29 dicembre 2010

“Che Allah sia soddisfatto di te, padre!”

Una breve storia non immaginaria, vera.

"La lode spetta ad Allah, e siano la pace e la benedizione sui servi che Lui sceglie.

Scrivo con le lacrime agli occhi; di tristezza o di gioia? Non lo so. Che Allah mi aiuti!
Ecco qui la breve storia della morte di mio padre.

Per molto tempo, mio padre ha sofferto di una malattia al cuore; la malattia man mano si fece più acuta. Cominciò poi a soffrire di un altro male che gli affliggeva la milza, poi ebbe un cancro al fegato. Uno shock!
Malgrado i medici gli impedissero di fare le preghiere in moschea, lui insisteva per andarci cinque volte al giorno, perfino per quella del fajr (l'alba).

Per sette mesi lo abbiamo ripetutamente accompagnato dall’ospedale a casa, tanto che chi lavorava all'ospedale si era ormai abituato a vederci andare e venire.
Durante quel periodo, mio padre era molto vicino ad Allah. Meraviglioso...
Il coma lo colpiva di tanto in tanto. E' stato uno dei periodi più difficili. O Allah...  Come eri paziente, ma soddisfatto, padre mio!
Per Allah, non ho mai visto un uomo simile.

E’ il momento di dire il motivo per cui sto scrivendo questa storia. E’ un messaggio che voglio indirizzare al mio cuore indurito e a coloro che amo in Allah; ad ogni fratello e ad ogni sorella.

Durante l’ultimo periodo, mio padre persisteva nel fare il dhikr (il ricordo di Allah, attraverso la lettura del Corano o la recitazione di formule specifiche insegnate dal Profeta Muhammed, pace e benedizioni su di lui), le cinque preghiere quotidiane e quella supererogatoria della notte. Poi, durante i suoi mancamenti, recitava versetti del Corano, oppure continuava a fare il dhikr.

Per Allah, mi dicevo che la perdita di coscienza colpiva me e non lui. Domandava sempre: ”Quale preghiera devo fare?”. Gloria ad Allah!
Il giorno 28 del mese islamico di Ramadan, circa un’ora prima di rompere il digiuno, insistette sul voler racimolare molti, molti soldi da distribuire ai poveri. Sebbene il momento non fosse adeguato, come gli avevo ricordato, fu facile distribuirli. Sia esaltato Allah.
Per sei mesi, gli ho rammentato che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “Allah protegge colui che muore di venerdì dalla tortura della tomba” (Sahih El Jamea; 5773)
Di conseguenza sperava che accadesse ciò e mi diceva: “Morirò di venerdì”.

Cominciava a raccomandarsi e ad insistere di preparare il sudario. Dopo averlo preparato, la sera di quel giorno, lo accompagnammo all’ospedale. Nella camera n.409, reparto medicina interna, Tanta (Egitto), il lieto fine cominciava ad apparire.
La malattia si fece sempre più acuta; mio padre non poteva girarsi né a destra né a sinistra. Non poteva più muoversi...
Giuro su Allah, sentivo il mio cuore spezzarsi. Ma niente cambiava.

Tempo addietro io e lui ascoltavamo assieme le parole di Sheikh Mohammad Hassan, soprattutto le lezioni che parlavano dell’afflizione. Amava molto questo Shaikh, che è come se mi avesse allevato ed insegnato a trattare bene mio padre.
Chiedeva sempre di ascoltare il Corano. Quando lo accompagnammo nella camera di terapia intensiva, era molto arrabbiato perchè gli mancava... Dopo aver chiesto il permesso ad un'infermiera, gli  portammo una piccola radio.
Gli facevo ripetere il dhikr, uno per uno. Poi, Allah mi fece ricordare di fare lo stesso usando delle lezioni preparate dal dott. Hazem Shoman che contenevano altre varietà di dhikr.
Un meraviglioso ricordo: una sera, gli feci ripetere “Subhana Allah wa Bihamdih subhana Allah el Athiim’ (la gloria e la lode siamo ad Allah, sia esaltato Allah l'Altissimo) e poi uscii a comperare la cena in un ristorante vicino all’ospedale. Dopo essere ritornato, trovai tutti i degenti che stavano ripetendo questo dhikr. Gli dissi sorridendo: “Stai anche facendo dawah (spiegare l'Islam alle persone)?”. Sia esaltato il Re (uno dei Nomi di Allah, gloria a Lui). Una volta, riprese conoscenza chiedendomi di ripetere nuovamente quel dhikr, poi rientrò di nuovo in coma.

Prima di accompagnarlo in terapia intensiva, mi chiese di domandare al dott. Abd el Rahman el Sawi di pregare per lui. Amava molto questo sapiente. Quando gli dissi che mi ero messo d’accordo con lo Sheikh per andare a fargli visita, era contento al punto da non poterci credere. In quel momento il caro Sheikh era però in Arabia Saudita, ma non lo dissi a mio padre per non deluderlo.
Nuovamente si stava domandando: “Quale preghiera devo fare?”
Un giorno, dopo che io avevo fatto la preghiera “Fajr”, gli chiesi: “Vuoi fare la preghiera?”.
Mi rispose meravigliato: “Se voglio fare la preghiera (il dono) del fajr? Le due prosternazioni migliori di tutto ciò che è bene nella vita?”

Giuro su Allah, questo fa piangere. O Allah... Come sono svogliato!

Un giorno mentre rassettavo il suo vestito, mi baciò improvvisamente le mani. Io baciai la sua testa, e, come al solito, si rifiutò di farmi baciare le sue mani.
Le ultime parole che mi disse furono: “Che Allah ti renda buono, vai a dormire un po'! Vai!”.
Mentre stava facendo la preghiera del tahajud, perse conoscenza. La sua adorazione  non era perfetta. Ma Allah non pretende dai malati.

Un venerdì precedente (il giorno 13 del mese islamico di Shawwal), ero andato alla moschea per fare la preghiera del Venerdì a Tanta - el Gharbia; l’imam quel giorno era Mohammed Hassan, il nostro caro Sheikh. Per aspettarlo, rientrai in ritardo all’ospedale.
Dopo averlo raggiunto, l’infermiera voleva impedirmi di entrare nella camera di mio padre. Insistevo, ma invano! Sia esaltato Allah; Allah predestina tutto.
Il suocero di mia sorella lo aveva visto prima del mio arrivo. Le ultime parole che mio padre gli disse furono: “Quale preghiera devo fare?” Gli rispose: ”Fai la preghiera del dhohr (del mezzogiorno)! Abbiamo appena fatto quella del Venerdì.” Mio padre gli chiese meravigliato: “Dhohr?”
-“Sì”.
-“La farò?”.
-“Sì”.

Successivamente perse nuovamente conoscenza. Erano quasi le cinque meno dieci, Allah mi fece rientrare tardi in camera sua. Come ti amavo, padre mio!
Era il tempo dell’agonia. Questa è una verità che io e la maggior parte della gente omettiamo. Vivere questi momenti è davvero diverso dal leggerli nei libri. Non posso dimenticare quella scena.
Mentre gli stavo facendo ripetere il dhikr, giunse il momento di dire “La ilaha illa Allah” (non c'è dio all'infuori di Allah – frase che si pronuncia normalmente durante il dhikr ma che è raccomandato dire anche sul letto di morte, perchè chi la pronuncia per ultima, è certo che vada in Paradiso). Tentai di fargli pronunciare la frase, fallendo. Poi, cominciai a ripeterla molte volte.

Vedendo mio padre addormentato sul lato destro seguendo l'insegnamento del Profeta (pace e benedizioni su di lui), invocai Allah: “Che Allah lo faccia morire prima del tramonto”, cioè durante il Venerdì, come lui sperava.

Dopo alcuni minuti, con un sorriso, disse quella frase con semplicità. La ripeté anche successivamente, dopo che mia madre era entrata nella stanza e glielo aveva fatto pronunciare. Avevo infatti chiesto a mia madre di non dire niente tranne questo dhikr. Alle cinque di sera, mentre mi avvicinavo alla porta della camera, la calamità avvenne. Allah ha chiamato così la morte, nel Corano.

Mio padre morì, ma la sua morte ha fatto svegliare molti (dalla negligenza). Il venerdì, come sperava, morì. Allah ci aiutò a compiere tutti i riti necessari. Che meraviglia!
Dopo aver saputo che il dott. Abd el Rahman era arrivato dall'Arabia, gli diedi la notizia. Poi egli pregò per lui, come desiderava mio padre.

Successivamente giunse un momento di felicità. Era il momento di lavarlo (prima della sepoltura, come il rito islamico prevede). Io e gli Sheikh presenti ci accorgemmo che era leggero come una piuma. Lo spostavamo con facilità, a destra e a sinistra. Era molto pulito. Alla fine, aprì la bocca, sorridendo... Era il momento di sorridere...

Tutto finì molto rapidamente. Grazie ad Allah, abbiamo fatto tutto seguendo la Sunnah (insegnamento) del Profeta (pace e benedizioni su di lui) ed evitando qualsiasi innovazione. Questa fu la raccomandazione di mio padre.
Poi, una folla intera fece la preghiera funebre. Era una vista meravigliosa.
Successivamente, venne il momento di seppellirlo. Accadde un fatto molto strano; mentre lo calavamo nella tomba, il sudario cominciò ad aprirsi a poco a poco, senza che nessuno lo avesse toccato. Sembrava avesse fretta... Dissi: “Sia esaltato Allah!”. Anche se avevamo atteso 18 ore prima di seppellirlo, il suo corpo non era affatto rigido.

Il giorno dopo, il cognato fece l'Omra (il pellegrinaggio minore) per lui. O Allah... Le ultime raccomandazioni che mi fece riguardavano il Corano e l'Omra... Mi raccomandò di non dimenticare di fare l'Omra dopo l'abrogazione della nuova legge che mi impediva di viaggiare, cosa che lo faceva molto arrabbiare. O Allah...

Sia esaltato Allah.
Credo di dover essere io a piangere e non mio padre, no?

Che Allah sia soddisfatto di te, o padre!

Questa è la breve storia della morte di mio padre.
Che Allah lo renda uno fra i buoni e lo riunisca con il Profeta (pace e benedizioni su di lui) nel Firdaws el Aala (il livello più alto del Paradiso; amin...)!

Vi chiedo di pregare per lui.
Che Allah ci benedica con una buona morte!

Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “La buona morte è per chi ha vissuto obbedendo ad Allah, e la cattiva morte è per chi ha vissuto disobbedendo ad Allah

(Al silsila al sahiha: 283 - 1/572)

Jazakum Allahu khairan (che Allah vi doni il bene)
Vi amo in Allah!"

Questa storia è stata tratta dal sito:  www.way2allah.com
Lezione audio:  la buona pazienza
Sheikh:   Ahmad Jalal
Traduzione a cura della sorella Heba Hamdy (Jazak Allahu khairan!)

24 dicembre 2010

I musulmani e il Natale.

No, noi il Natale non lo festeggiamo. Mica perchè non crediamo in Gesù, pace su di lui, anzi. Per noi è stato ed è tutt’ora un grande esempio di fede, addirittura crediamo che ritornerà, alla fine dei tempi, per riportare, per volontà di Dio, la giustizia sulla terra. Oltre questo a sua madre, Maria, che a sua volta è fonte di ispirazione nel comportamento di tutte noi donne musulmane, è dedicata un’intera sura (capitolo) del Sacro Corano.

Quindi massimo rispetto per due grandi, grandissime figure. Un Profeta e la madre di un Profeta.
Già, due persone, in fin dei conti. Che non devono però, nel modo più assoluto, essere sostitute o associate nell’adorazione che tutti noi dobbiamo rivolgere all’Unico Dio.

Perchè purtroppo il Natale sposta completamente l’attenzione dal Creatore alla creatura, seppur Creatura con la C maiuscola, facendo sì che invece Colui grazie al quale è esistita, questa grande persona, venga, ogni anno di più, messo da parte, dimenticato quasi. Purtroppo è così, mi spiace ma è così.

Quasi tutti (parlo di non musulmani, ovviamente) rivolgono le loro preghiere a Gesù, a Maria, agli angeli, ai santi… E a Dio? Quasi mai ho sentito pregarLo, nonostante sia in verità l’Unico ad averne diritto. “Io Sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di Me“, recitano i bimbi al catechismo. Lo recitano a memoria, poverini, ma c’è qualcuno che spiega loro il significato di queste parole?

Oltre questo il Natale oggigiorno è diventato null’altro che un regala e ricevi, un magna e bevi. Proprio oggi sentivo alla televisione che i ragazzini lasciano in secondo piano la “nascita” di Gesù durante questa giornata e pensano prima di tutto ai regali…

Ma poi, il 25 Dicembre, è davvero la data in cui è nato? Eh no, purtroppo no… I più istruiti nel ramo lo sapranno che questa data è stata fissata come tale durante il concilio di Nicea dall’imperatore Costantino, per far sì che i politeisti adoratori del dio Sole e i cristiani dell’epoca fossero entrambi soddisfatti, dato che, appunto, questa data altro non è che la ricorrenza in cui si festeggiava la nascita della divinità pagana in questione…

Quindi non uno, ma più fondamentali motivi per i quali noi non abbiamo nulla a che fare con questa festa. E, a dirla tutta, ritengo che anche il vero cristiano praticante dovrebbe starne ben distante…
Parlavo con una vecchietta cattolica giorni fa, un’ottantenne molto sveglia ed intelligente, nonchè grande praticante, alla quale ho spiegato appunto le questioni di cui sopra. E lei mi ha detto: “Hai ragione, solo che ormai è tradizione far così…“. E’ vero, è tradizione, perchè religione non lo è mai stata. Forse sarebbe il caso di ricordarselo, ogni tanto. Di rifletterci su. Affinché chi davvero ha voglia di avvicinarsi a Dio lo possa, finalmente, fare nella maniera giusta.

Che la pace e le benedizioni di Dio siano su Gesù, su sua madre e su tutti i Profeti.

22 dicembre 2010

L'Islam obbliga alla conversione?

"Non c'è costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall'errore. Chi dunque rifiuta l'idolo e crede in Allah, si aggrappa all'impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente."
[al-Baqara 2:256]

Ibnu Kathir (uno fra i più eminenti commentatori del Sacro Corano) ha detto:

"Allah ha detto: "Non c'è costrizione nella religione". Significa: non si forza nessuno ad entrare nell'Islam, perchè questo è evidente e chiaro, e le prove di ciò sono palesi. Non c'è necessità di obbligare nessuno ad entrarvi, piuttosto chiunque Allah guida all'Islam aprendo il suo cuore ad esso illuminando il suo intuito vi entrerà con convinzione; ma chiunque Allah rende cieco nel cuore, a cui sigilla l'udito e l'intelletto non beneficerà dall'essere costretto ad entrare nella religione con la forza. Hanno detto che la ragione per la rivelazione di questo versetto concerneva alcune persone fra gli Ansar, anche se questa regola è generale."

Come dicevamo tempo fa, l'Islam è un dono che l'Altissimo fa a coloro che cercano il Suo Volto, non si può obbligare nessuno a diventare musulmano. Perchè non arrecherebbe nessun beneficio, nè al costretto nè a colui che costringe. Anzi, renderebbe il primo ipocrita, il secondo oppressore.

La libertà stessa di credere in Lui è a sua volta un'immensa concessione. Se Dio avesse voluto ci avrebbe reso tutti musulmani, ovvero a Lui sottomessi, ma così non è stato. Ci ha invece permesso il libero arbitrio che, allo stesso tempo, ci lascia liberi di scegliere e di ricevere il Dono più grande che un uomo possa avere, la fede vera. Quella che non si ferma davanti alla religione che ti hanno insegnato i tuoi genitori, che non si adagia sulla cultura del paese di appartenenza, che non si fossilizza davanti a ciò in cui la maggior parte di chi ti sta intorno crede per abitudine.

La vera fede, quella che Egli ti dona una volta che il tuo cuore sceglie liberamente di accogliere dopo essersi  purificato da tutto ciò che è inutile, superficiale e dannoso, va oltre tutto ciò.

Va oltre la cultura, va oltre il paese d'origine, va oltre le convenzioni. Va oltre, fino a che non soddisfa il suo desiderio di candore, e lì trova l'Islam, il Puro Monoteismo. Il Puro Monoteismo, sì, spurio da false credenze, da idoli - umani e non, da tradizioni, da abitudini apprese nel corso dei tempi da questo o quel popolo, o imposte da questo o quel potente di turno che ha giocato con la religione per i propri scopi, politici o economici che fossero.

Va verso la purificazione del credo che, liberato da tutti gli orpelli creati dall'uomo ignorante, corrotto o semplicemente malvagio, può rendere l'uomo più alto nell'animo di quanto sia mai stato.

Colui che china il capo davanti al Signore dei Mondi si innalza sopra tutto il resto.

Che l'Altissimo ci renda alti sul mondo, e minuscoli al Suo cospetto, amin.

14 dicembre 2010

Dialogo fra me, me stessa ed io.

Me: Aì, ma la vuoi finire di riempire il web di tuoi scritti?

Io: Non so resistere... Quando mi invitano a scrivere di Islam, soprattutto su siti non musulmani è più forte di me, non so dir di no...

Me stessa: Poi non ti lamentare che hai troppo da fare, però!

Io: Vabbuò...

11 dicembre 2010

Palestina - Movimento Globale di Resistenza Non Violenta

Dal sito www.tariqramadan.com

Appello

Palestina
Movimento Globale di Resistenza Non Violenta
alla politica estremista e violenta dello Stato d’Israele

L’attuale situazione a Gaza evidenzia, una volta di più, lo stallo e l’orrore con cui si devono confrontare i Palestinesi.Non possiamo accontentarci di mettere le due parti sullo stesso piano o sperare che una soluzione venga fuori da trattative dirette senza coinvolgimenti e interventi esterni forti e determinati.

Assumere una posizione di falsa neutralità o di spettatori impotenti è in fondo accettare di lasciar fare e limitarsi a constatare, dopo ogni crisi, ogni massacro, che la situazione si deteriora, che i negoziati di pace non hanno portato ad alcunché e che la sorte dei Palestinesi peggiora ogni giorno che passa.

La quantità di organizzazioni di sostegno al popolo palestinese è impressionante, in tutto il mondo e in particolare in Occidente. Eppure si ha la sensazione che si faccia fatica a mettersi d’accordo su una visione o una strategia comuni. Durante i dibattiti spesso si confonde l’analisi delle cause del conflitto con l’esposizione dei principi della resistenza o ancora con i mezzi da usare o le soluzioni da proporre: in queste condizioni è difficile trovare un percorso comune, e ben chiaro, per porre le basi di un discorso, orientare un’azione ad ampio raggio e su più fronti e costituire un fronte unito e solido

Bisogna iniziare indicando alcuni principi sui quali siamo generalmente concordi :

1. Il conflitto israelo-palestinese è innanzi tutto un conflitto politico (anche se ha delle dimensioni religiose che implicano il rispetto della libertà di culto di tutti – ebrei, cristiani, musulmani – e la libertà di coscienza per tutti, credenti o no).


2. Ci sono un oppressore (lo Stato d’Israele) e un oppresso (il popolo palestinese).


3. La resistenza palestinese è legittima.


4. I Palestinesi hanno diritto ad uno Stato e alla libertà.


5. La pari dignità dei Palestinesi esige una parità di diritti e trattamento, quale che sia la soluzione prospettata.


6. I Palestinesi cacciati dalle loro terre hanno un naturale diritto a tornarvi.


7. Il nostro impegno si fonda su di un incondizionato ed uguale rifiuto di ogni razzismo, sotto qualsivoglia forma (razzismo antiebraico, antiarabo, anticristiano o antimusulmano, ecc.).

Su questi sette principi fondamentali è possibile costituire dei collettivi locali, regionali e nazionali che stabiliscano gli obiettivi prioritari del movimento di resistenza locale/globale. Le esperienze dei "collettivi" o "coordinamenti" in Inghilterra, in Francia e in alcune regioni (negli Stati Uniti o in Europa) devono moltiplicarsi in tutti i paesi nei diversi continenti, poiché le conseguenze del locale conflitto israelo-palestinese hanno conseguenze globali sulle realtà politiche ed economiche del mondo. Questi collettivi regionali, nazionali e internazionali dovrebbero avere questi principali obiettivi:

1. Diffondere informazione continua sulla situazione in Medio Oriente (website, newsletters, conferenze, video, libri, ecc.): sviluppare e mantenere la coscienza responsabile di quello che significa il conflitto oltre le situazioni di crisi e il tipo di copertura mediatica.


2. Individuare i mezzi di resistenza non violenta in tutto il mondo (boicottaggi e coordinamento di azioni concrete: manifestazioni, interventi presso i politici, ecc.) che talune organizzazioni mettono in atto ma senza sufficienti sinergie se non in momenti di crisi.


3. Supportare e mobilitare un movimento di solidarietà per il finanziamento di progetti di sviluppo e di ricostruzione (infrastrutture, scuole, ecc.).

Gli ultimi avvenimenti a Gaza e l’atteggiamento dei governi d’Oriente e d’Occidente hanno evidenziato che la passività e l’ipocrisia tanto ampiamente diffuse non permetteranno di giungere alla soluzione di questo conflitto. Tutto sta avvenendo come se lo Stato d’Israele, con il sostegno degli Stati Uniti e di qualche governo europeo, avesse imposto un clima di terrore intellettuale in cui nessuno osa parlare, dire la verità, denunciare l’inaccettabile. Eppure i popoli del mondo sono sempre meno succubi, ed è possibile sensibilizzare e mobilitare un numero vieppiù maggiore di persone che rifiutano di subire il lavaggio mediatico del cervello o di vedersi ridotti nelle condizioni di spettatori impotenti.

Oggi è importante chiarire i nostri principi, individuare i mezzi della resistenza e coordinare la nostra azione. Alcune recenti esperienze nazionali dimostrano che questo processo si può generalizzare. Rivolgiamo un appello alle organizzazioni che hanno anni di esperienza, alle nuove strutture e ai singoli affinché considerino prioritaria la creazione di questo movimento globale mediante collettivi e coordinamenti regionali e nazionali che si pongano obiettivi e un pensiero chiari e che propongano azioni comuni più ampie ed efficaci.

È importante altresì rifiutare sia le frammentazioni sia le strumentalizzazioni politico-ideologiche : un fondamento di princìpi comuni chiarisce questo impegno condiviso, e le azioni devono tradurre in pratica lo spirito determinato di questa resistenza globale. Dal momento che non possiamo restare semplici spettatori della negazione dei diritti, delle umiliazioni e delle atrocità in Palestina, noi lanciamo il Movimento Globale di Resistenza Non Violenta. Desideriamo invitare e coinvolgere nel Movimento personalità pubbliche (intellettuali, artisti etc.), attivisti e cittadini di tutto il mondo, così come le organizzazioni attente alla protezione dei diritti e della dignità degli individui e dei popoli che rifiutano di restare passivi di fronte al silenzio complice degli Stati d’Oriente e d’Occidente mentre i civili palestinesi vengono quotidianamente uccisi, incarcerati o umiliati nei nuovi bantustan che ormai sono divenuti i Territori, occupati dalla politica israeliana di colonizzazione e di apartheid.

Una mobilitazione popolare può avere successo soltanto se è internazionale e globale.

Firmate questo Appello, fatelo conoscere, mantenetevi informati e diffondete l’informazione attorno a voi ; entrate a far parte delle organizzazioni, dei collettivi e dei coordinamenti locali, regionali e nazionali esistenti, o impegnatevi voi stessi a crearne di nuovi là dove vi trovate. Moltiplicate — sul lungo periodo — le azioni d’informazione e di resistenza civile e politica nel mondo.

Primi firmatari :
Karen Amstrong (UK), Moazzam Beg (UK), Tariq Ramadan (UK), Michael Hudson (USA), Tariq Modood (UK), Michael Warschawski (Jerusalem), Jean-Claude Meyer (France), Francois Houtart (Belgique), Ziauddin Sardar (UK), Fareed Elshayyal (UK), Syed Faiyazuddin Ahmad (UK), Jeremy Henzell-Thomas (UK), Wilfried Mourad Hoffman (Germany), Roger Abdul Wahhab Boase (UK), Elfatih A.A/Salam, International Islamic University Malaysia (Malaysia), Ahmad Abuljobain (UK), Iftikhar H. Malik (UK), Sergio Yahni (Jerusalem), Lea Tsemel (Jerusalem), Nassar Ibrahim (Beit Sahour), Ahmad Jaradat (Hebron), Harfiyah Haleem (UK), Françoise Duthu (France), Umar Chapra (Pakistan/Saudi Arabia), Michel Collon (Belgique), Dr. Munawar A. Anees (Pakistan), Tahir Abbas (UK), Rafik Beekun (USA), Louay Safi (USA) , Sheila Musaji (USA), Bob Crane (USA), Jafar Siddiqui (USA), Muqtedar Khan ( USA), Charles Butterworth (US), Jocelyne Cesari (USA- France), Istishhad Mousa (Canada), Yahya Birt (UK), Muneeb Nasir (Canada), Dr.Mario Liguori Presidente I.T.I. Istituto Tributario Italiano Centro Studi di diritto e tecnica tributaria (Italia), Tarik Ramdani (France), Remi maliz (France), Nadia Bittame (France), Jeanne-Marie El Mejjad Marrakech (Maroc), Sadeekah Saban - CT (South Africa), Homera Ansari (India), Zineb Rabi Andaloussi (France), Shaheryar Akbar (Pakistan-USA), Gemma Slack (USA), Amjad Saleem (Sri Lanka), David Burrell (USA), Dr Serena Hussain, Loubna Youssef, PhD. Cairo University (Egypt), Claude Calame (France), André Tosel (France), Hamza Piccardo (Italy)

ORGANIZZAZIONI :

European Muslim Network, Présence Musulmane Montréal, Présence Musulmane Toronto, American Muslims of Puget Sound (USA), Collectif des Musulmans de France, Centre Culturel Tawhid (France), Trait d’Union (France), Al Houda (France), AJCREV (Alliance de la jeunesse contre le racisme l’exclusion et la violence) (France), Collectif des Féministes pour l’Egalité (France)

Questa è una campagna seria, c'è bisogno di nomi, cognomi, indirizzi (per favore niente pseudonimi).

Grazie per il rispetto di queste condizioni quando firmerai il modulo

01 dicembre 2010

Il testamento islamico.

E' fondamentale, soprattutto per noi musulmani ritornati all'Islam, quindi non nati da famiglie musulmane, conoscere perfettamente le regole che disciplinano la sepoltura e i riti funebri conformi all'Islam, proprio perchè non vivendo in terra d'Islam e non avendo intorno a sè una famiglia musulmana si potrebbero commettere gravi errori in uno dei momenti più importanti della nostra esistenza, il passaggio da questa vita all'Altra. Perciò lo shaikh Pasquini, Allah lo ricompensi, ha pubblicato questa "clausula testamentaria" che comprende le ultime volontà di un musulmano coerentemente alla Sha'riah, la Legge islamica, che dovrebbe essere adottata come testo di base da ognuno di noi, per permettere ai nostri parenti e e amici non musulmani di capire come rispettare le nostre ultime volontà terrene. Copiate, stampate e diffondete. Grazie al fratello Mamdouh che ce lo ha ricordato.

CLAUSULA TESTAMENTARIA

Nel nome di Allah
Il Clemente,il Misericordioso.
La lode tutta appartiene ad Allah.
O Allah,esalta benedici ed abbi in gloria
Il Tuo servo e apostolo Muhammad,
la sua Famiglia e i suoi Compagni.

Quanto sopra doverosamente premesso, io, sottoscritto (NOME e COGNOME) residente attualmente a (NOME DELLA LOCALITA’ e INDIRIZZO), nella piena capacità di intendere e di volere ordino, pubblico e dichiaro le mie ultime volontà riguardo al trattamento della mia salma,il mio funerale e la mia sepoltura.

Rendo testimonianza che non c’è divinità tranne Allah, l’Unico, il Misericordioso l’Onnipotente Creatore dei Cieli e della Terra e di quanto vi è in essi, Dio di Abramo, Mosè, Gesù e Muhammad, e di tutti i Profeti, su loro la pace. Egli è unico titolare della qualità divina, nella quale non ha condomino a nessun titolo, né di socio, né di figlio.

Rendo testimonianza che Muhammad (saw) è Suo servo, messaggero e ultimo dei Suoi Inviati.

Rendo testimonianza che Allah è Verità, che la Sua promessa è verità e che l’incontro con Lui è verità.

Rendo testimonianza che l’Avvento dell’Ora è verità, riguardo al quale non c’è alcun dubbio, e che Allah, rifulga lo splendore della Sua Luce, scevro di ogni difetto e imperfezione, con certezza resusciterà i morti di tutte le generazioni dell’umanità, della prima e dell’ultima e di tutte le intermedie.

Ai miei parenti e amici, ai miei fratelli e alle mie sorelle nell’Islàm, a tutti coloro che rimarranno dopo di me, io consiglio di compiere ogni sforzo per essere veri Musulmani, in obbedienza al loro Creatore, rifulga lo splendore della Sua Luce, e di adorarLo, in quanto è solo Lui il titolare del diritto di essere adorato, di temerLo, perché solo Lui ha titolo di essere temuto, e di amare Lui e l’Apostolo Suo, Muhammad (saw) con amore completo ed esclusivo. Obbediscano, quindi,a Lui soltanto attenendosi scrupolosamente alla Sua Shari’ah (Legge); diffondano e impiantino, saldamente, la Sua religione, l’Islàm, e muoiano in completa e assoluta sottomissione alla Sua Volontà.

Ricordo loro che nessuno, uomo o donna che sia, muore prima che sia giunto il suo tempo di morire; che la
durata di ciascuna vita è determinata con precisione prima che ciascuno di noi venga al mondo dall’Onnipotente Creatore, rifulga lo splendore della Sua Luce. La morte è un evento tragico soltanto per colui o colei che ha vissuto la sua vita ingannando se stesso senza sottomettersi al Creatore e senza prepararsi al ritorno finale a Lui. Non affliggetevi, quindi, per la mia dipartita, ma traetene spunto per fare gli opportuni preparativi alla vostra. Siate pazienti e composti nel cordoglio come la religione dell’Islàm prescrive. L’Islàm consente che il lutto dei parenti non superi i tre giorni, benché alle vedove sia richiesto il lutto per quattro mesi lunari e dieci giorni, fino a quando, cioè, la loro ‘iddah (periodo d’attesa) sia conclusa.
Le eccessive lamentazioni e le scene di disperazione sono proibite dal Creatore e riflettono soltanto mancanza di consapevolezza islamica e insubordinazione alla volontà di Lui, rifulga lo splendore della Sua Luce.

Infine, chiedo a tutti i miei parenti, amici e a tutti gli altri, sia che abbiano scelto di credere in ciò che io credo sia che non lo abbiano fatto, di rispettare il mio diritto insopprimibile a questo Credo, garantitomi dalla Costituzione della Repubblica Italiana, agli articoli 19 e 21. Chiedo loro di rispettare questo documento, da me redatto, e di non opporvisi o modificarlo.
Piuttosto curino che la mia sepoltura avvenga come io ho richiesto che avvenga e che i miei beni siano divisi secondo le mie precise disposizioni al riguardo. In relazione a quanto sopra, io ordino che nessuna autopsia o imbalsamazione venga eseguita sulla mia salma, a meno che non sia richiesto dalla legge e che senza ritardo la mia salma venga lavata, composta in sudario con teli scevri da ogni ornamento e poi inumata, dopo che sia stato eseguito il rito del funerale, e che tutto questo sia eseguito da Musulmani, in osservanza dei dettami dell’Islàm.

Quanto sopra premesso, affido al fratello (NOME e COGNOME) residente a (INDIRIZZO e N° di TELEFONO) l’incarico di eseguire queste mie volontà ed espletare gli adempimenti necessari per il mio funerale e la mia sepoltura secondo le norme dell’Islàm.

Nel caso che il sunnominato non sia in grado di eseguire l’incarico, affido l’incarico di cui sopra, in via sostitutiva al fratello (NOME, COGNOME, INDIRIZZO e N° di TELEFONO) e nel caso che anche quest’ultimo non possa o non voglia accettare l’incarico, nomino esecutore il Presidente del Centro Islamico o della comunità, o Associazione Islamica della zona dove sarà avvenuto il mio decesso per eseguire gli adempimenti necessari per il mio funerale e la mia sepoltura; dispongo che nessuna cerimonia funebre non Islamica venga eseguita in relazione alla mia morte e alla mia salma; dispongo che il mio funerale non sia accompagnato da marce funebri, bandiere, stelle e mezzelune, ritratti, simboli islamici e non islamici, e che essi non vengano collocati sul luogo della mia sepoltura; dispongo che la mia salma non sia trasportata oltre una ragionevole distanza dal luogo della mia morte, specialmente quando il trasporto richiederebbe l’imbalsamazione, a meno che il trasporto a lunga distanza non si renda necessario per raggiungere il più vicino cimitero musulmano, o altro cimitero musulmano scelto dalla mia famiglia musulmana; dispongo che la mia tomba sia scavata nella terra in completa conformità alle regole della pratica islamica e che essa sia orientata nella direzione della Mecca, nella penisola araba,in direzione della quale si orientano i Musulmani nel Rito d’adorazione; dispongo che la mia salma, avvolta nel sudario, sia sepolta, senza cassa, in modo che non sia separata dalla terra. Nel caso che le leggi locali prescrivano inderogabilmente che la sepoltura avvenga in una bara, ordino che essa sia del tipo più semplice ed economico possibile e, inoltre, che la bara sia lasciata aperta durante le esequie e riempita di terra a meno che non sia proibito dalla legge; dispongo che la mia tomba sia allo stesso livello del suolo o solo leggermente più alta, senza costruzioni o strutture permanenti di qualsiasi genere su essa; l’indicatore, se necessario, ha da essere una semplice pietra, sulla quale non ci devono essere iscrizioni o simboli, al solo scopo di indicare la presenza della tomba.

Seguono le disposizioni testamentarie relative al patrimonio.

NOME LEGALE….

NOME ISLAMICO SE DIFFERENTE….

FIRMA AUTOGRAFA….

AUTENTICA NOTARILE DELLA FIRMA….

FIRME DEI TESTIMONI….

FIRMA DEL NOTAIO….


La lode tutta appartiene ad Allah Signore dei Mondi.

16 novembre 2010

U.CO.I.I. ‘id 1431 h/2010 …non chiediamo in cambio se non il riconoscimento reale, senza sconti sui doveri...

Allah akbar, Allah akbar, Allah akbar!
Iddio è il Più grande

Lo ripetiamo in questa lettera alla comunità musulmana in Italia insieme a tutti coloro che, a centinaia di milioni, lo ripetono oggi, 16 novembre, decimo giorno del mese del pellegrinaggio (dhû-l-Hijja), festa di ‘id adha.
E’ un grido di pace che diventa un boato di fondo che pervade i cuori e le menti dei musulmani, Iddio ha mostrato la Sua misericordia verso Abramo e suo figlio (pace su di loro).

Egli Che Si è interdetto l’oppressione ci ingiunge di non opprimerci l’un l’altro.

La vita è valore assoluto che Allah ha dato e tutela. La vita di Ismaele è stata salvata dalla Sua misericordia: nessun uomo dev’essere sacrificato in nome di Dio.

E’ con la stessa speranza in questa misericordia che voglio augurare ai musulmani d’Italia e del mondo: “’îd mubarak wa said”, festa benedetta e serena.

In questo momento la nostra comunità attraversa una fase cruciale di stabilizzazione, in condizioni difficili, a causa della crisi economica e dell’instabilità del quadro politico, ciononostante non perdiamo la fiducia e la speranza che questo frangente sarà superato e il Paese e noi con esso ne usciremo rafforzati e migliori.
E’ questa una battaglia di civiltà, nel quadro di una Costituzione che garantisce le libertà civili di tutti i cittadini e i residenti, che ci trova strenuamente impegnati e convinti.
Qualunque sia l’esito politico del momento convulso che stiamo vivendo vogliamo ribadire, semmai ce ne fosse bisogno, la nostra fedeltà alle istituzioni della Repubblica.

La comunità islamica in Italia, non si è mai sentita un corpo avulso dal contesto socio-culturale del Paese: nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università, nella società civile l’apporto dei musulmani si fa vieppiù importante e proficuo e la recente IX Giornata del dialogo cristiano-musulmano, celebrata in decina e decine di città, ne è la testimonianza più evidente.

Molti dei musulmani che hanno intrapreso il cammino amaro dell’emigrazione non avevano previsto che la loro vita si sarebbe radicata qui per sempre, ma evidentemente il disegno dell’Altissimo era diverso e i 300 mila nostri ragazzi e ragazze che frequentano le scuole di ogni ordine e grado in Italia sono la testimonianza più pregnante di questo radicamento.

La comunità islamica in Italia sta crescendo in numero e qualità, nonostante alcuni odiosi ostacoli che una politica talvolta miope e ingiusta hanno frapposto al suo cammino di pace e di progresso.
Siamo certi che la contingenza internazionale stia volgendo ad una riconsiderazione globale dei rapporti interculturali tra islam e occidente e che al confronto corrugato si stia sostituendo un’attenzione critica, una volontà di conoscersi e di comprendersi foriera di sviluppo armonico e progresso civile.
Ci auguriamo che la fine di un periodo di diffidenza, di preconcetta ostilità e di demonizzazione dell’intera comunità islamica mondiale, una Umma che comprende un miliardo e mezzo di uomini e donne nel mondo, non potrà che avere ripercussioni positive sulla nostra condizione in Europa e in Italia .

Noi musulmani d’Italia rappresentiamo l’1 per mille dell’intera comunità islamica mondiale (Umma) e il 2,5% della popolazione italiana. Una massa giovane, volitiva e alacre, capace di dare un contributo importante all’intera comunità nazionale. Non chiediamo in cambio se non il riconoscimento reale di quello che la Carta fondamentale della Repubblica prevede per cittadini e residenti, senza sconti sui doveri e senza reticenze sui diritti. In questo senso si potrà avviare un confronto con lo Stato, che potrà infine dare sicurezza e serenità alla nostra vita e al nostro sforzo coeso e leale.

Questo è il dono che chiediamo all’Altissimo in questo giorno di festa, questa è l’attenzione e la disponibilità che chiediamo alle forze politiche e alla società civile italiana.

Cari fratelli e sorelle “ ‘Îd mubarak wa said” festa benedetta e serena a tutte e tutti!

Il presidente dell’UCOII
Izzeddin Elzir
Roma 24 settembre 2010
Info: ufficiostampa.ucoii@gmail.com 339.3391660 (presidente) 347.2580070 ( addetto stampa)

Fonte

15 novembre 2010

Aid Mubarak! Ricordando il Profeta Abramo, pace su di lui.

La sua storia, per capire a fondo il perchè della festività islamica più importante.
Auguri a tutti i fratelli e le sorelle per un felice aid colmo di gioia, di serenità e di fede!

14 novembre 2010

Il digiuno nel giorno di Arafa.

Il Profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui) ha detto:

"Digiunare il giorno di Arafa è un'espiazione per due anni, l'anno precedente e l'anno successivo."
(Muslim)

Domani, 15 Novembre 2010, è Arafa. Digiuniamo, fratelli e sorelle, facciamo sì che l'Altissimo perdoni i nostri peccati, amin.

10 novembre 2010

Velata ipocrisia.


Un funzionario responsabile alla supervisione di un esame per la patente di guida a Mantova ha costretto una ragazza marocchina, musulmana, a togliere il velo dal capo (aveva viso e mani scoperte, per la precisione), pena l’allontanamento dalla classe.
(fonte notizia: Gazzetta di Mantova).
Io vorrei sinceramente capire perchè ci sono miriadi di paladini (paladine soprattutto…) della giustizia che, una volta saputo che una donna musulmana vuol togliersi il velo, fanno di tutto per aiutarla, difenderla, sostenerla nel suo processo di “liberazione (…) dai precetti dell’Islam imposti (…, …) da mariti e padri padroni (…, …, …)”, ma quando invece accade che una povera ragazza che scientemente e indipendentemente ha deciso di portarlo si trova davanti un “terrorista” che la aggredisce verbalmente e le impone di toglierselo NESSUNO alza la voce per difenderla.
Dove sono i protettori di queste povere creature femminili che non si dovrebbero toccare nemmeno con un fiore (e meno che mai con un hijab, per alcuni) quando un mostro di cattiveria, razzismo e crudeltà impone ad una ragazza straniera, sola ed indifesa di spogliarsi (sì, perchè costringere una donna musulmana praticante a togliere il velo dal capo equivale a costringerla a spogliarsi)?
Dove sono quando lei, fra le lacrime, va in bagno, torna nell’aula e, sempre tra i singhiozzi, prosegue, umiliata e in totale imbarazzo, l’esame?
Dove sono i liberatori della donna, i difensori delle libertà individuali, i cavalieri senza macchia e senza paura che a spada tratta aiutano le creature oppresse quando avvengono queste cose? Non ci sono mai in questi frangenti, perchè la verità è che ai noti paladini dei miei stivali non importa nulla che una donna musulmana venga maltrattata, se per maltrattamento si intende una violenza che la costringe ad abbandonare ciò che ha di più caro, una parte della sua religiosità.
Se anzichè essere stata costretta a svelarsi le fosse stato imposto dai genitori a metterlo, l’hijab, chissà che casotto sarebbe successo…
Fermo restando che nessuno deve imporre nulla a nessuno.
Non c’è costrizione nella religione”, dice il Corano.
No, miei cari paladini. Libertà non è solo la minigonna o lo stivale tacco 12, libertà è anche scegliere di votarsi a Dio con il cuore e con la mente, con le azioni e l’abbigliamento.
Se difendete le scelte delle “Ruby”  dovete anche difendere quelle di donne velate, religiose, come lo è questa dell’aneddoto, come lo siamo noi. Altrimenti non siete altro che ipocriti cavalieri di cartapesta.
C52DUP33XW3E

07 novembre 2010

Le virtù dei dieci giorni di Dhul-Hijja.

In che modo differiscono i primi dieci giorni di Dhul-Hijja dagli altri giorni dell'anno?

Lode ad Allah che ha creato il Tempo e ha reso alcuni momenti migliori di altri, alcuni mesi, giorni e notti migliori di altri, durante i quali le ricompense sono moltiplicate numerose volte come misericordia verso i Suoi servi. Questo li incoraggia a fare più buone azioni e li rende maggiormente desiderosi di adorarLo, così che il musulmano possa rinnovare i suoi sforzi per ottenere una maggior quota di ricompensa, si prepari per la morte e provveda per sè stesso in tempo per per il Giorno del Giudizio.

Questo periodo di culto arreca molti benefici, come l'opportunità di correggere i propri sbagli e le eventuali carenze o qualsiasi altra cosa si possa aver perduto. Ognuna di queste occasioni speciali comporta alcuni tipi di adorazione attraverso i quali i servi possono avvicinarsi ad Allah, e alcuni tipi di benedizione attraverso i quali Allah concede i Suoi favori e la Sua misericordia a chi vuole. La persona felice è colei che agisce maggiormente durante questi mesi, giorni ed ore speciali, e si avvicina al suo Signore in questi periodi attraverso gli atti di culto; sarà probabilmente toccato dalla benedizione di Allah e proverà la gioia di sapere che è salvo dal Fuoco dell'Inferno (Ibn Rajab, al-Lataa'if, p.8).

Il musulmano deve comprendere il valore della sua vita, incrementare le sue adorazioni verso Allah e persistere nel fare buone azioni fino al momento della morte. Allah dice (interpretazione del significato):

"e adora il tuo Signore fin che non ti giunga l'ultima certezza." (Al Hijr, 15:99)
I mufassirin (i commentatori) hanno detto "La "certezza" significa la morte".

Tra le speciali stagioni di culto ci sono i primi dieci giorni di Dhul-Hijja, che Allah ha preferito su tutti gli altri giorni dell'anno. Ibn 'Abbas (che Allah sia compiaciuto di lui e di suo padre) ha riportato che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto: "Non ci sono giorni in cui le buone azioni sono maggiormente amate da Allah che in questi dieci giorni". La gente chiese: "Nemmeno il jihad per la causa di Allah?" Egli disse: "Nemmeno il jihad per la causa di Allah, tranne nel caso in cui un uomo che è uscito per lottare donando sè stesso e la sua ricchezza per la causa è ritornato senza nulla." (Al Bukhari, 2/457).

Ibn 'Abbas (che Allah sia compiaciuto di lui e di suo padre) ha anche riportato che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto: "Non c'è nessuna azione più preziosa alla vista di Allah, nè maggiormente ricompensata che una buona azione fatta durante i dieci giorni del Sacrificio". Gli fu chiesto: "Nemmeno il jihad per la causa di Allah?" Lui disse: "Nemmeno il jihad per la causa di Allah, tranne nel caso di un uomo che è uscito per lottare dando sè stesso e la sua ricchezza per la causa e che torna indietro con niente" (Riportato da Al-Daarimi, 1/357, la sua catena è buona come dichiarato in Al-Irwaa' 3/398).

Questi testi ed altri indicano che questi dieci giorni sono migliori di tutti gli altri giorni dell'anno, senza eccezioni, nemmeno per gli ultimi dieci di Ramadan. Ma le ultime dieci notti di Ramadan sono migliori, perchè includono Laylatu Al Qadr (la Notte del Destino), che è migliore di mille mesi. In questo modo i vari riferimenti possono essere riconciliati (vedere il Tafsir di Ibn Kathir 5/412).

Devi sapere, mio fratello nell'Islam, che la virtù di questi dieci giorni è basata su varie cose:

1. Allah giura su di loro, e giurare su qualcosa è indicativo della sua importanza e del suo grande beneficio. Allah dice (interpretazione del significato): "Per l'alba, per le dieci notti" (Al Fajr, 89:1-2). Ibn 'Abbas, Ibn al-Zubayr, Mujahid e altri delle prime ed ultime generazioni hanno detto che ciò si riferisce ai primi dieci giorni di Dhul-Hijja. Ibn Katheer dichiarato: "Questa è l'opinione corretta." (Tafsir Ibn Katheer, 8 / 413).

2. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha testimoniato che questo sono i giorni migliori di questo mondo, come abbiamo già precedentemente citato attraverso gli ahadith sahih.

3. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha incoraggiato a fare buone azioni date le virtù di questo periodo per le persone in tutto il mondo, ed anche per il vantaggio del luogo per gli hujjaj (i pellegrini) alla Sacra Casa di Allah.

4.Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ci ha ordinato di recitare molte volte il tasbih (Subhana Allah), il tahmid (Al hamduliLlah) e il takbir (Allahu akbar) in questo periodo. AbduLlah Ibn Umar che Allah sia soddisfatto di lui e di suo padre) ha riportato che il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto: "Non ci sono giorni più grandi al cospetto di Allah e durante i quali le buone azioni sono maggiormente amate da Lui che in questi dieci giorni, quindi durante questo periodo recitate un grande numero di Tahlil (La ilaha illa Allah), Takbir (Allahu akbar) e Tahmid (al hamduliLlah)" (Riportato da Ahmed, 7/223; Ahmed Shaakir ha dichiarato che è sahih).

5. Questi dieci giorni includono Yawm Arafaa (il giorno di Arafa), durante il quale Allah ha reso perfetta la Sua religione. Digiunare in questo giorno sarà un'espiazione per i peccati di due anni. Questi giorni includono anche Yawm al-Nahar (il Giorno del Sacrificio), il più grande giorno dell'intero anno e il più grande giorno dell'Hajj, che combina gli atti di culto in un modo diverso da tutti gli altri.

6.Questi dieci giorni includono i giorni del sacrificio e dell'Hajj.

Domanda: cosa deve evitare di fare un musulmano durante questi dieci giorni se vuole offrire un sacrificio?

La sunna indica che colui che vuole offrire un sacrificio deve smettere di tagliare i suoi capelli e le sue unghie e di rimuovere qualunque cosa dalla sua pelle, dall'inizio dei dieci giorni fino a dopo che ha offerto il suo sacrificio, perchè il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto: "Quando vedete la luna nuova di Dhul-Hijja, se qualcuno di voi vuole offrire un sacrificio, deve fermarsi dal tagliare i suoi capelli e le sue unghie fino a quando non ha offerto il suo sacrificio". In accordo con un altro rapporto ha detto: "Non deve rimuovere (letteralmente toccare) nulla dai suoi capelli o dalla sua pelle" (Riportato da Muslim con quattro isnaad - catene di trasmissione . 13/146)

Qui l'insegnamento del Profeta (pace e benedizioni su di lui) rende una cosa obbligatoria e la sua proibizione ne rende un'altra haram, in accordo all'opinione più solida, perchè questi ordini e proibizioni sono incondizionati e inevitabili. Comunque se una persona compie una di queste azioni deliberatamente, deve cercare il perdono di Allah ma non gli è richiesto di offrire un sacrificio (extra) come espiazione; il suo sacrificio sarà accettabile. Chi ha necessità di rimuovere alcuni capelli, unghie, etc. perchè gli causano del male, come un'unghia rotta o una ferita dove vi sono capelli, dovrebbe farlo, e non c'è nulla di sbagliato in ciò. Lo stato di Ihraam (sacralizzazione, N.D.T.) è così importante che è permesso tagliare i capelli se lasciandoli potrebbero causare danni. Non c'è niente di sbagliato negli uomini o nelle donne che lavano le loro teste durante i primi dieci giorni di Dhul-Hijja, perchè il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha solamente vietato di tagliare i capelli, non di lavarli.

La saggezza dietro questa proibizione di tagliare i capelli etc. di colui che vuole offrire un sacrificio è che in questo modo può assomigliare a coloro che sono in stato di Ihraam in alcuni aspetti dei rituali svolti, e così può avvicinarsi ad Allah offrendo il sacrificio. Quindi lascia i suoi capelli e le sue unghie solamente fino al momento in cui lui ha offerto il suo sacrificio, nella speranza che Allah lo salvi nella sua interezza dal Fuoco. E Allah ne sa di più.

Se una persona ha tagliato i capelli o le unghie durante i primi dieci giorni di Dhul-Hijja perchè non aveva pianificato di offrire un sacrificio quindi lo decide successivamente, durante i dieci giorni, deve astenersi dal tagliare i capelli e le unghie dal momento in cui ha preso questa decisione.

Alcune donne possono delegare i loro fratelli o figli di svolgere il sacrificio per loro, e tagliano i capelli durante questi dieci giorni. Questo non è corretto, perchè la regola si applica a colui che offre il sacrificio, anche se lui (o lei) delega qualcun altro di eseguire l'atto vero e proprio. Il divieto non si applica alla persona delegata, solo alla persona che sta compiendo il sacrificio, come indicato nell'hadith. La persona che sta sacrificando per conto di qualcun altro per qualsiasi ragione, non deve aderire a questa proibizione. Il divieto sembra si applichi solo a colui che sta offrendo il sacrificio, non alla moglie e ai figli, a meno che uno di loro non stia offrendo un sacrificio per proprio conto, perchè il Profeta (pace e benedizioni su di lui) usava sacrificare "In nome della famiglia di Muhammed", ma non ci sono resoconti che dicono che lui vietò loro di tagliare i loro capelli o unghie in quel periodo.

Se una persona aveva in programma di offrire un sacrificio quindi decide di andare a compiere l'Hajj non deve tagliare i suoi capelli e unghie se vuole entrare in stato di Ihraam, perchè la sunna è solo di tagliare i capelli e le unghie quando necessario. Ma se lui sta eseguendo Tamattu (sta eseguendo la Umra, esce dallo stato di ihraam ed entra nuovamente in ihraam per l'Hajj) deve tagliare i suoi capelli alla fine della sua Umra perchè questo è parte del rituale.

Le questioni che sono descritte sopra come essere proibite per la persona che sta pianificando di offrire un sacrificio sono riportate nell'hadith citato sopra; la persona non ha il divieto di profumarsi, di avere rapporti coniugali, di avere indumenti cuciti, etc.

Per quanto riguarda i tipi di adorazione da svolgere durante questi dieci giorni: si deve capire che questi giorni sono una grande benedizione da parte di Allah per il Suo servo, ciò è correttamente compreso da coloro che agiscono con rettitudine. E' dovere del musulmano apprezzare questa benedizione e sfruttare al meglio l'opportunità, dedicando questi dieci giorni al prestare maggiore attenzione allo sforzo nel culto. Tra le Sue benedizioni verso i Suoi servi, Allah ci ha dato numerosi modi per fare il bene ed adorarLo, così il musulmano può costantemente essere attivo e coerente nel culto del suo Signore.

Tra le buone azioni che il musulmano deve cercare di compiere durante i primi dieci giorni di Dhul-Hijja ci sono:

1. Il digiuno. E' sunna digiunare il nono giorno di Dhul-Hijja, perchè il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ci ha esortato a compiere buone azioni in questo periodo, e digiunare è una delle migliori azioni. Allah ha scelto per Sè il digiuno, come dichiarato nell'hadith Qudsi: "Allah dice: -Tutte le azioni del figlio di Adamo sono per lui, eccetto il digiuno, che è per Me ed Io sono l'Unico che lo ricompenserà per esso." (Al Bukhari, 1805)

Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) soleva digiunare il nono giorno di Dhul-Hijja. Hunayda ibn Khalid ha riportato da sua moglie che alcune delle spose del Profeta (pace e benedizioni su di lui) hanno detto: "Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) usava digiunare il nono giorno di Dhul-Hijja, durante il giorno dell' Ashura, per tre giorni ogni mese e i primi due Lunedì e Giovedì di ogni mese" (Riportato da Al-Nisa'i, 4/205 e da Abu Dawud. classificato come sahih da Al Albani  in "Sahih Abi Dawud" 2/462).

2. Il Takbir. E' sunna dire il Takbir (Allahu akbar), il Tahmid (al hamduliLlah), il Tahlil (la ilaha illa Allah) e il Tasbih (subhana Allah) durante i primi dieci giorni di Dhul-Hijja, e pronunciarli ad alta voce in moschea, a casa, in strada e in ogni luogo dove è permesso ricordare Allah e menzionare il suo Nome ad alta voce, come atto di culto e come proclamazione della grandezza di Allah, che Egli sia Esaltato.

Gli uomini possono recitare queste frasi ad alta voce, e le donne dovrebbero recitarle a voce bassa.

Allah dice (interpretazione del significato): "per partecipare ai benefici che sono stati loro concessi; ed invocare il Nome di Allah nei giorni stabiliti, sull'animale del gregge che è stato loro attribuito in nutrimento. Mangiatene voi stessi e datene al bisognoso e al povero."(Al-Hajj 22:28)

La maggioranza degli studiosi concorda sul fatto che i "giorni stabiliti" sono i primi dieci giorni di Dhul-Hijja, date le parole di Ibn 'Abbas (possa Allah essere compiaciuto di lui e di suo padre): "I "Giorni stabiliti" sono i primi dieci giorni (di Dhul-Hijja)."

Il Takbir può includere le parole "Allahu akbar, Allahu akbar, la ilaha illa Allah; wa Allahu akbar wa Lillahi'l hamd (Allah è il più grande, Allah è il più grande, non c'è dio se non Allah; Allah è il più grande e ad Allah la lode)", così come altre frasi.

Il Takbir in questo periodo è un aspetto della sunna che è stato dimenticato, specialmente durante la prima parte del periodo, tanto che non si sente mai spesso, tranne da parte di poche persone. Questo Takbir dovrebbe essere pronunciato ad alta voce, in modo da rivivificare la sunna e come promemoria per i negligenti. Esistono prove tangibili che Ibn Umar e Abu Hurayra (che Allah sia soddisfatto di loro) usavano andare al mercato durante i primi dieci giorni di Dhul-Hijja recitando il Takbir, e le persone recitavano a loro volta il Takbir quando li sentivano. L'idea di base ricordando alle persone di recitare il Takbir è che ognuno dovrebbe recitarlo individualmente, non all'unisono, dato che non ci sono basi nella Shari'a che indicano di fare così.

Rivivificare aspetti della sunna che sono stati virtualmente dimenticati è un atto che recherà un'immensa ricompensa, come indicato dalle parole del Profeta (pace e benedizioni su di lui): "Chiunque fa rivivere un aspetto della mia sunna che è stato dimenticato dopo la mia morte, avrà una ricompensa equivalente a quella delle persone che lo hanno seguito, senza nulla togliere dalla loro." (Riportato da At-Tirmidhi, 7/443; questo è un hadith hasan - buono - date le catene che lo convalidano).

3. L'esecuzione dell'Hajj e dell'Umra. Una delle migliori azioni che una persona può fare durante questi dieci giorni è svolgere l'Hajj alla Sacra Casa di Allah. Colui che Allah aiuta ad andare all'Hajj alla Sua Casa e svolge tutti i rituali correttamente è incluso nelle parole del Profeta (pace e benedizioni su di lui): "Un Hajj accettato non reca una ricompensa minore del Paradiso."

4. Fare più buone azioni in generale, perchè le buone azioni sono amate da Allah e arrecano una grande ricompensa da parte Sua. Chi non è in grado di andare all'Hajj deve occupare sè stesso in questo benedetto periodo adorando Allah, pregando, leggendo il Corano, ricordando Allah, facendo invocazioni (du'a), elargendo carità, onorando i suoi genitori, mantenendo i legami di sangue, ordinando ciò che è bene e proibendo ciò che è male, e altre buone azioni ed atti di culto.

5.Il sacrificio. Una delle buone azioni che porteranno una persona più vicina ad Allah
durante questi dieci giorni è offrire un sacrificio, scegliendo un animale di qualità elevata ed ingrassandolo, spendendo soldi per la causa di Allah.

6. Il sincero pentimento. Una delle azioni più importanti da compiere durante questi dieci giorni è pentirsi sinceramente ad Allah ed abbandonare ogni disobbedienza e peccato. Pentimento significa ritornare ad Allah ed abbandonare tutte le azioni, palesi e nascoste, che Egli non ama, senza rimpianti per ciò che è passato, lasciandole immediatamente ed essendo determinati a non ritornarci sopra, ma ad aderire fermamente alla Verità facendo ciò che Allah ama.

Se un musulmano commette un peccato, deve affrettarsi a pentirsi immediatamente, senza dilazioni, prima di tutto perchè non sa quando lui morrà, e poi perchè una cattiva azione conduce ad un'altra.

Il pentimento durante speciali periodi è molto importante perchè nella maggior parte dei casi i pensieri delle persone si rivolgono alla religione durante essi, e sono desiderosi di fare il bene, il che li conduce a riconoscere i loro peccati e a provare rimorso per il passato. Il pentimento è obbligatorio sempre, ma quando i musulmani combinano sincero pentimento con buone azioni durante i giorni di maggior virtù, è un segno di successo, se Allah vuole. Allah dice (interpretazione del significato): "Chi invece si sarà pentito, avrà creduto e compiuto il bene, forse sarà tra coloro che avranno riuscita." ( Al qasas 28:67)

Il musulmano dovrebbe essere sicuro che non perderà nessuna fra queste importanti occasioni, perchè il tempo sta trascorrendo velocemente. Che prepari sè stesso compiendo buone azioni che gli arrecheranno ricompense quando ne avrà maggior bisogno, perchè non importa quante ricompense ottiene, troverà chesono sempre meno di quel che gli necessitano; il tempo della partenza è a portata di mano, il viaggio è terribile, le delusioni sono diffuse e la strada è lunga, ma Allah è sempre vigile, e a Lui ritorneremo e renderemo conto. Come il Corano dice (interpretazione del significato): "Chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di bene lo vedrà, e chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di male lo vedrà." (Al-Zalzalah 99:7-8)

C'è molto da guadagnare, quindi sfruttate al massimo le opportunità offerte da questi dieci giorni inestimabili ed insostituibili. Affrettatevi nel compiere buone azioni, prima che la morte colpisca, prima che si possa provare rimorso per la propria negligenza e incapacità di agire, prima che sia chiesto di ritornare in un posto dove nessuna preghiera avrà risposta, prima che la morte intervenga tra lo speranzoso e le cose per cui lui spera, prima che tu sia intrappolato con le tue azioni nella tomba.

O tu il cui duro cuore è scuro come la notte, non è ora che il tuo cuore venga riempito con la luce e diventi tenero? Esponi te stesso alla gentile brezza della misericordia del tuo Signore durante questi dieci giorni, dato che Allah farà in modo che questa brezza tocchi chiunque Lui voglia, e chiunque viene toccato da essa sarà felice nel Giorno del giudizio.

Allah benedica il nostro Profeta Muhammed, tutta la sua famiglia e i suoi compagni.

Fonte

29 ottobre 2010

Avere a che fare con Halloween: 13 consigli per i genitori.

"Supponiamo che i vostri bambini tornino a casa la sera di Halloween (31 Ottobre) e vi preghino di andare a fare "Dolcetto o scherzetto". Non stanno più nella pelle per il desiderio di avere tutti i bubble gum, i lecca-lecca e le altre caramelle, per non parlare del travestirsi da Pokemon o da strega come il resto dei loro amici.
Osservate tutto questo con sgomento. Sapendo che Halloween ha a che fare con lo shirk (associare partners ad Allah) volete puntare i piedi una volta per tutte e non permettere ai ragazzi di uscire durante quella serata.

Questi sono dei suggerimenti per affrontare il trambusto Halloween.

1. Capire esattamente cos'è Halloween.

Troppo spesso, i genitori stessi brancolano nel buio riguardo ai retroscena di occasioni e festività come Halloween. Non pensate che sia una questione triviale. Una volta che avrete compreso perchè Halloween viene celebrato, ci penserete due volte riguardo al farvi partecipare i vostri figli. Infatti, ogni genitore che sta cercando di crescere suo figlio come un individuo consapevole nei confronti di Dio obietterà alla celebrazione dell'occasione. Spendete un'ora in biblioteca cercando nell'enciclopedia. Per avere una prospettiva islamica, date un'occhiata ai miti festivi. Se ne discutete con i vostri figli utilizzando informazioni corrette, e loro riusciranno quindi a comprendere che sapete di cosa state parlando, loro potrebbero addirittura essere d'accordo con voi nel non partecipare al rituale.

2. Parlatene loro come minimo un paio di settimane prima.

Questo viene reso più semplice dal fatto che le vendite dei dolciumi e dei costumi per Halloween già sono in corso, e il rituale annuale dei film horror è già in televisione. Quindi l'atmosfera è giusta per far sedere Aisha o Ali e avere con loro una discussione su Halloween. Parlando di ciò che accadrà la mattina del 31 Ottobre adesso, darà loro un po' di tempo per pensarci a fondo, e di abituarsi all'idea di non dover andare a fare "Dolcetto o scherzetto" solo perchè i loro amici lo fanno.

3. Spiegate razionalmente che noi abbiamo le nostre festività.

Parlare di Halloween in un contesto infuocato del tipo "Questi non musulmani sono così cattivi!" non aiuterà Aisha o Ali a capire perchè non dovrebbero parteciparvi.  I vostri isterismi li accecheranno di fronte alla realtà. Invece, spiegate loro che ogni gruppo o cultura ha le proprie celebrazioni, e noi, come musulmani, abbiamo le nostre. Halloween è una festa pagana. Quando arriva l'Aid, questa è la nostra festività. Spiegate con calma che cos'è, sottolineatene i suoi pericoli, e lasciate che i vostri figli ci pensino sopra.

4. Menzionate gli altri pericoli di Halloween.

Storie dell'orrore su lame di rasoio nascoste nelle mele (candite, che regalano per la festa, N.D.T.), lassativi donati al posto del cioccolato a chi fa "Dolcetto o scherzetto", o i pericoli della strada possono essere menzionati, ma non rendeteli il fulcro delle ragioni per cui voi obiettate su Halloween.

5. Spiegate che ognuna delle nostre festività ha un significato.

Ricordate ai vostri figli che per i musulmani le festività hanno sempre un significato buono e positivo. Per esempio, a l'Aid Al Fitr, noi celebriamo la nostra gioia di aver digiunato durante il mese benedetto di Ramadan, che è un periodo durante il quale ci sforziamo di avvicinarci di più ad Allah e di essere musulmani migliori. Halloween, invece, viene in parte celebrato per ricordare Shaithan (Satana), che è male, che tutti dovrebbero evitare, e dal quale cercare rifugio in Allah.

6. Enfatizzare il fatto che non c'è nulla di male nell'essere differenti.

Questo punto è cruciale perchè ci saranno altre occasioni e attività scolastiche nella loro vita alle quali i bambini musulmani non dovranno partecipare. Questo non significa permanente esclusione da tutte le scuole e/o attività, ma significa che come musulmani loro possono prendere ciò che è buono, ma devono anche imparare a respingere ciò che è male in maniera saggia.

7. Incontrate gli insegnanti dei vostri figli per parlarne.

Organizzate un incontro per parlare di Halloween e delle festività alle quali voi, come musulmani, non volete che i vostri figli siano coinvolti. Ma parlate anche delle attività che voi raccomandereste o approvereste, e discutete delle festività islamiche. Offritevi come volontari per andare, durante Ramadan, a distribuire cibo ai bambini durante una presentazione sul significato di questo mese per i musulmani, per esempio.

8. Non mandateli a scuola il giorno di Halloween se c'è in programma una festa.

Se l'insegnante ha programmato una festa per Halloween, semplicemente non mandate Ali o Aisha a scuola, quel giorno. Comunque, se lo fate, scrivete una lettera o una breve nota all'insegnante e/o al preside spiegando perchè vostro figlio o vostra figlia non andranno a scuola quel giorno.

9. Portateli a casa di un amico musulmano ad Halloween.

Non rendetela un'occasione speciale. Se voi regolarmente frequentate famiglie musulmane e i vostri figli sono amici con i loro figli, andate a far loro visita o invitateli per giocare o uscire. Questo li potrà distrarre dall'isteria Halloween che avviene fuori.

10. Portateli fuori per una ciambella.

O per qualsiasi altra cosa halal, così non sarete a casa quando chi verrà per fare "Dolcetto o scherzetto" busserà alla vostra porta; ciò aiutebbe a sostenere l'isteria Halloween.

11. Spegnete le luci, chiudete le finestre e spiegate il perchè ai vostri vicini (questo vale per l'America e per altri paesi che lo festeggiano).

Spegnendo le luci si darà il messaggio che quella casa davvero non è interessata ad Halloween. Chiudere le finestre potrebbe essere necessario, dato che gettare uova contro le case di coloro che non hanno regalato caramelle non è raro in quel periodo. Spiegate ai vostri vicini cos'è Halloween mettendo una breve nota gentile sulla vostra porta che riguarda il perchè voi non celebrate questa festività. Shaema Imam, per esempio, durante un Halloween, ha applicato una nota decorativa sulla sua porta dicendo ai propri vicini che lei non supportava la pseudo-satanica glorificazione del male rappresentata da Halloween. Comunque ha anche detto che è ottimo stabilire una cooperazione con i propri vicini per promuovere la sicurezza durante Halloween (ci sono stati sforzi nella sua zona per garantire ai bambini di fare "Dolcetto o scherzetto" in sicurezza). Imam non ricevette nessun commento, ma nemmeno nessuno colpì la sua casa con delle uova, ha raccontato.

12. Spargi la voce: du e o tre settimane prima organizzate un seminario.

Questo per mamme e papà musulmani, e per i loro figli più giovani. Il seminario dovrebbe presentare esattamente ciò che Halloween è in realtà e cosa possono fare in proposito i genitori musulmani. Mentre ciò avviene, i bambini potrebbero giocare assieme, accuditi da baby sitters. Questo sarà utile per informare le madri e i padri, e allo stesso tempo per dare ai figli un'opportunità di divertimento (e magari darà modo di organizzare un invito in modo che si possano evitare le follie della notte di Halloween - vedere il suggerimento n. 9).

13. Mantenete le vostre promesse su l'aid.

Per un certo numero di giovani musulmani che sono cresciuti in Occidente, l'Aid talvolta è un giorno come un altro, con genitori che nemmeno si prendono una vacanza dal lavoro. In altri casi, con dei genitori che si prendono una giornata libera, il rituale è lo stesso: ci si alza, si indossano vestiti nuovi, si guida verso la sala di preghiera, si prega, non si capisce realmente ciò che sta avvenendo, ci si abbraccia, ci si augura Aid Mubarak, si torna a casa, si mangia cibo "etnico", si ricevono soldi (come regalo). Non c'è da meravigliarsi se gli occhi dei nostri figli brillano quando vedono le luci di Natale, i regali confezionati e sentono parlare dei giochi e dei divertimenti di Halloween. Rendete l'Aid speciale. Non rendetelo invitante solo durante Halloween per convincere i ragazzi a non parteciparvi rompendo poi la vostra promessa. A l'Aid portateli alla preghiera comunitaria, portateli fuori nei locali ove si tengono feste o al parco divertimenti. Organizzate un raduno e invitate i loro amici. Le possibilità di divertimenti halal ci sono. Lo dobbiamo ai nostri figli, se vogliamo che rimangano musulmani e fieri di esserlo, celebrate le occasioni della vita che contano davvero per noi, come i due Aid."


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24 ottobre 2010

10 Strategie della Manipolazione.

"Un Chomsky apocrifo. Alla maniera di Noam Chomsky vengono descritte le “10 Strategie della Manipolazione” sociale attraverso i mass media.

1 - La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 - La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 - La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...

9 - Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa."

Fonte 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANONIMO

E venitemi a dire che non è quello che sta succedendo da un bel po' d'anni a questa parte... Svegliamoci, gente!

16 ottobre 2010

Il risultato di un mondo senza Dio.

Voglio parlare di Sara, oggi. Una giovane, innocente (si intravedeva, dai suoi occhi, che era innocente...) ragazza, vittima di una morte inconcepibile e di una mancanza di rispetto tale nei confronti delle sue povere spoglie inanimate che non vi sono parole sufficientemente significative per descrivere tutto l'orrore che suscitano. Vittima di un omicidio, commesso da suo zio, la persona che l'avrà probabilmente vista nascere, crescere. Che in parte forse l'avrà educata, nutrita, aiutata. Uno zio che, una volta vista davanti a sè come una giovane e graziosa donna l'ha insidiata nella maniera peggiore, come nessun uomo dovrebbe mai fare con nessuna donna. E men che meno, perchè è disgustosamente peggio, con la propria nipote.

Sara era una ragazzina che aveva probabilmente tanti sogni e tante speranze, che desiderava andar via dal suo piccolo, spoglio paese e vivere una vita, agli occhi di un'adolescente, degna di essere vissuta. Magari in una grande città, magari con un bel retribuito lavoro, e una persona accanto con la quale formarsi una famiglia, un giorno.

Una ragazza come tante, cresciuta come tante, nella probabile indifferenza dei suoi sentimenti da parte della propria famiglia, con la quale evidentemente comunicava poco e male. Una famiglia che l'avrà sì cresciuta, ma l'avrà davvero educata, consolata, ascoltata nei momenti di difficoltà? Questa famiglia avrà capito quando nel suo vissuto c'era stato qualcosa che non andava? Aveva notato il suo malessere quando le era capitato di subire qualcosa di spiacevole, si rendevano conto che le persone che aveva accanto (spesso maggiorenni, fra l'altro, lei, che aveva solo 15 anni) non erano adatte a lei?

Sarà riuscita questa ragazza, un giorno fra gli altri, a prendere da parte la sua mamma e a dirle "Guarda, lo zio..." oppure "Sai, mia cugina non mi è così solidale come sembra..."... Perchè le avvisaglie di quel che le è successo, a veder da fuori, c'erano tutte.

Quella bestia schifosa dello zio l'aveva già insidiata in precedenza, e aveva anche avuto problemi con questa cugina dalla quale era strettamente dipendente, a quanto pare, il giorno prima della sua scomparsa. E' vero, un litigio tra ragazze, tra amiche, tra cugine può capitare. Però per logica se un litigio avviene ciò è sintomo di disaccordo, e il disaccordo spesso e volentieri non nasce da un momento all'altro. Ci saranno state in precedenza altre questioni fra loro, altre tensioni, momenti di nervosismo causati magari da un disagio di Sara nei confronti di un qualcosa che ha tentato di comunicare alla cugina la quale, anzichè aiutarla e sostenerla, a vedere i risultati ha ben pensato o di ignorare o peggio di aumentare con la sua indifferenza e con il suo appoggio, volontario o meno, ciò che di peggio può subire una ragazzina di quell'età: la perversa fissazione di uno zio nei confronti di una nipote.

Immagino anche che questa ragazza, Sabrina, essendo stato il padre al centro della vicenda si sia trovata a sua volta in una situazione non facile, però... Però... Come ha potuto, come ha potuto fare una cosa del genere? Proprio quest'oggi si è saputo che ha partecipato all'omicidio, che è stata lei a tenere ferma Sara mentre lui la uccideva... E mentre lui, suo padre, abusava, da morta, di Sara Sabrina dov'era? AstaghfiruLlah, Dio ci perdoni, che schifo, che orrore... Che demoniache, perverse e senza Dio azioni...

Questi, questi astaghfiruLlah sono i risultati di un mondo senza regole, senza valori, senza religione, senza sottomissione all'Altissimo.

Credete forse che questo essere immondo dello zio con la sua immonda figlia abbiamo avuto timore nel cuore verso il Creatore mentre compivano queste azioni? O stavano semplicemnte ascoltando il sussurro di Satana in quel frangente? Perchè sì, cari lettori, il sussurro di Satana non lo senti con le orecchie, ma lo senti con le membra, lo senti attraverso l'incapacità di mostrare empatia e compassione nonchè amore puramente parentale per una ragazzina, lo senti attraverso il non essere in grado reprimere gli istinti immondi, lesionisti ed autolesionisti, attraverso la mancanza dell'ovvio, naturale e Umano, nel nobile senso del termine, impulso di bloccare ancor prima che si palesi un malato desiderio criminale e violento.

Solo persone senza Dio possono commettere azioni simili. Solo persone senza Dio.

Solo la sottomissione alla Volontà dell'Altissimo salverà il genere umano dalla putrefazione dell'anima.

Salvatevi, e salvate i vostri figli.

Sara, fermata la cugina

04 ottobre 2010

European muslim network, "Contro i matrimoni forzati".

"Nessuna costrizione matrimoniale potrà mai essere giustificata come derivante dall'islam. La tragedia avvenuta ieri a Modena sembra configurarsi drammaticamente nell'ambito di consuetudini purtroppo ancora presenti in molti paesi del mondo e radicate nel sentire di taluni musulmani.

La più pura e corretta Tradizione musulmana ci riferisce la netta condanna di questa pratica tribale da parte del Profeta Muhammad e la giurisprudenza islamica, dal canto suo, ha stabilito che la libera scelta dei nubendi fosse condizione ineludibile, fondante la legittimità del matrimonio.

Per opporsi ad una pratica inumana e antislamica l'EMN (European muslim network) ha lanciato, fin dal 2007, una campagna di sensibilizzazione verso quelle aree culturali potenzialmente più esposte al fenomeno, campagna che l'UCOII ha fatto sua e inserita nel programma della nuova direzione eletta nel marzo di quest'anno. Ci auguriamo che il violento riproporsi di questa, che non esitiamo a definire una vera piaga culturale producente sanguinose conseguenze, possa muovere le associazioni dei musulmani presenti sul territorio nazionale ad una maggiore attenzione e attività per prevenire ed eliminare infine siffatti tragici accadimenti."

Patrizia Khadija Dal Monte, vice presidente UCOII
Responsabile italiana della Campagna Europea "Contro i matrimoni forzati"

02 ottobre 2010

Maria figlia di Imran (madre di Gesù, su di loro la pace).

"Maria è la "First lady", la migliore fra tutte le donne. At-Tabarani ha riportato da Jabir che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) ha detto:

"Le leaders, dopo Maria figlia di Imran, fra le donne del Paradiso saranno Fatima, Khadija ed Asiya, la moglie del Faraone".

La ragione per la quale Maria è considerata essere la migliore fra tutte le donne è chiaramente affermata nel Corano:

"E quando gli angeli dissero: “In verità, o Maria, Allah ti ha eletta; ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo".
(Sura Al Imran, 42)

Come non potrebbe essere la migliore delle donne quando Allah l'Onnipotente ha chiaramente affermato:

"L'accolse il suo Signore di accoglienza bella, e la fece crescere della migliore crescita. L'affidò a Zaccaria e ogni volta che egli entrava nel santuario trovava cibo presso di lei. Disse: “O Maria, da dove proviene questo?”. Disse: “Da parte di Allah”. In verità Allah dà a chi vuole senza contare".
(Sura Al Imran, 37)

Queste quattro donne sono bellissimi esempi di perfette, virtuose donne. Maria figlia di Imran è lodata da Allah nel Corano:

"E Maria, figlia di Imrân, che conservò la sua verginità; insufflammo in lei del Nostro Spirito. Attestò la veridicità delle Parole del suo Signore e dei Suoi Libri e fu una delle devote".
(Sura Al Tahrim, 12)

Tratto da un articolo del Dr. Umar S. Al-Ashqar professore di Sha'ria - Università della Giordania.

30 settembre 2010

Ihsan s.r.l., prodotti halal per l'Italia.

Una società che proprio ci voleva, alhamduliLlah. Dal loro sito:

"IHSAN, acronimo di International Halal Services Agency Network, è un ente di certificazione italiano creato sulla base delle esperienze maturate all'interno del Centro di Cultura Islamica di Bologna.

I fondatori di IHSAN, infatti, hanno maturato negli anni passati una significativa esperienza in materia di certificazione Halal per conto della Moschea di Bologna provvedendo al controllo sia delle aziende che creavano e distribuivano prodotti Halal sia dei macelli che abbattevano gli animali secondo il rito islamico.

Via via che le richieste di certificazione sono aumentate il Centro di Cultura si è reso conto che l'attività esercitata fino ad allora su base volontaria e provvisoria doveva essere effettuata in maniera più stabile e professionale. A tale scopo ha favorito la creazione di un ente apposito, quale appunto IHSAN, che fosse incaricato di effettuare i necessari controlli e rilasciare le conseguenti certificazioni. IHSAN continua dunque ad operare con l'approvazione e la supervisione del Centro di Cultura Islamica che si rende conto della necessità di un ente a ciò preposto.

All'interno di IHSAN, e per suo conto, operano infatti tecnici e professionisti al fine di assicurare alle aziende, nel migliore dei modi, il servizio di certificazione da loro richiesto. Gli stessi soggetti assicurano inoltre alla comunità musulmana e non, il rispetto delle regole previste dalla giurisprudenza islamica.

A tal fine l'ente certificatore si avvale della consulenza di esperti di Sharia (la legge islamica), di tecnici specializzati in materie chimico-alimentari, di tecnici responsabili del controllo di produzione e di ogni altro professionista necessario al raggiungimento di un corretto iter certificatorio."

"REFERENTI

Daniele Mohammad Parracino (Abu Omar)
(Responsabile commerciale)

Di origine italiana 11 anni fa torna all'Islam e da sempre collabora attivamente all'interno del Direttivo del Centro di Cultura Islamica di Bologna nel quale riveste la carica di Vice Presidente.
All'interno delle attività svolte per il Centro si è anche occupato, per anni, per conto dello stesso, della certificazione Halal relativamente alla macellazione ed ai prodotti derivati. Ha poi fondato IHSAN, con il patrocinio del Centro medesimo, per continuare professionalmente l'attività suddetta ed all'interno dell'ente riveste la carica di legale rappresentante e responsabile commerciale.

Hagi Ali Ibrahim
(Responsabile settore macellazione)

Di origine libica e residente a Bologna ha collaborato a lungo con il Centro di Cultura Islamica nell'attività di certificazione Halal con particolare riferimento al settore della macellazione. Ha contribuito alla fondazione di IHSAN di cui è tuttora socio e nel quale collabora con la funzione di responsabile per il settore macellazione.

D.ssa Chiara Cacciari
Responsabile ispezioni aziendali, certificazioni e analisi chimiche (auditor responsabile)

Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche presso l'Università degli studi di Bologna, ed in Farmacia presso l'Università di Ferrara, si occupa della stesura delle procedure operative e delle ispezioni presso le aziende certificate, con le quali collabora a stretto contatto con il controllo qualità interno al fine di trovare le soluzioni ideali alle eventuali azioni correttive, necessarie per creare le condizioni adeguate alla produzione, al confezionamento ed allo stoccaggio dei prodotti in attesa di certificazione Halal.
E' inoltre responsabile dei rapporti con i laboratori di analisi chimiche, collaborando con il personale al fine di individuare le tecniche analitiche più idonee per la determinazione di sostanze che non sono considerate lecite dalla legge islamica (Haram)."

Per certificazioni e/o informazioni:

Tel 051.224156 - Fax 051.223579

oppure

scrivete loro direttamente una mail compilando il

form

Allah swt ricompensi tutti coloro che aiutano e sostengono la ummah. Amin.

24 settembre 2010

Teresa... E Sakineh.

"PENA DI MORTE IN USA: ESEGUITA LA CONDANNA DI TERESA LEWIS

Teresa Lewis, la donna di 41 anni disabile mentale, è stata uccisa intorno alle 3.13 ora italiana da un’iniezione letale nel ‘braccio della morte’ del Greensville correctional center. Lo ha reso noto il portavoce del carcere Larry Traylor parlando con i giornalisti.
Teresa, ha riferito Traylor, e’ deceduta alle 21:13 di ieri ora locale (le 3:13 di oggi in Italia). L’esecuzione si e’ conclusa senza alcuna complicazione. Prima di ricevere l’iniezione, la Lewis ha chiesto se la figlia fosse presente. ”Quindi – ha spiegato il portavoce del carcere – ha detto di amarla e di essere molto dispiaciuta per lei”.
”Quando e’ entrata nella stanza – ha raccontato uno dei quattro giornalisti che hanno assistito all’esecuzione – ha alzato gli occhi, guardandosi intorno, terrorizzata. Alcuni ufficiali hanno cercato di calmarla accarezzandole le spalle. Quindi ha parlato della figlia Kathy”. Come ultimo pasto, ha riferito il portavoce del carcere, la Lewis ha chiesto pollo fritto, piselli al burro e torta alle mele.
Solo un miracolo poteva salvare la vita a Teresa Lewis. Dopo il governatore della Virginia, anche la Corte Suprema aveva negato giovedì la grazia a questa disabile mentale di 41 anni, condannata a morte sette anni fa con l’accusa di aver organizzato l’omicidio del figliastro e del marito. Solo su internet si lottava ancora per salvarle la vita, fino all’ultimo. Alla Corte Suprema, a suo favore hanno votato solo due giudici, Sonya Sotomayor e Ruth Bader Ginsburg. Contro gli altri sette.
Una brutta storia che si è conclusa negli States, in un clima di sostanziale indifferenza. Il suo caso è stato rilanciato mercoledì dalle parole di Ahmadinejad, che ha voluto paragonare la sua vicenda a quella di Sakineh. Tuttavia, il dibattito s’e’ spento immediatamente. Giovedì il New York Times ha dedicato la sua prima pagina ai tanti problemi di Obama, tra i gay in divisa e l’economia che non tira. E lo stesso Washington Post, ha parlato di Teresa nelle pagine dedicate alla cronaca locale. Su internet pero’ si è lottato fino all’ultimo per salvarla.
Oltre agli appelli di Amnesty International, in tanti hanno cercato di mettere pressione sul governatore Bob McDonnell e convincerlo a cambiare idea. E’ nato un sito web ‘saveteresalewis.org’, in cui si ripercorre tutta la storia di questa donna con gravi disturbi mentali che un malaugurato giorno, all’eta’ di 33 anni, venne circuita da due criminali in un supermercato vicino casa. Uno di loro racconto’ al processo che lei era esattamente la persona che stava cercando: ”Era una donna brutta e scema che aveva sposato un uomo solo per i soldi e che potevo facilmente convincere a fare per me tutto cio’ che volevo”. E cosi’ ando’.
Matthew Shallenberger, che all’epoca aveva 21 anni, divento’ in poco tempo il suo amante. Lei perse la testa: lo copriva di regali e di soldi. Una volte gli mando’ perfino un mazzo di rose. Matthew allora gli propose il suo disegno criminale: uccidere il marito e il figliastro, impossessarsi della casa e dei soldi dell’assicurazione sulla vita e vivere insieme per il resto dei suoi giorni. Cosi’, la sera del 30 ottobre del 2002, Teresa lascio’ aperta la porta di casa. Matthew e un suo complice poterono quindi entrare e uccidere a colpi di pistola i due uomini. Dopo l’arrivo dei poliziotti, Teresa crollo’ immediatamente e confesso’ tutto. Alla fine, i giudici di primo e secondo grado la condannarono a morte definendola ”la testa del serpente”, la mandante del crimine. Ai due esecutori materiali, l’ergastolo. Uno dei due, proprio Shallenberger, una volta in carcere, scagiono’ Teresa, confessando di essere stato lui a circuirla. Ma poco dopo si suicido’ e le sue dichiarazioni non furono accettate dalla Corte d’Appello.
Cosi’ Teresa Lewis, una donna che tutti i test clinici definiscono una disabile mentale, è stata condannata a morte. Nel sito che chiede la sua salvezza, e’ possibile vedere un video, davvero toccante, in cui scorrono alcune foto dell’infanzia di Teresa e sullo sfondo la si sente cantare da dentro le sbarre ‘I need a miracle’, un gospel famosissimo, il suo preferito. Un miracolo, l’unica cosa di cui avrebbe avuto bisogno lei."

"AHMADINEJAD: «NESSUNA SENTENZA CONTRO SAKINEH»

Secondo il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non c'è nessuna sentenza di morte per lapidazione contro Sakineh-Mohammad Ashtiani, la donna iraniana accusata di adulterio e complicità nell'omicidio del marito. Le dichiarazioni di Ahmadinejad, tratte da un'intervista che andrà in onda oggi sulla rete americana ABC, sono state citate dal quotidiano israeliano Haaretz. "Qualcuno ha sparso a questo proposito notizie false in Germania, che hanno portato a tutte le agitazioni verso l'Iran", ha detto il presidente iraniano nell'intervista. La massima carica politica della Repubblica islamica ha così contraddetto quelle fonti ufficiali che in precedenza avevano ammesso che contro la donna era stata emessa una sentenza, attualmente sotto revisione. Ahmadinejad, che si trova a New York per l'annuale Assemblea Generale dell'ONU, ha inoltre aggiunto che se anche la donna fosse giudicata colpevole, avrebbe comunque la possibilità di presentare appello per quattro volte."

Niente appelli internazionali, niente gigantografie, niente magliette, niente ministeri delle pari opportunità che sposassero la sua causa.
Shhttt... Anche adesso, continuiamo a non parlare di Teresa, ormai è morta. Non serve più. In fin dei conti era solo una disabile mentale, non musulmana, passabile di innocenza, non un simbolo, non residente in uno stato "canaglia". E' morta? Chi se ne frega, mica aveva il velo in testa... Lo avesse almeno avuto, ci sarebbe stato il motivo per difenderla, dato che sarebbe stata una povera sottomessa. Non lo aveva? Peggio per lei, che crepi, no?

Ai posteri, l'ardua coscienza.