tocca??)?
Tanti giri di parole e voli - com'è che si dice? - pindarici per poi arrivare a questa conclusione:
forse è meglio il dodicenne che in faccia ti dice, ferendoti non personalmente ma perchè sei parte di un'intera comunità nella quale è inserita anche la tua famiglia
"Sono razzista"...
Almeno lui non finge.
Se però gli si insegnasse a non esserlo, razzista, forse in futuro avremmo un ipocrita o un odiatore in meno, no?
(sono razzista)
anche se ti trovi davanti giovani un po' scalmanati ed irrequieti.
(Sono razzista)
L'importante è che comunque almeno qualcuna delle parole che utilizzi per parlar loro
(sono razzista)
gli rimanga in mente.
(Sono razzista)
I ragazzi hanno menti fresche, sono svegli,
(sono razzista)
ci vuol poco in fondo per creare un rapporto con loro
(sono razzista)
anche se, a dire il vero,
(sono razzista)
gli insegnanti talvolta non ti aiutano un gran chè.
(Sono razzista)
Perciò non sempre interagire con loro è semplice.
(sono razzista)
Comunque queste credo siano occasioni da non sprecare.
(sono razzista)
Parlare con i giovani dell'Islam e della nostra normalità identica alla loro, per certi versi,
(sono razzista)
credo sia fondamentale
(sono razzista)
perchè potrebbe essere un modo per aiutarli
(sono razzista)
dando loro uno strumento di conoscenza in più
(sono razzista)
che forse gli servirà quando saranno adulti per interagire con chi appartiene ad altre etnie ad altre religioni.
(Sono razzista)
Però nonostante tutti i buoni propositi
(sono razzista)
spesso e volentieri del lavoro di settimane
(sono razzista)
rimane ben poco
(sono razzista)
e quel rapporto che magari speravi di creare
(sono razzista)
in realtà non andrà mai ad esistere.
(Sono razzista)
Ti rimane un po' di amaro in bocca alla fine
(sono razzista)
non perchè ci si aspetti in fondo chissà cosa da ragazzi così giovani
(sono razzista)
ma perchè tutto ti puoi aspettare da un ragazzino di 12 anni
(sono razzista)
tranne che ti dica
"tanto io sono razzista verso i musulmani!"
Lo so, è un ragazzino, e probabilmente non è lui in sè il problema. Ragazzino che fra l'altro ha una situazione familiare non facile. Ma è il contorno che mi fa pensare, e che mi fa tornare in mente più e più volte quelle sue poche, chiare parole... "Sono razzista..." Sono quasi certa che non lo capisce ancora a fondo il significato di una frase del genere, ma evidentemente ha un ambiente attorno a sè che invece vive radicato in questo genere di idee. E come lui chissà quanti altri crescono in famiglie simili... Ciò che aggrava il tutto, poi, è il fatto che l'insegnante non lo abbia redarguito, anzi, ha preso coscienza del fatto dicendo: "Eh, lui è così, è razzista..."... Sarà che io ho una concezione diversa di insegnamento però... Ma in fondo non me la prendo nemmeno con questa insegnante, povera donna, magari semplicemente non vuole aver problemi con i genitori... Però... Però... Lui magari ora non è "pienamente" razzista, ma se continua così lo sarà. E come lui chissà quanti altri...
Tanti, altri.
Proprio oggi leggevo commenti di cattolici che di solito fanno buon viso e moine varie a noi musulmani, che ci parlano con gentilezza, modi amichevoli e aperti che inneggiavano ad un articolo della fu Fallaci...
Ma che gente è questa, che modi di fare sono? Che falsità è insita nella loro mente? Come fai a fingere di essere chi non sei? Io sì, sono amichevole con tutti, però se te la devo dire te la dico. Mi ritengo una persona sincera, pure troppo talvolta, perchè mi si legge in faccia quando qualcosa mi infastidisce. E tu, amico, invece fingi di interloquire con interesse con me e poi lodi scritti del genere inneggiando al diritto al crocifisso nelle scuole (ribadisco, e chi lo tocca??)?
Tanti giri di parole e voli - com'è che si dice? - pindarici per poi arrivare a questa conclusione:
forse è meglio il dodicenne che in faccia ti dice, ferendoti non personalmente ma perchè sei parte di un'intera comunità nella quale è inserita anche la tua famiglia
"Sono razzista"...
Almeno lui non finge.
Se però gli si insegnasse a non esserlo, razzista, forse in futuro avremmo un ipocrita o un odiatore in meno, no?
Guerrilla Radio e Infopal.
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29 dicembre 2010
“Che Allah sia soddisfatto di te, padre!”
Una breve storia non immaginaria, vera.
"La lode spetta ad Allah, e siano la pace e la benedizione sui servi che Lui sceglie.
Scrivo con le lacrime agli occhi; di tristezza o di gioia? Non lo so. Che Allah mi aiuti!
Ecco qui la breve storia della morte di mio padre.
Per molto tempo, mio padre ha sofferto di una malattia al cuore; la malattia man mano si fece più acuta. Cominciò poi a soffrire di un altro male che gli affliggeva la milza, poi ebbe un cancro al fegato. Uno shock!
Malgrado i medici gli impedissero di fare le preghiere in moschea, lui insisteva per andarci cinque volte al giorno, perfino per quella del fajr (l'alba).
Per sette mesi lo abbiamo ripetutamente accompagnato dall’ospedale a casa, tanto che chi lavorava all'ospedale si era ormai abituato a vederci andare e venire.
Durante quel periodo, mio padre era molto vicino ad Allah. Meraviglioso...
Il coma lo colpiva di tanto in tanto. E' stato uno dei periodi più difficili. O Allah... Come eri paziente, ma soddisfatto, padre mio!
Per Allah, non ho mai visto un uomo simile.
E’ il momento di dire il motivo per cui sto scrivendo questa storia. E’ un messaggio che voglio indirizzare al mio cuore indurito e a coloro che amo in Allah; ad ogni fratello e ad ogni sorella.
Durante l’ultimo periodo, mio padre persisteva nel fare il dhikr (il ricordo di Allah, attraverso la lettura del Corano o la recitazione di formule specifiche insegnate dal Profeta Muhammed, pace e benedizioni su di lui), le cinque preghiere quotidiane e quella supererogatoria della notte. Poi, durante i suoi mancamenti, recitava versetti del Corano, oppure continuava a fare il dhikr.
Per Allah, mi dicevo che la perdita di coscienza colpiva me e non lui. Domandava sempre: ”Quale preghiera devo fare?”. Gloria ad Allah!
Il giorno 28 del mese islamico di Ramadan, circa un’ora prima di rompere il digiuno, insistette sul voler racimolare molti, molti soldi da distribuire ai poveri. Sebbene il momento non fosse adeguato, come gli avevo ricordato, fu facile distribuirli. Sia esaltato Allah.
Per sei mesi, gli ho rammentato che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “Allah protegge colui che muore di venerdì dalla tortura della tomba” (Sahih El Jamea; 5773)
Di conseguenza sperava che accadesse ciò e mi diceva: “Morirò di venerdì”.
Cominciava a raccomandarsi e ad insistere di preparare il sudario. Dopo averlo preparato, la sera di quel giorno, lo accompagnammo all’ospedale. Nella camera n.409, reparto medicina interna, Tanta (Egitto), il lieto fine cominciava ad apparire.
La malattia si fece sempre più acuta; mio padre non poteva girarsi né a destra né a sinistra. Non poteva più muoversi...
Giuro su Allah, sentivo il mio cuore spezzarsi. Ma niente cambiava.
Tempo addietro io e lui ascoltavamo assieme le parole di Sheikh Mohammad Hassan, soprattutto le lezioni che parlavano dell’afflizione. Amava molto questo Shaikh, che è come se mi avesse allevato ed insegnato a trattare bene mio padre.
Chiedeva sempre di ascoltare il Corano. Quando lo accompagnammo nella camera di terapia intensiva, era molto arrabbiato perchè gli mancava... Dopo aver chiesto il permesso ad un'infermiera, gli portammo una piccola radio.
Gli facevo ripetere il dhikr, uno per uno. Poi, Allah mi fece ricordare di fare lo stesso usando delle lezioni preparate dal dott. Hazem Shoman che contenevano altre varietà di dhikr.
Un meraviglioso ricordo: una sera, gli feci ripetere “Subhana Allah wa Bihamdih subhana Allah el Athiim’ (la gloria e la lode siamo ad Allah, sia esaltato Allah l'Altissimo) e poi uscii a comperare la cena in un ristorante vicino all’ospedale. Dopo essere ritornato, trovai tutti i degenti che stavano ripetendo questo dhikr. Gli dissi sorridendo: “Stai anche facendo dawah (spiegare l'Islam alle persone)?”. Sia esaltato il Re (uno dei Nomi di Allah, gloria a Lui). Una volta, riprese conoscenza chiedendomi di ripetere nuovamente quel dhikr, poi rientrò di nuovo in coma.
Prima di accompagnarlo in terapia intensiva, mi chiese di domandare al dott. Abd el Rahman el Sawi di pregare per lui. Amava molto questo sapiente. Quando gli dissi che mi ero messo d’accordo con lo Sheikh per andare a fargli visita, era contento al punto da non poterci credere. In quel momento il caro Sheikh era però in Arabia Saudita, ma non lo dissi a mio padre per non deluderlo.
Nuovamente si stava domandando: “Quale preghiera devo fare?”
Un giorno, dopo che io avevo fatto la preghiera “Fajr”, gli chiesi: “Vuoi fare la preghiera?”.
Mi rispose meravigliato: “Se voglio fare la preghiera (il dono) del fajr? Le due prosternazioni migliori di tutto ciò che è bene nella vita?”
Giuro su Allah, questo fa piangere. O Allah... Come sono svogliato!
Un giorno mentre rassettavo il suo vestito, mi baciò improvvisamente le mani. Io baciai la sua testa, e, come al solito, si rifiutò di farmi baciare le sue mani.
Le ultime parole che mi disse furono: “Che Allah ti renda buono, vai a dormire un po'! Vai!”.
Mentre stava facendo la preghiera del tahajud, perse conoscenza. La sua adorazione non era perfetta. Ma Allah non pretende dai malati.
Un venerdì precedente (il giorno 13 del mese islamico di Shawwal), ero andato alla moschea per fare la preghiera del Venerdì a Tanta - el Gharbia; l’imam quel giorno era Mohammed Hassan, il nostro caro Sheikh. Per aspettarlo, rientrai in ritardo all’ospedale.
Dopo averlo raggiunto, l’infermiera voleva impedirmi di entrare nella camera di mio padre. Insistevo, ma invano! Sia esaltato Allah; Allah predestina tutto.
Il suocero di mia sorella lo aveva visto prima del mio arrivo. Le ultime parole che mio padre gli disse furono: “Quale preghiera devo fare?” Gli rispose: ”Fai la preghiera del dhohr (del mezzogiorno)! Abbiamo appena fatto quella del Venerdì.” Mio padre gli chiese meravigliato: “Dhohr?”
-“Sì”.
-“La farò?”.
-“Sì”.
Successivamente perse nuovamente conoscenza. Erano quasi le cinque meno dieci, Allah mi fece rientrare tardi in camera sua. Come ti amavo, padre mio!
Era il tempo dell’agonia. Questa è una verità che io e la maggior parte della gente omettiamo. Vivere questi momenti è davvero diverso dal leggerli nei libri. Non posso dimenticare quella scena.
Mentre gli stavo facendo ripetere il dhikr, giunse il momento di dire “La ilaha illa Allah” (non c'è dio all'infuori di Allah – frase che si pronuncia normalmente durante il dhikr ma che è raccomandato dire anche sul letto di morte, perchè chi la pronuncia per ultima, è certo che vada in Paradiso). Tentai di fargli pronunciare la frase, fallendo. Poi, cominciai a ripeterla molte volte.
Vedendo mio padre addormentato sul lato destro seguendo l'insegnamento del Profeta (pace e benedizioni su di lui), invocai Allah: “Che Allah lo faccia morire prima del tramonto”, cioè durante il Venerdì, come lui sperava.
Dopo alcuni minuti, con un sorriso, disse quella frase con semplicità. La ripeté anche successivamente, dopo che mia madre era entrata nella stanza e glielo aveva fatto pronunciare. Avevo infatti chiesto a mia madre di non dire niente tranne questo dhikr. Alle cinque di sera, mentre mi avvicinavo alla porta della camera, la calamità avvenne. Allah ha chiamato così la morte, nel Corano.
Mio padre morì, ma la sua morte ha fatto svegliare molti (dalla negligenza). Il venerdì, come sperava, morì. Allah ci aiutò a compiere tutti i riti necessari. Che meraviglia!
Dopo aver saputo che il dott. Abd el Rahman era arrivato dall'Arabia, gli diedi la notizia. Poi egli pregò per lui, come desiderava mio padre.
Successivamente giunse un momento di felicità. Era il momento di lavarlo (prima della sepoltura, come il rito islamico prevede). Io e gli Sheikh presenti ci accorgemmo che era leggero come una piuma. Lo spostavamo con facilità, a destra e a sinistra. Era molto pulito. Alla fine, aprì la bocca, sorridendo... Era il momento di sorridere...
Tutto finì molto rapidamente. Grazie ad Allah, abbiamo fatto tutto seguendo la Sunnah (insegnamento) del Profeta (pace e benedizioni su di lui) ed evitando qualsiasi innovazione. Questa fu la raccomandazione di mio padre.
Poi, una folla intera fece la preghiera funebre. Era una vista meravigliosa.
Successivamente, venne il momento di seppellirlo. Accadde un fatto molto strano; mentre lo calavamo nella tomba, il sudario cominciò ad aprirsi a poco a poco, senza che nessuno lo avesse toccato. Sembrava avesse fretta... Dissi: “Sia esaltato Allah!”. Anche se avevamo atteso 18 ore prima di seppellirlo, il suo corpo non era affatto rigido.
Il giorno dopo, il cognato fece l'Omra (il pellegrinaggio minore) per lui. O Allah... Le ultime raccomandazioni che mi fece riguardavano il Corano e l'Omra... Mi raccomandò di non dimenticare di fare l'Omra dopo l'abrogazione della nuova legge che mi impediva di viaggiare, cosa che lo faceva molto arrabbiare. O Allah...
Sia esaltato Allah.
Credo di dover essere io a piangere e non mio padre, no?
Che Allah sia soddisfatto di te, o padre!
Questa è la breve storia della morte di mio padre.
Che Allah lo renda uno fra i buoni e lo riunisca con il Profeta (pace e benedizioni su di lui) nel Firdaws el Aala (il livello più alto del Paradiso; amin...)!
Vi chiedo di pregare per lui.
Che Allah ci benedica con una buona morte!
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “La buona morte è per chi ha vissuto obbedendo ad Allah, e la cattiva morte è per chi ha vissuto disobbedendo ad Allah”
(Al silsila al sahiha: 283 - 1/572)
Jazakum Allahu khairan (che Allah vi doni il bene)
Vi amo in Allah!"
Questa storia è stata tratta dal sito: www.way2allah.com
Lezione audio: la buona pazienza
Sheikh: Ahmad Jalal
"La lode spetta ad Allah, e siano la pace e la benedizione sui servi che Lui sceglie.
Scrivo con le lacrime agli occhi; di tristezza o di gioia? Non lo so. Che Allah mi aiuti!
Ecco qui la breve storia della morte di mio padre.
Per molto tempo, mio padre ha sofferto di una malattia al cuore; la malattia man mano si fece più acuta. Cominciò poi a soffrire di un altro male che gli affliggeva la milza, poi ebbe un cancro al fegato. Uno shock!
Malgrado i medici gli impedissero di fare le preghiere in moschea, lui insisteva per andarci cinque volte al giorno, perfino per quella del fajr (l'alba).
Per sette mesi lo abbiamo ripetutamente accompagnato dall’ospedale a casa, tanto che chi lavorava all'ospedale si era ormai abituato a vederci andare e venire.
Durante quel periodo, mio padre era molto vicino ad Allah. Meraviglioso...
Il coma lo colpiva di tanto in tanto. E' stato uno dei periodi più difficili. O Allah... Come eri paziente, ma soddisfatto, padre mio!
Per Allah, non ho mai visto un uomo simile.
E’ il momento di dire il motivo per cui sto scrivendo questa storia. E’ un messaggio che voglio indirizzare al mio cuore indurito e a coloro che amo in Allah; ad ogni fratello e ad ogni sorella.
Durante l’ultimo periodo, mio padre persisteva nel fare il dhikr (il ricordo di Allah, attraverso la lettura del Corano o la recitazione di formule specifiche insegnate dal Profeta Muhammed, pace e benedizioni su di lui), le cinque preghiere quotidiane e quella supererogatoria della notte. Poi, durante i suoi mancamenti, recitava versetti del Corano, oppure continuava a fare il dhikr.
Per Allah, mi dicevo che la perdita di coscienza colpiva me e non lui. Domandava sempre: ”Quale preghiera devo fare?”. Gloria ad Allah!
Il giorno 28 del mese islamico di Ramadan, circa un’ora prima di rompere il digiuno, insistette sul voler racimolare molti, molti soldi da distribuire ai poveri. Sebbene il momento non fosse adeguato, come gli avevo ricordato, fu facile distribuirli. Sia esaltato Allah.
Per sei mesi, gli ho rammentato che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “Allah protegge colui che muore di venerdì dalla tortura della tomba” (Sahih El Jamea; 5773)
Di conseguenza sperava che accadesse ciò e mi diceva: “Morirò di venerdì”.
Cominciava a raccomandarsi e ad insistere di preparare il sudario. Dopo averlo preparato, la sera di quel giorno, lo accompagnammo all’ospedale. Nella camera n.409, reparto medicina interna, Tanta (Egitto), il lieto fine cominciava ad apparire.
La malattia si fece sempre più acuta; mio padre non poteva girarsi né a destra né a sinistra. Non poteva più muoversi...
Giuro su Allah, sentivo il mio cuore spezzarsi. Ma niente cambiava.
Tempo addietro io e lui ascoltavamo assieme le parole di Sheikh Mohammad Hassan, soprattutto le lezioni che parlavano dell’afflizione. Amava molto questo Shaikh, che è come se mi avesse allevato ed insegnato a trattare bene mio padre.
Chiedeva sempre di ascoltare il Corano. Quando lo accompagnammo nella camera di terapia intensiva, era molto arrabbiato perchè gli mancava... Dopo aver chiesto il permesso ad un'infermiera, gli portammo una piccola radio.
Gli facevo ripetere il dhikr, uno per uno. Poi, Allah mi fece ricordare di fare lo stesso usando delle lezioni preparate dal dott. Hazem Shoman che contenevano altre varietà di dhikr.
Un meraviglioso ricordo: una sera, gli feci ripetere “Subhana Allah wa Bihamdih subhana Allah el Athiim’ (la gloria e la lode siamo ad Allah, sia esaltato Allah l'Altissimo) e poi uscii a comperare la cena in un ristorante vicino all’ospedale. Dopo essere ritornato, trovai tutti i degenti che stavano ripetendo questo dhikr. Gli dissi sorridendo: “Stai anche facendo dawah (spiegare l'Islam alle persone)?”. Sia esaltato il Re (uno dei Nomi di Allah, gloria a Lui). Una volta, riprese conoscenza chiedendomi di ripetere nuovamente quel dhikr, poi rientrò di nuovo in coma.
Prima di accompagnarlo in terapia intensiva, mi chiese di domandare al dott. Abd el Rahman el Sawi di pregare per lui. Amava molto questo sapiente. Quando gli dissi che mi ero messo d’accordo con lo Sheikh per andare a fargli visita, era contento al punto da non poterci credere. In quel momento il caro Sheikh era però in Arabia Saudita, ma non lo dissi a mio padre per non deluderlo.
Nuovamente si stava domandando: “Quale preghiera devo fare?”
Un giorno, dopo che io avevo fatto la preghiera “Fajr”, gli chiesi: “Vuoi fare la preghiera?”.
Mi rispose meravigliato: “Se voglio fare la preghiera (il dono) del fajr? Le due prosternazioni migliori di tutto ciò che è bene nella vita?”
Giuro su Allah, questo fa piangere. O Allah... Come sono svogliato!
Un giorno mentre rassettavo il suo vestito, mi baciò improvvisamente le mani. Io baciai la sua testa, e, come al solito, si rifiutò di farmi baciare le sue mani.
Le ultime parole che mi disse furono: “Che Allah ti renda buono, vai a dormire un po'! Vai!”.
Mentre stava facendo la preghiera del tahajud, perse conoscenza. La sua adorazione non era perfetta. Ma Allah non pretende dai malati.
Un venerdì precedente (il giorno 13 del mese islamico di Shawwal), ero andato alla moschea per fare la preghiera del Venerdì a Tanta - el Gharbia; l’imam quel giorno era Mohammed Hassan, il nostro caro Sheikh. Per aspettarlo, rientrai in ritardo all’ospedale.
Dopo averlo raggiunto, l’infermiera voleva impedirmi di entrare nella camera di mio padre. Insistevo, ma invano! Sia esaltato Allah; Allah predestina tutto.
Il suocero di mia sorella lo aveva visto prima del mio arrivo. Le ultime parole che mio padre gli disse furono: “Quale preghiera devo fare?” Gli rispose: ”Fai la preghiera del dhohr (del mezzogiorno)! Abbiamo appena fatto quella del Venerdì.” Mio padre gli chiese meravigliato: “Dhohr?”
-“Sì”.
-“La farò?”.
-“Sì”.
Successivamente perse nuovamente conoscenza. Erano quasi le cinque meno dieci, Allah mi fece rientrare tardi in camera sua. Come ti amavo, padre mio!
Era il tempo dell’agonia. Questa è una verità che io e la maggior parte della gente omettiamo. Vivere questi momenti è davvero diverso dal leggerli nei libri. Non posso dimenticare quella scena.
Mentre gli stavo facendo ripetere il dhikr, giunse il momento di dire “La ilaha illa Allah” (non c'è dio all'infuori di Allah – frase che si pronuncia normalmente durante il dhikr ma che è raccomandato dire anche sul letto di morte, perchè chi la pronuncia per ultima, è certo che vada in Paradiso). Tentai di fargli pronunciare la frase, fallendo. Poi, cominciai a ripeterla molte volte.
Vedendo mio padre addormentato sul lato destro seguendo l'insegnamento del Profeta (pace e benedizioni su di lui), invocai Allah: “Che Allah lo faccia morire prima del tramonto”, cioè durante il Venerdì, come lui sperava.
Dopo alcuni minuti, con un sorriso, disse quella frase con semplicità. La ripeté anche successivamente, dopo che mia madre era entrata nella stanza e glielo aveva fatto pronunciare. Avevo infatti chiesto a mia madre di non dire niente tranne questo dhikr. Alle cinque di sera, mentre mi avvicinavo alla porta della camera, la calamità avvenne. Allah ha chiamato così la morte, nel Corano.
Mio padre morì, ma la sua morte ha fatto svegliare molti (dalla negligenza). Il venerdì, come sperava, morì. Allah ci aiutò a compiere tutti i riti necessari. Che meraviglia!
Dopo aver saputo che il dott. Abd el Rahman era arrivato dall'Arabia, gli diedi la notizia. Poi egli pregò per lui, come desiderava mio padre.
Successivamente giunse un momento di felicità. Era il momento di lavarlo (prima della sepoltura, come il rito islamico prevede). Io e gli Sheikh presenti ci accorgemmo che era leggero come una piuma. Lo spostavamo con facilità, a destra e a sinistra. Era molto pulito. Alla fine, aprì la bocca, sorridendo... Era il momento di sorridere...
Tutto finì molto rapidamente. Grazie ad Allah, abbiamo fatto tutto seguendo la Sunnah (insegnamento) del Profeta (pace e benedizioni su di lui) ed evitando qualsiasi innovazione. Questa fu la raccomandazione di mio padre.
Poi, una folla intera fece la preghiera funebre. Era una vista meravigliosa.
Successivamente, venne il momento di seppellirlo. Accadde un fatto molto strano; mentre lo calavamo nella tomba, il sudario cominciò ad aprirsi a poco a poco, senza che nessuno lo avesse toccato. Sembrava avesse fretta... Dissi: “Sia esaltato Allah!”. Anche se avevamo atteso 18 ore prima di seppellirlo, il suo corpo non era affatto rigido.
Il giorno dopo, il cognato fece l'Omra (il pellegrinaggio minore) per lui. O Allah... Le ultime raccomandazioni che mi fece riguardavano il Corano e l'Omra... Mi raccomandò di non dimenticare di fare l'Omra dopo l'abrogazione della nuova legge che mi impediva di viaggiare, cosa che lo faceva molto arrabbiare. O Allah...
Sia esaltato Allah.
Credo di dover essere io a piangere e non mio padre, no?
Che Allah sia soddisfatto di te, o padre!
Questa è la breve storia della morte di mio padre.
Che Allah lo renda uno fra i buoni e lo riunisca con il Profeta (pace e benedizioni su di lui) nel Firdaws el Aala (il livello più alto del Paradiso; amin...)!
Vi chiedo di pregare per lui.
Che Allah ci benedica con una buona morte!
Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “La buona morte è per chi ha vissuto obbedendo ad Allah, e la cattiva morte è per chi ha vissuto disobbedendo ad Allah”
(Al silsila al sahiha: 283 - 1/572)
Jazakum Allahu khairan (che Allah vi doni il bene)
Vi amo in Allah!"
Questa storia è stata tratta dal sito: www.way2allah.com
Lezione audio: la buona pazienza
Sheikh: Ahmad Jalal
Traduzione a cura della sorella Heba Hamdy (Jazak Allahu khairan!)
24 dicembre 2010
I musulmani e il Natale.
No, noi il Natale non lo festeggiamo. Mica perchè non crediamo in Gesù, pace su di lui, anzi. Per noi è stato ed è tutt’ora un grande esempio di fede, addirittura crediamo che ritornerà, alla fine dei tempi, per riportare, per volontà di Dio, la giustizia sulla terra. Oltre questo a sua madre, Maria, che a sua volta è fonte di ispirazione nel comportamento di tutte noi donne musulmane, è dedicata un’intera sura (capitolo) del Sacro Corano.
Quindi massimo rispetto per due grandi, grandissime figure. Un Profeta e la madre di un Profeta.
Già, due persone, in fin dei conti. Che non devono però, nel modo più assoluto, essere sostitute o associate nell’adorazione che tutti noi dobbiamo rivolgere all’Unico Dio.
Perchè purtroppo il Natale sposta completamente l’attenzione dal Creatore alla creatura, seppur Creatura con la C maiuscola, facendo sì che invece Colui grazie al quale è esistita, questa grande persona, venga, ogni anno di più, messo da parte, dimenticato quasi. Purtroppo è così, mi spiace ma è così.
Quasi tutti (parlo di non musulmani, ovviamente) rivolgono le loro preghiere a Gesù, a Maria, agli angeli, ai santi… E a Dio? Quasi mai ho sentito pregarLo, nonostante sia in verità l’Unico ad averne diritto. “Io Sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di Me“, recitano i bimbi al catechismo. Lo recitano a memoria, poverini, ma c’è qualcuno che spiega loro il significato di queste parole?
Oltre questo il Natale oggigiorno è diventato null’altro che un regala e ricevi, un magna e bevi. Proprio oggi sentivo alla televisione che i ragazzini lasciano in secondo piano la “nascita” di Gesù durante questa giornata e pensano prima di tutto ai regali…
Ma poi, il 25 Dicembre, è davvero la data in cui è nato? Eh no, purtroppo no… I più istruiti nel ramo lo sapranno che questa data è stata fissata come tale durante il concilio di Nicea dall’imperatore Costantino, per far sì che i politeisti adoratori del dio Sole e i cristiani dell’epoca fossero entrambi soddisfatti, dato che, appunto, questa data altro non è che la ricorrenza in cui si festeggiava la nascita della divinità pagana in questione…
Quindi non uno, ma più fondamentali motivi per i quali noi non abbiamo nulla a che fare con questa festa. E, a dirla tutta, ritengo che anche il vero cristiano praticante dovrebbe starne ben distante…
Parlavo con una vecchietta cattolica giorni fa, un’ottantenne molto sveglia ed intelligente, nonchè grande praticante, alla quale ho spiegato appunto le questioni di cui sopra. E lei mi ha detto: “Hai ragione, solo che ormai è tradizione far così…“. E’ vero, è tradizione, perchè religione non lo è mai stata. Forse sarebbe il caso di ricordarselo, ogni tanto. Di rifletterci su. Affinché chi davvero ha voglia di avvicinarsi a Dio lo possa, finalmente, fare nella maniera giusta.
Che la pace e le benedizioni di Dio siano su Gesù, su sua madre e su tutti i Profeti.
Quindi massimo rispetto per due grandi, grandissime figure. Un Profeta e la madre di un Profeta.
Già, due persone, in fin dei conti. Che non devono però, nel modo più assoluto, essere sostitute o associate nell’adorazione che tutti noi dobbiamo rivolgere all’Unico Dio.
Perchè purtroppo il Natale sposta completamente l’attenzione dal Creatore alla creatura, seppur Creatura con la C maiuscola, facendo sì che invece Colui grazie al quale è esistita, questa grande persona, venga, ogni anno di più, messo da parte, dimenticato quasi. Purtroppo è così, mi spiace ma è così.
Quasi tutti (parlo di non musulmani, ovviamente) rivolgono le loro preghiere a Gesù, a Maria, agli angeli, ai santi… E a Dio? Quasi mai ho sentito pregarLo, nonostante sia in verità l’Unico ad averne diritto. “Io Sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di Me“, recitano i bimbi al catechismo. Lo recitano a memoria, poverini, ma c’è qualcuno che spiega loro il significato di queste parole?
Oltre questo il Natale oggigiorno è diventato null’altro che un regala e ricevi, un magna e bevi. Proprio oggi sentivo alla televisione che i ragazzini lasciano in secondo piano la “nascita” di Gesù durante questa giornata e pensano prima di tutto ai regali…
Ma poi, il 25 Dicembre, è davvero la data in cui è nato? Eh no, purtroppo no… I più istruiti nel ramo lo sapranno che questa data è stata fissata come tale durante il concilio di Nicea dall’imperatore Costantino, per far sì che i politeisti adoratori del dio Sole e i cristiani dell’epoca fossero entrambi soddisfatti, dato che, appunto, questa data altro non è che la ricorrenza in cui si festeggiava la nascita della divinità pagana in questione…
Quindi non uno, ma più fondamentali motivi per i quali noi non abbiamo nulla a che fare con questa festa. E, a dirla tutta, ritengo che anche il vero cristiano praticante dovrebbe starne ben distante…
Parlavo con una vecchietta cattolica giorni fa, un’ottantenne molto sveglia ed intelligente, nonchè grande praticante, alla quale ho spiegato appunto le questioni di cui sopra. E lei mi ha detto: “Hai ragione, solo che ormai è tradizione far così…“. E’ vero, è tradizione, perchè religione non lo è mai stata. Forse sarebbe il caso di ricordarselo, ogni tanto. Di rifletterci su. Affinché chi davvero ha voglia di avvicinarsi a Dio lo possa, finalmente, fare nella maniera giusta.
Che la pace e le benedizioni di Dio siano su Gesù, su sua madre e su tutti i Profeti.
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Muslima
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